sabato 26 dicembre 2015

Amsterdam di Ian McEwan

Dimenticatevi Amsterdam e godetevi il racconto!
Ho acquistato questo libro di Ian McEwan perché consigliato a chi volesse leggere letteratura ambientata ad Amsterdam. Di Amsterdam si parla per dieci righe alla fine, quindi, vi assicuro che sono altri i motivi per cui avvicinarsi a questo libro. Nonostante io abbia atteso Amsterdam per tutto il tempo questo autore (è il primo lavoro che leggo) e questa storia mi hanno conquistata fin dalle prime pagine. Lo stile narrativo è accattivante, i personaggi sono curiosi e il finale lo si capisce solo alla fine, che è cosa rara.
Ian McEwan descrive in maniera sublime la nascita di una sinfonia dalla mente di uno dei protagonisti del romanzo, Clive, io non sono un'intenditrice, né particolarmente appassionata di musica, ma in questo modo di raccontare mi sono sentita veramente .
L'altro protagonista è un direttore di giornale, Vernon e anche qui l'autore riesce a portarci nel suo ufficio, nei meccanismi editoriali con abile maestria.
Leggerò presto altro dello scrittore inglese perché mi ha conquistato!

Con la critica alla sua generazione:

Eccola qui la mia generazione. Che energia, che fortuna. Nutriti negli anni di assestamento post bellico a suon di latte e di zuppa passata dallo stato, poi mantenuti dalla timida, innocente prosperità dei genitori, avevano raggiunto la maggiore età con un lavoro in tasca, nuove prospettive universitarie, buoni libri in edizione economica; l'età d'oro del rock and roll, degli ideali a portata di tutti. Quando la scala incominciò a cedere, quando lo Stato smise si fare la balia e diventò severe come un'istitutrice, loro si erano già messi al riparo, si erano irrobustiti, per dedicarsi a varie imprese: orientare gusti, opinioni, fortune.

Con la musica:

“Era solo un passaggio di collegamento al finale; ciò che lo affascinava era la promessa, la voglia, - lo immaginava come un'antica rampa di scale consumata che spariva alla vista in una curva dolce, - l'anelito a salire sempre più in alto fino ad arrivare, grazie a un dilatato mutamento, alla tonalità originale e poi, tra una profusione di note in caduta libera come particelle di nebbia in dissolvenza, a una frase conclusiva, un commiato, una melodia riconoscibile di struggente bellezza, in grado di trascendere il suo anacronismo, di sembrare al tempo stesso in lutto per la morte del secolo, per la sua insensata crudeltà, e in festa per la celebrazione del suo luminoso genio. ”

E con altre parole pungenti o comunque reali:

Ma Molly aveva fatto proprio così, e i medici l'avevano mandata a fare gli esami. Sapevano accompagnare il declino, non prevenirlo.

Si sentiva la semplice somma di tutte le persone che gli avevano dato ascolto, ma in loro assenza, non era più nessuno.

E di Amsterdam, davvero poche righe ma me le trascrivo sempre in attesa di abbinare tante belle fotografie:

“Mentre attraversava il ponte gli capitò di pensare che città tranquilla e civile fosse Amsterdam. Fece un'ampia deviazione a ovest per poter passeggiare sulla Brouwersgracht. Dopo tutto, la valigia era molto leggera. Che conforto procedere su strade attraversate da vie d'acqua. Un posto così tollerante e aperto, così maturo: le splendide rimesse in legno e mattoni trasformate in appartamenti eleganti, i piccoli ponti cari a Van Gogh, gli arredi urbani discreti, e tutti quegli olandesi dall'aria disponibile e intelligente in giro in bicicletta con i bambini seduti dietro. Persino i bottegai parevano professori, e gli spazzini, jazzisti. Non doveva essere mai esistita una città più razionale di Amsterdam.”

“Si fermò su un angolo a respirare l'aria mite di Amsterdam che sembrava odorare sempre un poco di sigaro e di salsa rubra.”

“Stavano risalendo la Brouwersgracht a passo d'uomo. Che bella strada, tutta così ordinata. Sull'angolo c'era un piccolo caffè elegante, probabile punto di vendita di droga.
- Ah, - sospirò infine George. - Questi olandesi con le loro leggi piene di buon senso.
- Infatti, - disse Garmony. - Quando si parla di buon senso, qui tendono proprio a esagerare.”




Titolo originale: Amsterdam (1998), traduzione di Susanna Basso







2 commenti:

  1. Che bella recensione, fa decisamente venir voglia di leggerlo! Io adoro McEwan ma non ho letto tutto, e questo è tra quelli che mi mancano (ancora per poco mi sa!). Di lui ti consiglio anche Miele, io ammetto di aver pianto sulle ultime pagine..

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    1. Grazie Cri! Accetto volentieri il tuo consiglio e metto Miele nella mia lista!

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