lunedì 6 settembre 2010

Giornalisti


Chissà se finora si è capito il mio astio nei confronti della categoria dei giornalisti.
Evitando di generalizzare vorrei esprimere il mio parere prendendo spunto da un articolo letto su "Vanity Fair" nell'ormai lontano agosto.
In questo articolo un giornalista di nome Stephen Moss intervista un personaggio, Julian Assange, che ha denunciato con il suo sito, Wikileaks, una serie incredibile di scoperte di malaffare degli Stati Uniti soprattutto riguardo alle guerre (ah!scusate, missioni di pace) in Afganisthan e Iraq.
Questo personaggio nella sua intervista critica aspramente i giornalisti per la loro mancanza di ricerca della verità, per il fatto che si mettano poco in gioco e prende come esempio il dato che indica che dal 1944 ad oggi sono stati uccisi solo 1.000 giornalisti rispetto ai poliziotti che muoiono per il loro lavoro, per fare un confronto. Secondo lui questo dato dimostra che i giornalisti si nascondono spesso dietro la fonte, lasciando che sia quella a finire nei guai, o altrimenti non indagano abbastanza e non vanno abbastanza in profondità da dar fastidio a qualcuno (e per questo venire uccisi...).

L'intervistatore è evidentemente infastidito dai commenti contro la sua categoria di Assange e conclude in questo modo l'articolo: "Non ho tempo di ribattergli, sta già sorseggiando un calice di vino bianco, è arrivato il cameriere a prendere l'ordinazione. Solo una cosa vorrei dirgli: il numero dei giornalisti uccisi dal 1944 a oggi è molto più vicino ai duemila che ai mille. E l'accuratezza è tutto, nel nuovo mondo dei media.(riprendendo un rimprovero di Assange)"

Ho verificato la notizia su internet, non ho trovato il numero esatto di giornalisti uccisi ma ho letto che si avvicinano a duemila. Forse questo giornalista ha letto la mia stessa fonte e non è voluto, appunto, andare a fondo.
Se voleva essere così preciso come rimprovera (non direttamente, ma in una nota finale del pezzo che non potrà essere controbattuta) al suo intervistato, doveva mettere il numero esatto.

Questo episodio racchiude il mio pensiero sui giornalisti.

4 commenti:

  1. Dopo anni e anni di ricerche ho ritrovato un settimanale degno di questo nome. Hanno chiuso testate giornalistiche come Epoca, l'Europeo e sui quotidiani la libertà di espressione e di confronto è messa a dura prova continuamente. La rivista che aspetto di trovare in edicola il venerdì pomeriggio si chiama Internazionale, con il meglio dei giornali da tutto il mondo, da El Pais, The Guardian, Die Zeit, Newsweek, The New Yorker, commenti sulla realtà italiana fatti da giornalisti stranieri che vivono e lavorano in Italia da più di 10 anni. Le voci di giornalisti russi che in patria non possono lavorare liberamente, il taglio di un commento politico sulla guerra in Iraq che sui quotidiani ufficiali non troverai mai. Qualcuno si ricorda dove si trova la Cecenia e cosa sta accadendo ancora oggi da quelle parti? Dal clima all'alimentazione, dai diritti civili e dal lavoro delle ong ai dibattiti scientifici tutte le problematiche attuali vengono sviscerate. Posso non essere d'accordo con una posizione od un pensiero ma l'importante è conoscere i fatti così come si sono manifestati e questo giornale mi aiuta nel dar forma ad un'opinione. Con Internet cerco di approfondire, con Rai Tre news d'informarmi. Provalo e sarei felice di sapere cosa ne pensi. Rimarrai stupita suppongo! Ho trovato pochi anni fa un dischetto con registrati tutti gli articoli dei primi dieci anni, dalla sua pubblicazione avvenuta nel 1993, non mi sembrava possibile. Mi trovavo ad una fiera del libro proposta dalle case editrici minori, quelle sconosciute che sopravvivono a stento come Iperborea che mi ha fatto conoscere la letteratura scandinava. Questo per dirti che se ti guardi attorno trovi ancora chi scrive e commenta senza essere fazioso. Certo è che su certe riviste patinate dove la pubblicità riempe metà degli spazi non puoi pretendere che ci scrivano giornalisti della razza della Fallaci sempre che ce ne siano ancora di viventi al mondo. perfino la giornalista Maria Latella ha reso maggior giustizia alla notizia di questo fantastico uomo che con la sua organizzazione rivela documenti segreti sulla guerra in Iraq, e non solo, di come si proteggano i suoi finanziatori per non farsi scoprire e tassare gli aiuti economici che riceve la Fondazione che lo sostiene. La sede è in Germania ma ricevono aiuti da ogni parte del mondo anche dagli U.S.A. e con uno stratagemma hanno frammentato tutti gli investimenti economici senza poter risalire ai nomi dei sostenitori. Immagina legalmente e penalmente quante denuncie riceverebbero. Cercherò l'articolo che ho letto per darti altri ragguagli se ti interessa. Buona giornata!

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  2. Ti dico solo una cosa... non compro giornali o riviste per scelta e ho abbandonato l'idea del patentino.
    Non è un mondo che fa per me.

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  3. Ci sono anche giornalisti come Riccardo Iacona, Massimo Gramellini, Rosaria Capacchione e tanti altri. Per non parlare chi ci ha rimesso la vita come Giancarlo Siani e Beppe Fava.

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  4. Tiziana, sull'internazionale ci sono anche buone notizie?
    Altrimenti non lo compro...


    Certo Artemisia. Ci mancherebbe. Si tratta di guardare il lato positivo e cercare sempre le buone notizie.
    Ma questo, a volte, non mi impedisce di indignarmi.

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