venerdì 17 settembre 2010

Ma come cresci in fretta!

Chissà quante volte l'hanno detta ai vostri figli questa frase e, magari, qualche volta, anche voi, l'avete utilizzata per i figli di altri.

Ed è vero.

Quindi noi diventiamo (quasi) matte, rischiamo di rovinarci la vita, a volte perdiamo un marito, altre volte è lui a perdere noi, spesso rischiamo la nostra salute per...quei pochissimi anni che passano così in fretta?

I figli, probabilmente, hanno bisogno dei loro genitori per tutta la vita, magari a piccolissime dosi, magari solo quando vogliono loro ma sapere di avere un genitore a disposizione (solo se chiamato in causa) è una cosa che fa stare meglio.

Ma i figli dipendono veramente da noi per pochissimo tempo. Le mie figlie già a 4/5 anni si facevano la doccia da sole, a 6 anni mia figlia ha preparato una pastasciutta (tranquille, la madre snaturata è arriva prima di scolarla...), hanno imparato presto a vestirsi, pettinarsi, etc.etc. (solo nel fare i compiti non si sono ancora svezzate)

Questo per dire che il tempo in cui dobbiamo ridimensionare gli impegni è veramente poco.
E non è detto che prendendosi una pausa per fare i genitori poi si esca completamente dal gioco.
Quindi se il lavoro ci piace, ci serve o altro, possiamo sempre tagliare il resto.
Perché non divertirsi con i figli e la famiglia?

Poi quando crescono rimpiangeremo il tempo sprecato a fare altro. Invece il resto ci sarà sempre. E ci sarà tutto il tempo per farlo e anche per farlo bene.

Sgridare i figli perché sporcano? Quando sarete sole, la casa sarà pulitissima. 

Tutto va fatto con misura, con calma e anche un poco di rassegnazione. Quel sano "lasciar correre", quella straordinaria capacità di osservare dall'esterno, per rendersi conto che forse non è il caso di prendersela così tanto, che possiamo rimandare a domani, che possiamo smettere di fare quello che stiamo facendo perché i nostri figli, in quel momento, hanno veramente bisogno di noi.

4 commenti:

  1. Quando è nata mia figlia ho iniziato il conto alla rovescia: sapevo che i primi dieci anni sarebbero stati vitali per entrambe per imparare a conoscerci e pur lavorando non ho mai smesso di essere madre. Per i primi cinque anni ho imparato a capire i suoi bisogni primari e poi a veder diversificare le sue necessità e richieste sempre più. L'entusiasmo nei suoi occhi quando ha preparato con me il suo primo dolce, quando ci siamo impiastricciate le mani, lei pure i piedi, per lasciare su enormi fogli di carta distesi a terra le nostre impronte. L'ordine non era certo un'esigenza primaria, la lasciavo giocare e maneggiare ogni tipo di colore, materiale o libro. Si è divertita a maneggiare gomitoli fino a quando non mi ha chiesto di imparare ad usare l'uncinetto ed ha creato delle copertine sbilenche e dai colori vivaci per i suoi animali-amici di pezza. Durante lo svezzamento e quando i primi denti facevano la loro comparsa le ho fatto usare le mani per assaggiare i vari cibi ed oggi posso dire che è una delle poche bambine che mangia di tutto con gusto, compresa la verdura e la frutta, i minestroni e le varie minestre di farro od orzo che si preparano nel centro Italia, deliziose e nutrienti. Il tatto è uno dei sensi che per i cuccioli umani ha un'importanza rilevante e che spesso viene esiliato per avere la casa pulita ed in ordine. Si devono crescere dei figli non dei manichini da vetrina e per quanto possa sembrare ed essere stancante si impara con loro ad usare tutti e cinque i sensi, ad affinarli. D'estate od in autunno riscoprire i suoni della natura percepiti e sottolineati, ascoltare la musica che li riproduce e riascoltarli interpretati, leggere e parlare di Pippo o di Rosaspina, delle leggende celtiche o di quelle greche, di streghette o di cartone e colla per fare cornici e decorarle con i fiori secchi ed i brillantini. Con lei ho riletto un libro stupendo di Italo Calvino - Fiabe italiane - edito da Einaudi ed ancora ho riso a crepapele rivedendo Asterix ed Obelix, Tom e Jerry. Ora sta cominciando ad interessarsi anche a film più complessi che ho nella mia videoteca, sono una cinefila appassionata, ed entrambe amiamo il cinema francese. La cena dei cretini o Giù al nord sono titoli che consiglio per ritrovare il buonumore, come pure La volpe e la bambina, una storia toccante di un'amicizia tra una bambina ed un animale solitamente restio ad avere contatti con gli umani. So che sta diventando sempre più indipendente e che un giorno le nostre strade si separeranno come è giusto che sia, tuttavia lei sa già che potrà contare sempre su di me ed imparare ad essere madre è una magnifica avventura che si rinnova ogni giorno e mai la stanchezza potrà affievolire l'entusiasmo. Peccato che non sia riuscita a condividerla pienamente con il padre, spaventato ed intimorito da questo nuovo ruolo, troppo attaccato ad un Sè che aveva necessità di tempi e spazi non condivisibili. Io non rimpiango nulla e se per leggere un quotidiano ho dovuto ritagliarmi uno spazio alle 01.00 di notte, chiusa in bagno, quello che ho visto, sentito, provato valeva tutti i libri ed i giornali, le notizie ed i film di questo mondo, peraltro ora condivisi con lei. Inoltre sono nata nell'era dei videoregistratori ed i libri sono sempre lì che mi aspettano per essere letti. Hai ragione quando dici che c'è sempre tempo per mettere in ordine la casa e che la vita insieme ai propri figli non può essere imprigionata dentro le mura di regole o manie da supermamma o da supercasalinga. Un conto è insegnargli le norme igieniche, diverso è il discorso di rendergli asettica l'esistenza.

    RispondiElimina
  2. Ciao cara, ti seguo da un alcuni mesi.
    Con il post di oggi mi hai ricordato un alunno che a sei anni preparava il pranzo al padre, separato, che per sbarcare il lunario faceva tre lavori e si alzava alle tre di notte. Preparava il sugo, la pasta e le PATATINE FRITTE! Io di notte sognavo che andava a fuoco la casa. Ma fortunatamente non è mai successo nulla.
    Ieri ti chiedevi come mai le donne prima fossero più colorate. Questa domanda me la sono posta già da un po'. Ti fanno credere che il nero è più elegante, smagrisce e balle varie. Un giorno sono rimasta impressionata dai ragazzi delle medie che uscivano da scuola: era un'unica macchia di nero.
    Un ragazzo africano dice che lui ha faticato moltissimo alla nostra assenza di colori.
    Se i colori rendono più allegri, perchè gli stilisti ci vogliono tristi?

    RispondiElimina
  3. Ciao Speranza, piacere di conoscerti!

    Mi sa che ci vogliono tutti uguali...Perché se noti anche quando c'è il colore è uguale per tutti, uno o due al massimo per anno.

    RispondiElimina
  4. e' molto dolce questo post.... ed ho rivisto il rapporto tra me e mia madre....

    anche se per mia madre non siamo mai cresciute... continua a chiamarci le mie bambine.... poi la gente si gira e vede me e mia sorella due marcantonie :-)

    RispondiElimina

Iscriviti per ricevere la risposta.