martedì 21 settembre 2010

Parte 2/4: L'Italia Multietnica


Questo libro fa riflettere soprattutto chi, come me, non ha contatti diretti con la realtà dell'immigrazione.
In effetti non ho amicizie straniere. E mi dispiace.
Purtroppo le mie figlie non hanno ancora avuto compagni immigrati e quindi non ho avuto modo di conoscere. 
E questa secondo me la mancanza maggiore del nostro stile di vita: non abbiamo tempo di conoscerci.
E quindi ci ignoriamo, presi ognuno dalla propria vita.

Questo libro sostiene in particolare una tesi a me cara: l'importanza dei media sull'opinione della gente.
Infatti l'autore colpevolizza i mezzi di "informazione" considerandoli causa e/o complici del razzismo dilagante.
"La sensazione che tra la realtà raccontata dai media e la vita reale del paese ci sia una distanza spesso siderale. Solo che l'opinione pubblica nel villaggio globale si costruisce attraverso i mass media."

Condivisibile anche l'idea che oggi il razzismo sia più di tipo economico, verso il povero, qualunque sia il colore della sua pelle.

E le storie raccontate ispirano fiducia, comprensione e empatia verso chi parla. Questo vorrei leggere ogni giorno sui giornali. Storie di vita vera, di gente vera che vuole stare bene in Italia, non sempre e solo storie di delinquenza.

"Io devo lavorare perché devo vivere e allora la prima cosa di cui ho bisogno sono i soldi, prima della sicurezza e del contratto. Questo i datori di lavoro lo sanno benissimo e perciò ti sfruttano."

"E' un lavoro duro. Uno di quelli che gli italiani non fanno più. Ma è un lavoro che serve a tutti."

"Il disprezzo e l'intolleranza nei confronti degli immigrati nasce soprattutto ascoltando la televisione o leggendo i giornali, la gente è portata a generalizzare. Ed è strano perché capita anche a me. E' una sensazione di schizofrenia".


4 commenti:

  1. Hai ragione riguardo ai media. Alla TV, soprattutto al telegiornale, ti parlano solo dell'immigrato che delinque, perchè è quello che fa notizia. Nessuno ti parla di tutta quella massa silenziosa e onesta che lavora, che ci aiuta, che sostiene anche la nostra economia.
    Ho molte amicizie straniere, alcune più superficiali, altre più profonde... e sono molto felice che le migliori amiche di mia figlia siano una indiana e l'altra senegalese. E' una ricchezza, uno stimolo. Marta non si accorge nemmeno che fra lei e le sue amiche c'è una differenza di colori... ma che importanza ha????
    Un bacio
    Francesca
    P.S. Hai visto che non sono sparita???

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  2. Grazie per avermi subito rincuorato...

    Che bello avere amicizie straniere...uffa io non ci riesco.
    Settimana scorsa c'era una signora penso indiana con un vestito meraviglioso e due bambine piccole...avrei voluto avvicinarmi e "attaccare bottone" anche solo dicendo "Che vestito bellissimo!" ma mi vergognavo...Di cosa poi?
    Non so...Mi sembrava di essere invadente, non riesco a spiegarmi...Ma ho deciso che sono altre le cose per cui vergognarsi...Devo essere più intraprendente!

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  3. Sono daccordo con il tuo post. Io ho alcuni amici non solo stranieri, ma proprio africani, Senegal, Costa d'avorio...
    però non basta pensare siamo tutti uguali, perchè se è vero, come umanità in generale, è anche questo un pericolo discriminatorio, perchè si tende a valutare tutto con il nostro metro, mentre in molte culture diverse dalla nostra esistono aspetti talmente differenti, che dobbiamo desiderare conoscere ed accogliere per poter comprendere, altrimenti anche tra amici anche quando , come in tutte le amicizie, si vuole dre ascolto o aiuto, non si riesce a farlo.
    Non so se mi sono spiegata, magari un giorno dedicherò un post a questa cosa.
    StefiB

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  4. Adoro quando apro la posta e trovo una lista di messaggi di Stefi...
    Ma quindi sono io l'unica Asociale?

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