lunedì 17 gennaio 2011

Ma Che Davvero? Un'intervista...discussa

[foto di Wonder]

Wonderland non ha bisogno di presentazioni, né introduzioni. Il suo blog Ma Che Davvero? ha migliaia di lettori e recentemente ha anche pubblicato un libro "Quello che le mamme non dicono" e scritto per Vanity Fair.
Un curriculum di tutto rispetto, quindi.
Ma c'era qualcosa che non capivo, avevo bisogno di approfondire alcune sue idee, alcuni suoi pensieri e allora ho pensato di chiederle quest' intervista, un po' discussa, per cercare un punto di incontro tra il mio mondo un po' bucolico e il suo così moderno.

Ed ecco quello che ci racconta Wonderland.

Hai affermato che i 27 anni sono i nuovi 18 per quanto riguarda l'avere un figlio. Con onestà hai anche detto che non si tratta solo del lavoro precario ma anche di una sorta di fuga dalle responsabilità. Mi spieghi meglio questo concetto?


Credo siano strettamente legate: la precarietà in cui viviamo ci impedisce un'indipendenza e quindi uno spazio di manovra e una costruzione di noi stessi che inizi prima dei 26-27 anni, momento in cui finalmente riusciamo ad emanciparci grazie a qualche co.co.pro. decente. Come fai a sentirti tanto sicura da mettere al mondo una vita, se a malapena conosci la tua e sai dove vuoi andare, cosa vuoi fare, non hai avuto tempo per mirare ai tuoi obiettivi, i coetanei pensano ancora a "cavoleggiare" (per essere fine) e in fondo ti stai godendo il tuo primo vero momento di totale libertà? Io a 27 anni non mi sentivo definita come persona, ero appena uscita di casa e dovevo ancora misurarmi con tutta una serie di variabili e di realtà prima di sentire il bisogno di fare un figlio. Non si tratta di una fuga dalle responsabilità, è piuttosto la speranza di dare a un figlio una madre che poggi i piedi su qualcosa, che abbia delle certezze non dico materiali ma almeno emotive e personali. Quindi forse rimandare la responsabilità di una famiglia per poter avere il lusso di prendersi prima quella di sé stessi.



Hai anche sostenuto che vivere in città contribuisce a tutto questo? Perché secondo te una persona giovane decide di vivere in città? Perché spesso non viene neanche presa in considerazione la possibilità di spostarsi in luoghi più a misura d'uomo?


Io a Roma ci sono nata, e fin ora non ho mai avuto motivi per spostarmi. Dipende anche dal lavoro che vuoi fare e a che livello: in provincia, semplicemente, alcune occasioni mancano. Ce ne sono altre di tutto rispetto ma, ancora, è questione di scelte di vita. E' chiaro che, se il lato positivo della grande città è più lavoro e aziende di prestigio (anche se poi sono loro le prime a fare contratti indecenti), il contro è che  tutti rimandano il fatidico momento "famiglia" a un dopo in cui si augurano di avere più certezze e stabilità. Purtroppo è un vergognoso dato di fatto: soprattutto per le donne, la maternità penalizza a livello professionale quindi conviene gettare prima le basi di una carriera e solo dopo pensare ai figli.



L'aperitivo. Ai miei tempi (ho quasi 37 anni) l'aperitivo non aveva l'importanza che ha adesso e io non riesco proprio a capire perché sia così importante. Me lo spieghi?


Mah, l'aperitivo è una metafora. Puoi sostituire "aperitivo" con quello che più ti piace, non so: corso di tango, cena con le amiche, partita a tennis. Lo uso come emblema di quelle abitudini apparentemente inutili e a cui si può rinunciare dopo un figlio, ma che invece io trovo sia sano mantenere. E' giusto continuare a ritagliare spazio per noi stessi, la trovo una forma di igiene mentale. Certo, non significa abbandonare il pupo una sera sì e una no, si fanno certamente meno uscite, ma è bene farle. Per continuare a voler bene a sé stesse e... alla coppia. Le uscite a due dopo un bambino sono fortemente sottovalutate e invece necessarie: siamo anche uomini e donne, mica solo "mamme e papà"!



Vorrei sapere di che si parla a questi aperitivi e a queste feste. Perché ne senti così tanto la mancanza?


Per il discorso aperitivi, cene e feste, vedi sopra. Comunque: di che si parla? Di tutto tranne che di bambini! E per una mamma che spesso è a contatto con gente che conversa solo di pappa lattea e pannolini è una ventata d'aria fresca. Si parla di progetti. Di lavoro. Di viaggi. Di esperienze. E poi si sorride, si ride, si balla, si mangia, si beve, le coppie si baciano, i single si occhieggiano, le amiche riservano momenti esilaranti come quando avevate 16 anni... insomma: si sta proprio bene. E credo che a 30 anni un po' di divertimento che non sia solo - ci noleggiamo un dvd stasera? - sia cosa buona e giusta.



Perché le ragazze hanno così bisogno di "sbronzarsi"? Dal Pampero ai Pampers e ritorno? Perché è così importante il Pampero?

Anche qui, "Pampero" è una metafora: quella di un periodo della vita leggero, incasinato e divertente. Non significa certo che fossimo una banda di alcolizzate :)



Il lavoro vs la maternità. Le tue coetanee sono veramente convinte che abbia più valore una donna con un lavoro ben pagato che la impegni per parecchie ore di una madre che segue i suoi figli con attenzione e dedizione?


Il problema è dover mettere le donne davanti a questo aut-aut. In Italia siamo molto arretrati rispetto ad altri paesi europei: zero formule per conciliare lavoro e maternità, soluzioni di part-time concesse poco e male. L'ideale sarebbe l'equilibrio: una donna che riesce a crescere i propri figli E realizzarsi come professionista. Fantascienza, eh?



Io, per esempio, da quando ho scoperto l'esistenza dell'homeschooling sono profondamente affascinata da queste donne che lo applicano con tanta convinzione, per me sono dei veri esempi, mi affascinano e stupiscono più di qualsiasi donna che è arrivata ai vertici di qualche grande azienda. Tu cosa mi dici?


Credo che la scuola sia molto importante non solo per l'istruzione, ma anche e soprattutto per la socializzazione. I mie ricordi più belli sono legati alle scuole elementari, non priverei mia figlia di un'esperienza simile.



Consumare. Dietro questo grande bisogno di comprare, di spendere, di avere, cosa c'è? Conosci qualcuno che ha solo tre paia di scarpe per la stagione e due giubbini? Cosa pensi di una persona che vive con poco?


Ormai grazie ai negozi low-cost come Zara o H&M si riesce ad avere un buon guardaroba con poco, ma chi invidio davvero molto sono i fortunati con cuginetti/parenti/amici che prestano loro oggetti di puericultura e vestitini. La Polpetta era la prima nascita in famiglia e non conoscevo nessun altro che avesse figli piccoli: abbiamo dovuto comprare tutto dalla A alla Z.



Concludo. Quella che inizialmente è stata una "sfortuna", una doccia fredda, oltre ad aver dato vita ad una splendida bambina che ami profondamente, è stata anche la tua fortuna lavorativa. Ora scrivi e vieni apprezzata. Se potessi tornare indietro...


....ovvio, rifarei tutto, e se accadesse con la consapevolezza di ora sarebbe una cosa meravigliosa. Non ho comunque mai pensato ad essere rimasta incinta come a una "sfortuna", le sfortune sono ben altre!!! Lo definisco il mio "tsunami esistenziale", ma mi ha permesso di rimettere in discussione così tante cose e scoprire un sentimento così intenso che - libro o non libro - sarebbe stata una fortuna lo stesso.


Forse non abbiamo trovato qualcosa in comune ma sicuramente mi è piaciuto leggere le parole schiette di una donna che dice quello che pensa!


[foto di Wonder]



13 commenti:

  1. Anche la mia esperienza e' totalmente diversa da quella di Chiara pero' a me il suo blog fa sempre sorridere!!!E il libro e' veramente divertente, l'avete letto?

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  2. Grazie Alchemilla per il tuo impegno di fare l'intervista, é importante/interessante confrontarsi con persone che la pensano in modo diverso.
    Poi, che dire... boh... io con i miei fra poco 37 anni mi sento come quando ne avevo 17, nel senso che i valori che ritengo importanti oggi, per me lo erano giá allora, e anche "divertirsi" per me aveva e ha un altro significato di quello che descrive W. Boh, come per tutto, non credo esista uno "standard" secondo il quale ad una certa etá sei cosí e in un'altra cosí.
    Fra tre anni il mio primo figlio sará maggiorenne, e sai cosa? sono proprio contenta di aver avuto i figli da giovane, secondo me é piú facile perché si cresce insieme, in tutti i sensi. Sí bisogna essere un po' incoscienti se no i figli non si fanno (dalla serie: ma guarda in che mondo viviamo, dall'instabilitá politica all'inquinamento ecc.), nel senso di avere fiducia che le cose andranno bene senza pensarci troppo perché la sicurezza (economica, sociale, ambientale, psicologica, di salute ecc.) non si ha mai, a nessuna etá.

    Ciao e buona settimana!

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  3. Non sono mamma, ancora, lo sai. Le tue interviste sono sempre molto interessanti. Verrebbe da dire.. "non tutto il male vien per nuocere"... fermo restando che un lieto evento come un bambino non è un "male".
    Le mamma blogger hanno molta "fortuna", come le fashon e le food blogger. E' interessante conoscere nuovi punti di vista!

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  4. Si potrebbe chiamare questo post "Le domande che tante volevano fare a Wonder ma nessuna ha mai avuto il coraggio di fare...".
    Interessante e "coraggiosa" intervista.

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  5. Hahah, ma la mia mail è sempre aperta e cerco di rispondere sempre quindi chiunque può farmi delle domande. Ringrazio anche io Alchemilla per l'intervista intelligente e sincera, mi piace sempre il confronto costruttivo con chi la pensa diversamente, lo trovo e stimolante e arricchisce di sicuro.

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  6. Stasera alle 21,10 su La7, L’Infedele aprirà con un'intervista al fondatore del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, sulla piaga della prostituzione in Italia.

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  7. Io invece mi sento molto in linea con Wonderland. I bambini crescono e la vita è lunga. Non ci buttate troppo sui figli!

    PS tre paia di scarpe per stagione a me paiono più che sufficienti :-)

    Offtopic: consiglio di mettere la parola di verifica per evitare lo spam che sta all'origine dei commenti anonimi di cui sopra. E' capitato anche a me.

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  8. http://giulinelpaesedelriciclo.blogspot.com/2011/01/don-luigi-ciotti-su-caso-ruby-parte-1.html

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  9. @Carissima Artemisia, io credo invece che l'investimento sui figli sia l'investimento migliore, proprio perché se ne vanno e se ne vanno in quel mondo che tanto va migliorato.
    Dedicare tempo ed energia ai figli significa investire sul futuro.
    Se non sono disposti a farlo i genitori cosa possiamo pretendere dallo Stato e dalla scuola?

    E' giusto dare ai figli senza che questo diventi la nostra unica fonte di soddisfazione, perché questo è un nostro dovere, in quanto genitori. Ma non dobbiamo pretendere di essere incensati per questo, ne chiedere ai figli di ringraziarci.
    E si può badare ai figli senza annullarsi.

    Guarda l'esempio di Sybille, è impegnata politicamente, ha una ricca vita sociale, dipinge e riesce a fare anche homeschooling.
    Non è schiava dei figli e non vive solo per loro.


    ps. tre paia di scarpe a stagione che durano più di una stagione, da me.

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  10. ...però,detto senza intento polemico, un pochino wonder ha svicolato, o forse non vi siete capite, non so.Ci sono persone che preferiscono vivere con tre paia di scarpe e due giubbini, perchè vivono il valore della sobrietà, a prescindere dal fatto che se lo passano permettere o meno.IL punto non è che Zara ti fa spendere meno, il punto è che non vuoi spendere.Credo che l'intervento di sybille riassuma bene il tutto:alla fine è questione di scelte, di impostazioni di vita.E poi, si è vero che in Italia non c'è conciliazione tra lavoro e famiglia etc etc...ma c'è anche chi sceglie di fare la mamma e basta per scelta.E' una scelta anche questa rispettabile come le altre.A volte nessuno ti mette davanti a un aut aut.Anche qui mi sembra che la tua domanda fosse sul valore di questa scelta,non sul conciliare le cose.Ripeto, senza polemica, per capire meglio.
    Ciaociao

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  11. Roberta non mi hai ancora mandato la mail!

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  12. Bella intervista, le avrei fatto anch'io le stesse domande!

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