lunedì 29 agosto 2011

I DONI DELLA VITA - Irène Némirovsky (1947)

La storia di quasi quattro generazioni racchiusa in poco più di 200 pagine.
I protagonisti vivono a Saint-Elme nel nord della Francia, vicino al Belgio e passano le loro vacanze a Wimereux, località balneare sulle rive della Manica. Parigi è invece il luogo di passaggio, rifugio, ricerca o fuga.
La storia si svolge dall'inizio del 1900 al 1941 e narra della vita della famiglia Hardelot condizionata pesantemente dalle due guerre mondiali.

Nelle mie ricerche non ho trovato una città con il nome Saint-Elme a nord della Francia, posso immaginare che sia un nome immaginario magari scelto per il significato di "Elmo" che sta per protezione. Ma magari è solo una mia supposizione.

La storia è raccontata in modo veloce non si sofferma sui patemi dei singoli personaggi, sull'intensità del loro amore o della loro sofferenza, bastano poche parole per spiegare la situazione: poco più di un capitolo per ogni accadimento.
La base della storia è l'amore di Pierre e Agnès che si sposano contro la volontà del nonno di lui, dispotico e autoritario, a capo di una importante azienda cartiera che dà sostentamento a tutta la famiglia. Pierre era destinato sposasse Simone Renaudin, un'orfana con una cospicua eredità e un buon nome, dal carattere affine al nonno Julien. Quando Pierre decide di sposare Agnès viene diseredato.
Poco dopo il matrimonio di Pierre e Agnès e la nascita del loro figlio, Guy, Pierre è chiamato a partire come soldato della prima guerra mondiale. Saranno anni difficili per tutti. Marthe e Charles Hardelot vivono con la nuora e la madre di lei, Florent a Parigi, una convivenza difficile ma necessaria perché Saint-Elme è stata completamente distrutta dalla guerra. Charles troverà la morte durante un bombardamento di Parigi mentre Pierre tornerà dalla guerra provato, ferito ma vivo.
Il nonno li richiama a Saint-Elme dove è stato artefice della ricostruzione, grazie anche ai soldi di Simone, che si è sposata con un soldato parigino conosciuto durante la guerra. E' un matrimonio d'interesse, lui per la vita dignitosa che lei gli concede, lei per avere un marito, anche se consapevole dei suoi tradimenti nei frequenti viaggi in giro per la Francia e soprattutto a Parigi. Simone aiuta nella direzione dell'azienda con impegno e abnegazione. Ha una figlia, Rose, decisa e testarda come la madre.Anche Pierre e Agnès hanno una figlia, Colette e continuano a vivere a Saint-Elme. Prima di morire il nonno si riappacifica con Agnès per mantenere il proprio orgoglio anche dopo morto.
Il figlio, Guy, si innamorerà perdutamente di una donna parigina, amante del marito di Simone, Burgères, che troverà la morte in un incidente d'auto proprio mentre era a Parigi con questa donna.
Guy tenterà il suicidio per il suo amore non ricambiato e verrà assistito assiduamente dai genitori fino a che, il padre, verrà richiamato da Simone e costretto, per i forti debiti, a lasciarle l'azienda. Vivrà degnamente di rendita a Parigi con la famiglia fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Guy che nel frattempo si è innamorato di Rose, contro la volontà della madre, che pur non opponendosi al matrimonio ha imposto alla figlia di allontanarsi da lei, parte per la guerra.
Rose è incinta e si trasferisce con gli altri a Saint-Elme, richiamata dalla madre, che gravemente malata vuole riappacificarsi con lei e affidare la ditta a Pierre, nell'attesa che Guy torni dalla guerra.
L'azienda, quindi, torna nelle mani degli Hardelot. 
La guerra però è ancora più dura per gli abitanti di Saint-Elme, la città verrà completamente distrutta. Pierre si distinguerà per il suo impegno e il suo coraggio nel salvare più abitanti possibili e nell'essere a capo della ricostruzione.
Agnès invece assisterà la nuora mal sopportata, con la madre, detestata, per permetterle di far nascere in sicurezza il nipotino. Compiuto il suo dovere, con mille peripezie, tornerà alla sua città natale per ritrovare il marito, legati da un amore duraturo, sono felici di essere di nuovo insieme, accada quel che accada. Hanno notizie di Guy: è prigioniero, quindi vuol dire che è vivo.

Non si nomina più invece Colette...l'altra figlia....chissà: è solo una disattenzione dovuta al fatto che la scrittrice è probabilmente stata costretta ad interrompere questo libro prima del previsto o è un modo per esprimere quando fossero di poco valore le figlie femmine?

Il romanzo termina con queste parole: "Ma Agnès non avvertiva più né dolore né fatica. Si sentiva come al termine di una mietitura, di una vendemmia: tutta la ricchezza, l'amore, il riso e il pianto che Dio le riservava lei li aveva raccolti e adesso che tutto era finito, non poteva far altro che mangiare il pane che aveva impastato, bere il vino che aveva pigiato; i doni della vita lei li aveva riposti nel granaio, e tutto l'amore e il dolce della terra avevano dato i loro frutti."

Mi sono piaciuti molto di più i primi capitoli (fino al quinto), scritti con più calma ed attenzione, dandoti il tempo di entrare nella scena, di vedere e immaginare, come la scena dei fuochi d'artificio particolarmente curata. Ho sottolineato alcune descrizioni come "Le donne erano sedute per terra come fossero sulle sedie di un salotto, col busto rigido e la gonna che copriva in modo casto le caviglie, e quando l'erba pallida, mossa dal vento, sfiorava loro i polpacci, serravano le gambe con fare pudico."

Mi è sembrato molto azzeccato il battibecco tra la madre di Agnès e quella di Pierre sulla necessità  o meno di un loro matrimonio, con l'intervento di Charles a placare gli animi. In pochissime pagine l'autrice ha saputo descrivere i modi di reazione diversi tra uomini e donne di fronte alle emergenze.

E così sintetizza la perenne insoddisfazione delle donne:
"Non avresti certo agito così, tu" disse la signora Hardelot, senza che a Charles fosse chiaro - né a lei stessa, del resto - se quelle erano parole di lode o di biasimo.

Anche in questo romanzo Irène Némirovsky ha saputo spendere parole precise e incisive su alcuni tratti della vecchiaia " ne avevano ascoltato le voci familiari, così dolci nonostante quel pizzico di acido che conferiva loro l'età matura - allo stesso modo il latte inacidisce invecchiando".

Non è un romanzo indimenticabile, non ci sono personaggi a cui ti affezioni particolarmente ma ti porta a fare alcune riflessioni significative. Come il fatto che, a parte la guerra, le preoccupazioni di settant'anni fa sono le stesse di oggi (che i giovani non sono più gli stessi, che il lavoro è sempre più difficile, che la crisi economica è dura...), riflessione che può consolare.
Oppure ti stringe il cuore quando scrive che tutti pensavano che la prima guerra mondiale sarebbe stata l'ultima...

Wimereaux, dove le famiglie di Pierre e Agnès passavano le loro vacanze estive e dove  il loro amore ha potuto  crescere un po' più indisturbato che a casa.

La roulotte che trascinata dai cavalli permetteva alle donne di entrare in acqua senza essere viste. Presa da qui.
Nonostante questi fossero i costumi da bagno dell'epoca. Qui, dove ho preso la foto una bella storia dei costumi da bagno.
Una bella immagine di Irène Némirovsky, morta ad Auschwitz nel 1942


Titolo Originale: LES BIENS DE CE MONDE


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