giovedì 5 gennaio 2012

Incantesimo - Stefano Zecchi (1997)

Qualcosa mi sta trascinando verso Venezia: continuo ad incontrarla, senza cercarla, continuamente,  in questo periodo. 
Ieri sera ho visto il film “The Tourist” che altro non è che uno spot a questa splendida città, questa mattina mi è capitata una vecchia cartolina di Venezia tra le mani e il libro di oggi, “Incantesimo” di Stefano Zecchi parlava proprio di questa città: una città che ho visitato, e forse mai amato a causa di una serie di piccoli “traumi” capitati ad ogni visita, e che oggi desidero gustare e ammirare con calma e passione.



More about L' incantesimo“Incantesimo” di Stefano Zecchi è un libro incantevole (appunto). Io amo  la prosa di Zecchi perché è onesta, chiara, semplice e pulita. In questo racconto c’è una filosofia profonda e comprensibile, affascinante. Il racconto è solo uno spunto per parlare della bellezza, dell’arte, dell’amore e della vita.
Ma io preferisco la bellezza dell’equilibrio, della curiosità per la varietà del mondo. E sono affascinato da chi riesce ad essere poeta e scienziato, filosofo e romanziere: come Goethe, che non si sa mai come definire. Certo, il rischio è il dilettantismo, la superficialità; tuttavia il professionista che non vuole vedere al di là del suo mestiere, in cui può anche eccellere, che ha paura di confrontarsi con altre esperienza, si perde la bellezza dell’orizzonte infinito del mondo.”
A tratti ho amato profondamente questo libro da non volerlo lasciare. Le parole di Zecchi mi avvolgono e mi fanno sentire capita. Il suo amore per l’arte è contagioso e sono certa che leggerò altri suoi scritti proprio sull’arte e sulla bellezza, a cui dà un’importanza fondamentale per capire la società.
Eppure viviamo in città devastate, in desolate periferie urbae, orribile e per questo violente. La bellezza è moralità: gli spazi pubblici degradati, brutti, sono i segni di un’immorale assenza della bellezza. Ma la bellezza deve essere vivente, progettuale, capace di esprimere le tensioni e le speranze del presente.”
Ammiro il suo modo garbato di porre critiche alla società; come quando parla della moda che cambia continuamente ed è lo specchio della società moderna: “Noi ci siamo ormai abituati a convivere con le sue creazioni abbaglianti, incantevoli, e, poiché le sue novità svaniscono rapidamente, da una stagione all’altra, anche noi abbiamo imparato ad essere, come lei, volubili. Siamo affascinati dalla moda, e allora non è un caso che l’infedeltà sia diventata il sentimento più diffuso e tollerato del nostro tempo.”; anche riguardo ad un modo di fare arte che cambia rispetto a “quando lo stile, l’intelligenza, l’eleganza, la stessa buona educazione e un sensato progetto di lavoro contavano molto più del denaro”.
E mi trova d’accordo quando sostiene che “l’arte deve parlare delle sue speranze, del suo modo di vedere il mondo; deve essere generosa, esprimere i suoi dubbi e le sue certezze, non nascondersi furbescamente nell’incomunicabilità solo perché non ha niente da dire.”


Il racconto è scritto in prima persona: è un uomo che racconta ad una ragazza, una pittrice, la sua storia d’amore con una donna nella Venezia della sua giovinezza. I due si sono molto amati ma non sono stati capaci di lasciarsi trascinare completamente dall’amore, rinunciando a un po’ di loro stessi.
C’è un brano di questo testo in cui mi specchio, mi ha stupito come quelle coincidenze la cui luce illumina il destino, per quel bisogno di comprensione di cui tutti abbiamo bisogno e che, a volte, troviamo proprio nei libri che leggiamo.
Ma quali fossero, con precisione, questi miei grandi progetti, neppure io riuscivo a saperlo: sì, evitare che un giorno si ripetesse identico all’altro, impigrendo la fantasia, affievolendo i desideri… Avrei voluto che una mano mi afferrasse e, sollevandomi verso l’alto, lasciasse le mie ansie, le mie insoddisfazioni, sulla terra, e mi consegnasse, come un tesoro di inestimabile valore, la forza per credere nelle cose che facevo, anche se erano semplici e senza importanza.”
Mi conforta, ogni tanto, rifugiarmi nello stile di Stefano Zecchi che, anche con questo “Incantesimo” mi regala un italiano perfetto, godibile, non dovendo cercare di stupire per come scrive, perché concentrato su quello che scrive. 

7 commenti:

  1. Innanzi tutto Buon Anno.
    Venezia è una città molto particolare. Ho iniziato ad amarla quando non sono più andato nei posti canonici (San Marco, Rialto, ecc.) e mi sono 'perso' nelle calli, nelle zone non turistiche, nel vecchio ghetto e in tante parti non famose, ma molto belle. Fermarsi nelle trattorie, nei bar e nei mercatini dei veneziani e per i veneziani. Allora scopri una città diversa.

    Pace e benedizione
    Julo d.

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  2. Anch'io la penso come Julo, Venezia bisogna scoprirla d'inverno, di sera quando le orde turistiche sono andate via a dormire in terraferma. E bisogna passeggiare per il ghetto, per San Polo e per i sestieri meno frequentati... ma cosa aspetti ad andarci, se ti chiama?

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  3. Venezia è una città magica. Ha il potere di affascinare sempre, anche se la conosci da anni.

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  4. Che bella la recensione che ci proponi oggi, si sente che questo libro ed il suo autore ti hanno colpito nel profondo...

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  5. @Grazie cara Lolle, mi fa veramente piacere il tuo commento perché in effetti è come dici!

    @Buon anno Lalique.

    @Julo e Palmy grazie per i vostri consigli. E' quello che desidero tanto fare...Adesso devo "rimettermi in forma" perché faccio fatica a camminare per un problema che non so ancora cosa sia e poi...ORGANIZZO!!!
    E le vostre parole mi hanno fatto venire ancora più voglia...

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  6. un modo che amo per raggiungere Venezia e' quello di arrivare e parcheggiare a Cavallino - Punta Sabbioni, e da li' prendere il traghetto; si arriva dal mare..direttamente a piazza San Marco (ma ci sono anche altre fermate)....
    mi piace Venezia ma odio.....i piccioni ...ebbene si! sono purtroppo piccionofoba

    questo libro mi ispira....
    ciao
    elena

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