sabato 10 novembre 2012

Daniel Pennac e la saga Malaussène


Ho concluso la saga Malaussène ben quattordici anni dopo la sua pubblicazione. Non chiedetemi perché. 
Forse per poter dire ancora una volta che Daniel Pennac è un genio, che guarda il mondo da una diversa prospettiva e che vorrei che tutto il mondo fosse colorato, allegro e solidale come la sua Belleville (quella dei suoi romanzi, intendo).
Ho concluso la saga in questi giorni con Ultime notizie dalla famiglia e La passione secondo Thèrèse.
Vi lascio qualche brano significativo. 

Ci sono quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che diventano pensosi. Ci sono
quelli che parlano del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta e ci sono quelli che annegano nelle lacrime che versano. Ci sono quelli che sono contenti, sbarazzati di qualcuno, ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno, il morto ha portato con sé la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue foto, traslocano, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore. Ci sono quelli che fanno il picnic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno una tomba scavata nella testa. Ci sono quelli che non mangiano più, ci sono quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito. Ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza. Ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con-l'età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che...è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l'epoca, il destino la vita,

ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.

E ci sono quelli che fanno una cosa qualsiasi.

Che si mettono a correre,
per esempio.


fino a quella specie di deliquio chiamato sonno,
quella tregua
dalla quale ci si sveglia con un bambino perso, un amico in meno,
una guerra in più,
e tutta la strada che resta da fare malgrado tutto,
poiché pare che anche noi siamo ragioni di vivere,
che non bisogna sommare morte a morte,
che il suicidio è fatale al cuore di chi resta,
che bisogna tener duro,
tener duro comunque,
con le unghie,
con i denti.



Sì perché la felicità, la felicità...non c'è mica solo la felicità nella vita, c'è la vita!
A nascere son buoni tutti...
Persino io sono nato!
Ma poi bisogna divenire! Divenire! Crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare...
(senza gonfiare),
accettare i mutamenti (ma non le mutazioni),
maturare (senza avvizzire),
evolvere (e valutare),
progredire (senza rimbambire),
durare (senza vegetare),
invecchiare (senza troppo ringiovanire),
e morire senza protestare, per finire!
Un programma enorme! Una vigilanza continua...
Perché a ogni età l'età si ribella contro l'età, sai!

Monsieur Malaussène au théâtre 1995 e Des Chretiens et des maures 1996
Aux fruits de la passion, 1999

2 commenti:

  1. Mi sa che devo proprio mettermi a leggerla!
    pennac mi piace molto ma della saga non ho letto nulla. Mi dai tutti i titoli?
    buon weekend
    Cri

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