lunedì 19 novembre 2012

Detachment (Il distacco)

"E' come se mi vedesse davvero."

Un film doloroso, ma bellissimo. Un film con tanti temi ma con un unico messaggio:

"Abbiamo la grande responsabilità di guidare i nostri giovani in modo che non finiscano per crollare."

Ma...Dove sono i genitori?


Nel film il tema della scuola si mescola con i tormenti del protagonista Henry Barthes (negli impeccabili panni di Adrien Brody che riempie lo schermo, con un'interpretazione indimenticabile e con quel suo ciondolare per la città in camicia bianca). E' come essere nella mente di Henry.

1^ tema: l'incompiutezza. Henry è un supplente e quindi resta sempre un po' in superficie. Prova a lasciare un messaggio ai suoi studenti, prova ad aiutarli ma, in quanto supplente, presto passerà ad un'altra scuola e il suo lavoro resterà incompiuto.
Prova ad aiutare una bravissima Sami Gayle che interpreta Erica, ma non riesce ad arrivare fino in fondo, non riesce a mettersi totalmente in gioco.

2^ tema: la solitudine. Siamo in una periferia di una grande città americana ma, anche questa, credo, sia una metafora: potremmo essere ovunque. I ragazzi sono soli. I genitori sempre più assenti. Le due agenzie educative più importanti (scuola e famiglia) sempre più lontane.

"Ci dovrebbe essere un corso base da seguire prima di diventare genitori, prima di provare ad esserlo."

3^ tema: il riscatto. E' possibile vedere una luce in fondo al tunnel? Henry toglierà Erica dalla strada, le darà gentilezza e attenzione. Henry riuscirà a far aprire il cuore di Missy (Renéé Felice Smith) ma Missy non ce la fa a rialzarsi dal baratro in cui la sua vita l'ha costretta. E' possibile riscattarsi? E' possibile cambiare il proprio destino?

4^ tema: il passato (la vecchiaia). "Io e te lo ricordiamo diversamente."
Henry si prende cura di suo nonno anche se probabilmente lui è responsabile dei suoi traumi. Lo accudisce con affetto, lo accompagna ad una morte serena. 
La casa di riposo in questo film è mostrata nella sua durezza, non come un luogo fantastico come avviene in molti film.

5^ tema: il vuoto. L'appartamento di Henry è bianco, vuoto. La scuola e la classe vengono spesso riprese vuote. Anche le strade sono spesso deserte. Alcuni personaggi vivono come "invisibili".
Il professore invisibile mi ha particolarmente colpito: nessuno lo ascolta in classe, come se non fosse presente, torna a casa e trova un vuoto anche lì. Quando Henry gli rivolge la parola non crede ai suoi occhi.

6^ tema: il giudizio (l'insinuazione). Abbiamo così paura del male che lo vediamo dappertutto, anche quando non c'è, anche quando ci sarebbe bisogno della nostra "sospensione di giudizio", della nostra attesa e comprensione.

In questo film si dà forma alla mancanza. Mancano le guide, mancano i punti di riferimento ma manca soprattutto l'attenzione. Mi vedi davvero? Viene ripetuto due volte nel film.
Ti piaccio? Chiede Missy. Ti piaccio davvero? Perché finora non era mai piaciuta a nessuno, nemmeno ai suoi genitori.

Come riuscite ad immaginare qualcosa se vi forniscono continuamente le immagini?
Per difendere noi stessi e combattere contro l'assimilazione di tale stupidità
dobbiamo imparare a leggere,
per stimolare la nostra immaginazione,
per coltivare la nostra consapevolezza,
il nostro sistema di convinzioni,
Tutti abbiamo bisogno di questa abilità per difendere e preservare le nostre menti.


Ho trovato due difetti al film. Purtroppo il doppiaggio italiano è veramente deludente, ci sono alcuni dialoghi il cui significato è stato cambiato, peggiorato e reso "più forte": mi ha messo tristezza questa scelta...
Il protagonista fa un bellissimo discorso sulla figura della donna e in tutto il film ci sono riferimenti a questa mancanza di rispetto, che invece Henry cerca di ripristinare, però la professoressa Madison è il tipico prototipo di quell'immagine. Un vero peccato!
Per il resto è bellissimo: bella la colonna sonora, ottimi gli attori, perfette le metafore e le immagini. Unico Adrien Brody...


Mi piacerebbe stare a parlare per ore di questo film ma devo farne, per forza, una sintesi. 
All'uscita del cinema c'era silenzio, silenzio assoluto. 
Ho voluto rivederlo ancora due volte a casa, in lingua originale. Non l'ho ancora digerito.

Vi lascio con le parole finali del film, prese da "La caduta della casa degli Usher" racconto di Edgar Allan Poe.

Per tutta una fosca giornata,
oscura e sorda,
nell'autunno di quell'anno,
col cielo greve e basso di nuvole
avevo attraversato da solo, a cavallo, una campagna singolarmente lugubre
fino a che a che mi trovai, mentre già cadeva l'ombra della sera,
in vista della malinconica casa degli Usher.
Non so come fu, ma al primo sguardo ch'io diedi all'edificio
una sensazione d'insopportabile tristezza mi prese l'animo.
Contemplai il paesaggio all'intorno,
le fredde mura,
i bianchi tronchi di alberi rinsecchiti.
Contemplai tutto con una tale depressione d'animo.
Sentivo attorno a me una freddezza,
uno scoramento,
una nausea dello spirito.

3 commenti:

  1. Aiuto, proprio oggi mi sento così. sento tutto intorno a me una freddezza,
    uno scoramento,
    una nausea dello spirito.
    Lavoro in una azinda al cui ingresso dovrebbero scrivere: "dimentaicate di avere un'anima e una dignità o voi che entrare. Solo umiliazioni e fatica vi aspettano qui". Ma meglio non pensarci.
    Il film deve essere belissimo. Grazie per la segnalazione

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    1. Coraggio! Ho visto che hai commentato I quattro accordi. Ti consiglio veramente di leggere quel libro, vedrai che ti tirerà su di morale e forse di darà anche qualche spunto per trovare una via d'uscita...Un abbraccio!!!

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  2. Una bellissima recensione, un'altro film da vedere e rivedere.
    Tutti e sei i temi trattati sono interessanti, mi colpisce molto la frase a cui dai risalto: "mi vedi davvero?", penso sia proprio così, a volte vediamo ma non guardiamo, gettiamo solo uno sguardo fugace e passiamo oltre... e sicuramente questa non è che una piccola riflessione, il film, da quello che ci racconti offre molto di più.
    Ultimamente sono sempre di corsa, ma passo da te sempre molto volentieri!
    Buona settimana

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