sabato 26 gennaio 2013

La carità che uccide: Un mondo senza aiuti


Ieri la prima parte della recensione/riassunto di questo coraggioso libro "La carità che uccide".
Dambisa Moyo non propone di eliminare gli aiuti in colpo solo, drasticamente, ma di introdurre man mano delle alternative che daranno più stimolo allo sviluppo dell'economia e al rispetto di leggi e regole, oltre che un freno alla corruzione. Va precisato che l'autrice è un'economista e non si occupa di risolvere tutti i mali del mondo ma di rilanciare l'economia dei paesi poveri.
Se gli aiuti finora non hanno portato un miglioramento dell'economia africana vanno eliminati. Ma questo va fatto dai governi occidentali, sono loro che devono chiudere i rubinetti. Questo, secondo la Moyo, porterà anche ad una netta diminuzione della corruzione che si nutre avidamente degli aiuti e che è il freno maggiore allo sviluppo dell'Africa.
Vi sintetizzo in pochissime parole (ma l'autrice ha una spiegazione chiara e dettagliata per tutto, rispondendo anche a dubbi e opposizioni) le alternative agli aiuti proposte da Dambisa Moyo e attuate in alcune parti del mondo, in alcuni stati africani, in alcune situazioni:
*Emissioni di Titoli di Stato e obbligazioni internazionali e interne
*Snellimento della burocrazia
*Investimenti esteri. La Cina sta investendo enormi capitali in Africa e se questo può essere visto come uno sfruttamento è comunque un'iniezione di denaro, uno stimolo allo sviluppo, quando gli occidentali parlano di sfruttamento non tengono conto di quanto hanno fatto loro...L'intevento della Cina ha un'influenza più positiva sulla crescita.
*Scambi commerciali. Gli agricoltori occidentali ricevono enormi cifre di sussidi, fino al punto di esportare le eccedenze a basso costo, sacrificando il commercio agricolo africano.
*Investimenti nelle infrastrutture.
*Microcredito (Si fa riferimento all'impresa di Muhammad Yunus che leggerò al più presto) che spinge verso una cultura della richiesta a cui segue la restituzione.
E ripeto: l'assenza di aiuti porta inevitabilmente ad un miglior governo, come è successo in Botswana e SudAfrica.
Se si vuole continuare a fornire aiuti, perché si sente un obbligo morale in questo senso, l'autrice consiglia dei trasferimenti condizionali di denaro, esperimento già condotto in molte parti del mondo che ha dato ottimi risultati, con il quale si finanzia direttamente una persona (aggirando il governo) con un premio in denaro per, per esempio, aver ottenuto buoni risultati a scuola, aver lavorato regolarmente, etc. 

"Che la dominazione cinese sia nell'interesse dell'africano medio oggi è irrilevante: nell'immediato una donna del Dongo rurale si preoccupa meno della libertà democratica nei prossimi quarant'anni che non di mettere il cibo in tavola oggi. La Cina le promette cibo in tavola oggi, istruzione per i suoi bambini domani, e un'infrastruttura su cui possa fare affidamento per sostenere i suoi affari nell'immediato futuro.
La manovra cinese in Africa è iniziata: l'Occidente sta trascurando questo fenomeno a sua rischio e pericolo."



4 commenti:

  1. Molto interessante, lo segno tra i futuri libri da comprare.

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  2. Sono sempre stata convinta che gli aiuti ai paesi più poveri, se servono sicuramente per affrontare delle emergenze, alla lunga non fanno bene. E' in fondo un modo come un altro per noi occidentali per lavarci un po' la coscienza!
    C'è il famoso detto: a chi a fame non dare un pesce ma insegnagli a pescare. E' la stessa cosa. Per anni abbiamo dato pesci e l'Africa, così come gli altri paesi più poveri del mondo, sono rimasti indietro.
    Baci
    Francesca
    P.S. In Biblio ho preso Paula della Allende, secondo il tuo suggerimento.

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    1. Attenzione a leggere Paula quando sei troppo sensibile!!!

      Per quanto riguarda i pesci...Io direi che è l'Africa che dovrebbe decidere se gli va di pescare o di coltivare o altro...Noi vogliamo insegnare tutto alla nostra maniera ma chissà se è la cosa giusta da fare....

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  3. A chi HA fame.... Ops... Capita!

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