domenica 28 luglio 2013

Le donne della mia specie

Le donne come me, Gringo, non si sporcano le mani.
Tra noi ci fiutiamo, consapevole di essere fatte della stessa pasta. E' sufficiente una parola, il codice è universale e ci aiuta a identificarci. 
Le donne della mia specie, Gringo, hanno sempre paura. Il confine intorno a noi è confuso ma hanno fatto di tutto per trasformarlo in un perimetro netto. Per poterci circoscrivere, per scongiurare la paura che ci restino libere le mani. Siamo disposte a dare la vita solo per cose concrete, per un corpo che perpetui la nostra esistenza, quello di un uomo, di un bambino, o per la terra, basta che se ne possano toccare le particelle. 
Buona parte della fortuna delle donne della mia specie è che ci ritengono più stupide di quello che siamo. La nostra forza è un segreto gelosamente custodito. Diventiamo delle belve quando si tratta di difendere qualcosa di nostro. E nostri possono essere degli occhi amati o il legno invecchiato del portone di casa, purché siano inequivocabilmente legati a noi. 
Le donne della mia specie non fanno castelli in aria. Conosciamo esattamente i confini tracciati intorno a noi. Niente storie di sesso e poche fantasticherie romantiche. Sappiamo perfettamente qual è la linea da seguire. E se qualcuna esce dal seminato è solo un momento, poi torna nei ranghi con assoluta discrezione. 
Non ti illudere, Gringo, difficilmente perdiamo la testa. La perde una su mille, e allora perde tutto, che forse è anche un segno di grandezza. La storia è stata scritta senza di noi, ma noi l'abbiamo plasmata da dietro le quinte. La nostra invisibilità è il nostro capitale. Invisibili, agiamo a nostro piacimento e tutto continua ad andare come vogliamo noi da secoli. 
Alle donne della mia specie piace che siano altre ad alzare la voce. Noi non ci esponiamo mai, non ci piace strillare. Guardiamo le altre con tacita ammirazione, ma anche con la saggezza che ci è stata tramandata, quella che insegna che non votarsi all'eroismo paga di più. Dimentichiamo presto quelle donne, ci sembrano patetiche, pur riconoscendo che dobbiamo loro molto. 
Le vere padrone della storia e del paese sono state le donne della mia specie, non quelle come Victoria, che accumulano proteste destinate a essere zittite non appena gira il vento. Né quelle come Sofia, alle quali è rimasta solo la durezza a causa del loro radicalismo. 
Le donne della mia specie, Gringo, non issano bandiere. Sono prudenti e sanno che, presto o tardi, tutte le aste cominciano a vacillare e che nessuna stoffa resiste a lungo al rigore dei venti. Le donne della mia specie sanno abbassare gli occhi e hanno conservato l'abitudine atavica di guardarsi alle spalle. E' come se fosse stata infusa nei loro occhi una strana e contraddittoria sicurezza, che serve a rendere tollerabile l'insicurezza cosmica della vita. 
Queste donne possiedono più sarcasmo di quanto non immaginino i loro uomini e sono più dure di quanto non credano i loro figli. La nostra scontata sottomissione e l' apparente viltà sono solo le carte scoperte; ne teniamo altre nascoste. Le donne della mia specie non giocano d'azzardo. 
Nelle donne come me, Gringo, l'anima è meno labile. Ci barrichiamo dietro le nostre convinzioni e queste ci proteggono, e la fede è il nostro più solido scudo e alleato. 
Le donne della mia specie invocano il nome di Dio. E non lo fanno invano.

Brano tratto da "Il tempo di Blanca" di Marcela Serrano

1 commento:

  1. Cosi' di primo impatto non so se mi piacciono le donne di questa specie....ma leggero' volentieri questo romanzo...
    Ciao!
    E.

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