martedì 13 agosto 2013

Madre di diecimila figli di Christel Martin e Maggy Barankitse


Christel Martin, una fotografa e scrittrice francese, in collaborazione con Lorette Nobécourt, racconta la storia straordinaria di Maggy Barankitse in Burundi.
Quando sentiamo parlare d'Africa è sempre per storie di dolore e sofferenza ma Maggy non ci sta, ai suoi ragazzi vuole trasmettere gioia e speranza nel futuro.
"Nonostante le atrocità, io testimonio prima di tutto la speranza. Non sono qui per accusare o riparare, ma per accompagnare. Accompagnare questi giovani per aiutarli a trovare in sé la forza di vivere malgrado i momenti terribili che hanno vissuto".
Attualmente, e quando è stato scritto il libro nel 2005, nel Burundi c'è una situazione di pace (anche se la tensione resta sempre alta) dopo decenni di guerra civile, intensificatasi nel 1993, quando la stessa Maggy ha vissuto momenti di terrore, visto uccidere centinaia di persone e ha deciso di agire mettendo in salvo tantissimi bambini e cercando di ricollocarli nelle famiglie d'origine o aiutandoli a costruire delle case famiglia.
Maggy opera con l'associazione Maison Shalom ed è sostenuta da numerose associazioni nel mondo, così come dalla Chiesa Cattolica e dalle istituzioni umanitarie.

Il libro racconta la storia del Burundi (per quanto possibile) accanto a quella di Maggy, dei bambini che ha aiutato e delle persone che collaborano con lei.
Ancora oggi, non capisco cosa spinga un essere umano a commettere simili atrocità. E' l'effetto del gruppo? La concatenazione di avvenimenti incontrollabili? La violenza di un'emozione insopportabile? La manipolazione? Cerco le ragioni di una simile ira. E' la perdita intollerabile di una persona cara? La paura dello sguardo altrui, di essere considerati vili? Il desiderio di arricchirsi, di vendicarsi? La rabbia per aver perso la faccia?  
Questa donna è straordinaria, ha una forza incredibile ma anche una capacità di fermarsi quando sta andando troppo oltre.
Ho progressivamente accettato di non riuscire a comprendere la parte mostruosa e distruttrice dell'essere umano. Ho capito che non ero all'altezza di quella lotta. E' stata un'esperienza terribile ma anche una grandissima lezione di umiltà, di cui del resto avevo bisogno. C'era dell'arroganza, da parte mia, nell'immaginare che avrei potuto risolvere tutto da sola.
Le parole di un'aiutante di Maggy, la sua maestra Bibi, mi hanno molto colpito per l'essenzialità del concetto che troppo spesso ci sfugge:
Invece Bibi accetta. "Della natura umana ho visto la parte peggiore e la parte migliore". Lei ha scelto di mettersi al servizio di quella migliore. 
Di Maggy mi ha anche colpito la sincerità, quando ha capito che non sempre riusciva a trovare la famiglia d'origine di tutti i bambini, che è sempre la sua priorità, ha aiutato le famiglie di fratelli e sorelle a costruire delle case famiglia (nel 2005 erano già 500), preferendo questa scelta all'adozione, anche all'adozione internazionale.
Io lotto anche contro il modello dominante della civiltà occidentale. Le comodità materiale non possono sostituire l'appartenenza culturale.
Con la sua lucida visione, aiutata anche da persone esperte e preparate aiuta questi ragazzi a costruirsi una vita. Il suo non è assistenzialismo, è un grande amore che trasmette anche responsabilità. Maison Shalom aiuta i giovani ad inventarsi un lavoro oltre ad offrire una diffusa scolarità.
Negli orfanotrofi del Burundi, che del resto sono gestiti per la maggior parte da congregazioni straniere, il bambino viene ospitato fino alla maggiore età. Dopodiché viene abbandonato a se stesso. In questo modo, rimane privo di risorse personali. Prima ospitato in un universo chiuso e piuttosto privilegiato, si ritrova completamente estraniato rispetto alla vita delle colline. Non ha alcun senso di responsabilità e conserva l'illusione che riceverà tutto dall'esterno. Che ne è allora della sua creatività? Eppure bisogna arrangiarsi, diventare protagonisti del proprio sviluppo.
E il perdono! La riconciliazione! Maggy insegna questo ai bambini, cerca di costruire una generazione che abbandoni l'odio per il perdono, la vendetta per la riconciliazione. Difficile quando si hanno ferite così gravi ma possibile quando si è stati amati incondizionatamente da questa donna.
Anche il criminale, l'assassino, può redimersi se sente il perdono della vittima.

Se l'uomo potesse capire fino a che punto l'odio lo aliena, mentre l'amore lo rigenera, lo accresce..

Non capisco perché in Italia hanno voluto cambiare il titolo originale "L'odio non avrà l'ultima parola" che rappresenta il messaggio di Maggy...
"E' l'unica che ha osato guardare più lontano, l'unica che si è permessa di costruire un cinema sotto le bombe perché sa da molto tempo che il diritto al sogno, il diritto alla cultura sono assolutamente indispensabili."


Titolo originale: La haine n'aura pas le dernier mot, 2005 (L'odio non avrà l'ultima parola), traduzione di Maria Moresco

Tutte le mie note.

2 commenti:

  1. gli stralci che hai riportato sono davvero intensi, la testimonianza di questa donna fa restituire fiducia...grazie per averla condivisa!

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    1. Sì, mi ha veramente colpito nel profondo, soprattutto quando parla del perdono che, in casi come questo, è veramente difficile!

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