domenica 1 settembre 2013

Letture facoltative di Wislawa Szymborska


C'è bisogno delle mie parole per descrivere quello che si prova quando si legge Wislawa Szymborska?

Credo proprio di no.

E quindi lascio parlare questa donna simpatica, arguta, divertente e pungente...Adorabile!


In quanto un po' all'antica, ritengo che la lettura sia il più bel passatempo mai escogitato dall'umanità. L'Homo ludens danza, canta, si produce in gesti pieni di significato, assume pose, si acconcia, banchetta e celebra elaborate cerimonie. Non voglio sottovalutare l'importanza di simili passatempi senza, la vita umana scorrerebbe con una monotonia inimmaginabile e forse andrebbe allo sbando. Tuttavia si tratta di azioni di gruppo su cui aleggia, più o meno percettibile, quel certo odore da addestramento militare collettivo. Con un Libro in mano, l'Homo ludens è libero. Almeno nella misura in cui gli è concesso esserlo. È lui a stabilire le regole del gioco, obbedendo soltanto alla propria curiosità. Gli è dato di leggere sia libri intelligenti, dai quali apprendere qualche cosa, sia libri sciocchi, perché anche da quelli è possibile ricavare informazioni. È libero di non leggere un libro sino alla fine e di cominciarne un altro dall'ultima pagina, risalendo verso l'inizio. È libero di farsi una risatina là dove non è previsto, o di soffermarsi inaspettatamente su parole che poi ricorderà per tutta la vita. È libero infine  e nessun altro passatempo lo consente  di prestare ascolto alle argomentazioni di Montaigne o di fare un tuffo nel Mesozoico.

La lettura facoltativa "Sogni" è forse la mia preferita...Ve la trascrivo integralmente:

"Sogniamo, ma con quale sciatteria e imprecisione! "Voglio essere un uccello" dice un tale. Ma se la sorte, pronta, lo trasformasse in un tacchino, ne resterebbe deluso. Non era quello che intendeva. Con la macchina del tempo correremmo rischi anche peggiori. "Voglio ritrovarmi nella Varsavia del XVIII secolo" immagini senza riflettere, nella convinzione che non ci sia bisogno d'altro. E che, naturalmente, planerai quantomeno nei saloni di Sua Maestà il re Stanislao Augusto Poniatowski il quale, sorridendoti benignamente, ti prenderà sottobraccio e ti accompagnerà nella sala dei banchetti per uno dei suoi celebri pranzi del giovedì. E invece piomberai nella prima pozzanghera che capita. Farai appena in tempo a tirartene fuori che nell'angusta viuzza comparirà un tiro a otto, costringendoti ad appiattirti contro il muro e inzaccherandoti di nuovo dalla testa ai piedi. Come se non bastasse, è buoi pesto, non sai dove andare, ti aggiri sul retro di certi palazzi  in un labirinto di stradini orribili, tra cumuli di immondizie e catapecchie pericolanti. Ben presto dalle tenebre sbucheranno dei malandrini che inizieranno a tirarti per la giacca. Non sto scrivendo un romanzo e pertanto non sono costretta a inventarmi qualche cosa per farti uscire da una simile situazione. Ti basti sapere che ora ti trovi in una locanda, dove ti portano dell'arrosto, però su un piatto sporco. Alle tue rimostranze, l'oste tirerà fuori dai calzoni l'orlo della camicia e ci strofinerà il piatto fino a farlo brillare. E quando protesterai, replicherà: "Sei caduto dal pero? Non sai forse che lo stesso principe Radziwill in persona serve così le signore?". In albergo, senza neppure chiedere l'acqua per lavarti, ti getterai sul letto, e su di te si getteranno le cimici. Sul far dell'alba finalmente riuscirai ad addormentarti, per essere da lì a poco svegliato da grida disperate. Qualcuno ha appiccato il fuoco al piano inferiore. Senza attendere l'arrivo dei vigili del fuoco, che non sono stati ancora inventati, salti giù dalla finestra e soltanto grazie a quelle montagne di rifiuti maleodoranti che si ergono nel cortile non ti rompi l'osso del collo, bensì una gamba. La gamba te la metterà a posto senza anestesia un barbiera alle prime armi. Potrai ritenerti fortunato se non ti verrò la cancrena e se le ossa si salderanno correttamente. Zoppicando un po', farai ritorno alla tua epoca e acquisterai il libro da cui bisogna cominciare: Vita quotidiana a Varsavia durante l'Illuminismo. Che ti permetterà di trovare il giusto equilibrio tra il prosaico e il sublime di quei tempi."

Ma non si contano le frasi ironiche, mordaci, graffianti e dissacranti.
"Ma, come ho già detto, il poeta non riesce a stare al passo con i tempi, il poeta rimane indietro. In sua difesa possiamo dire soltanto che è necessario che qualcuno rimanga indietro. Sia pure per raccogliere quanto è stato calpestato e smarrito nella marcia trionfale delle verità oggettive."
E i consigli, spesso ricorre l'invito a non essere perfetti.
"Questo capitolo potrebbe intitolarsi 'Senza esagerare' e spiegherebbe come sulla via verso la perfezione convenga fermarsi qualche passo prima della meta. Può succedere infatti che la meta sia situata sul margine di un precipizio." 

Titolo originale: Lektury nadobowwiazkowe (2006), traduzione di Valentina Parisi

Tutte le mie note.

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