lunedì 13 gennaio 2014

Viki che voleva andare a scuola di Fabrizio Gatti

E se un giorno, attraversando la periferia di una grande città come Milano, Roma, Napoli, Marsiglia o Barcellona, vi capiterà di vedere una baracca, pensate a chi ci abita. Forse anche lì c'è un bambino che ha tanta voglia di andare a scuola.
Questo è un libro ANCHE per ragazzi ma non solo per loro. Leggere storie come quella di Viki e delle sua famiglia è importante perché dobbiamo comprendere, dobbiamo provare empatia ma anche dispiacere e fastidio. Dobbiamo avere sentimenti, devono venir fuori, non possiamo farci annientare dalle leggi e dalle televisioni che seminano rabbia e razzismo. Dobbiamo compatire, nel suo significato etimologico = cum pati, (soffrire con) provare dolore del male altrui.

Dalla prefazione di Gian Antonio Stella
Un paese che ha dimenticato tutto. Che si rifiuta di ricordare che anche noi italiani siamo stati clandestini e siamo emigrati illegalmente almeno in quattro milioni, attraversando i passi alpini o salendo sulle "carrette del mare" che oggi vomitano sulle nostre coste indiani e maghrebini. Che anche noi siamo stati sottoposti ad angherie razziste come le infami campagne dello svizzero James Schwarzenbach, il quale delle mogli e dei vecchi genitori e dei bambini dei nostri emigrati scriveva: "Sono braccia morte, che pesano sulle nostre spalle". Che anche noi eravamo accusati di essere troppo prolifici [...]. Che anche  noi ci ammassavamo in luride stamberghe al punto che a Little Italy, a New York, c'era un condominio dove in 132 stanze vivevano 1324 italiani. Che anche noi un tempo eravamo così miserabili che non davamo alcuna importanza all'igiene, tanto che ai nostri di passaggio a Basilea, in Svizzera, era vietato l'accesso alle sale d'aspetto di terza classe perché "troppo sporchi".
Anno di edizione 2003

3 commenti:

  1. Lo leggero' di sicuro!
    Baci
    Francesca

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  2. Viki lo lessi insieme ai miei figli quando erano piccoli e ne sono contenta perché credo che sia stata una lettura illuminante anche per loro.
    Bilal è tanto che lo voglio leggere e mi hai dato l'input di cercarlo con più determinatezza.
    L'altro libro (il viaggio della speranza) mi sa che ce l'ho e l'ho anche letto. Mi ricordo che era un'edizione molto artigianale però il racconto era molto coinvolgente.

    Sul tema ti consiglio L'Orda di Gianantonio Stella. Bello tosto ma necessario.

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    Risposte
    1. Grazie per la segnalazione ma dopo aver letto e visto Mare chiuso di Stefano Liberti e un pezzo di un altro suo libro A sud di Lampedusa ho deciso di abbandonare per un po' l'argomento...Lo riprenderò quando magari dopo un po' di tempo a contatto con gente poco informata e ignorante mi verranno dubbi a riguardo...a volte capita...e avrò quindi bisogno di ricordare queste cose, di rinfrancarmi nelle mie convinzioni o di trovare argomenti per ribattere.
      Bilal mi ha dato veramente molto, Fabrizio Gatti è molto umano nel raccontare.

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