martedì 13 gennaio 2015

I miserabili di Victor Hugo

De I miserabili di Victor Hugo potrei trascrivere molte delle osservazioni fatte per Guerra e Pace, perché anche Hugo è uno scrittore molto prolisso, religioso, "ossessionato" da Napoleone, innamorato della sua patria, in questo caso la Francia, grande e meticoloso studioso, attento osservatore dell'animo umano e dei suoi comportamenti.

Inizialmente questo romanzo mi è piaciuto molto di più di Guerra e Pace ma poi ho iniziato a trovare pesanti anche le digressioni storiche, architettoniche, politiche, sociali, amorose, geografiche di Victor Hugo. La trama è avvincente ma inghiottita da tutto il contorno che credo la superi abbondantemente in numero di pagine. Alla fine le coincidenze che legano i personaggi in modo davvero inverosimile e le loro "paturnie psicologiche" (quelle che mi erano un po' mancate in Guerra e Pace) mi sono venute a noia. Non vedevo l'ora di finirlo e quando l'ho finito mi è dispiaciuto averlo finito...Strana anche io!

Ho amato follemente il vescovo Monsieur Myriel, così come inizialmente mi piaceva Jean Valjean che poi è diventato troppo duro con se stesso e intransigente! Che esagerato!

Ho un bel po' di note da ricordare e rileggere. E molti personaggi indimenticabili e sfortunati: la povera Fantine, il coraggioso Gavroche e la disgraziata Eponine saranno quelli che mi ricorderò con più affetto (insieme a Myriel, naturalmente!)
Cercava di consigliare e di calmare l'uomo disperato indicandogli l'uomo rassegnato, e di trasformare il dolore in contemplazione d'una fossa mostrandogli il dolore in contemplazione d'una stella.
Hugo mi è risultato subito simpatico con la sua voglia di portare un po' di bene in tutti i cuori e dare anche ai personaggi negativi un ruolo nel lieto fine della storia.

Bellissima poi la soluzione di Hugo a tutti i problemi del mondo:
Primo problema:
Produrre la ricchezza.
Secondo problema:
Distribuirla.
Il primo problema contiene la questione del lavoro.
Il secondo contiene la questione del salario.
Nel primo problema si tratta dell'impiego delle forze.
Nel secondo della distribuzione dei benefici.
Dal buon impiego delle forze deriva la potenza pubblica.
Dalla buona distribuzione dei benefici deriva la felicità individuale.
Per buona distribuzione, non si deve intendere distribuzione uguale, ma distribuzione equa. La prima uguaglianza è l'equità.
Da queste due cose combinate, potenza pubblica all'esterno, felicità individuale all'interno, deriva la prosperità sociale.
Prosperità sociale, vuol dire l'uomo felice, il cittadino libero, la nazione grande.
Non vi trascrivo tutto ma ancora qualche parola...
Risolvete i due problemi, incoraggiate il ricco e proteggete il povero, sopprimete la miseria, mettete fine all'ingiusto sfruttamento del debole da parte del forte, mettete un freno all'iniqua gelosia di chi è per strada contro chi è arrivato, adeguate matematicamente e fraternamente il salario al lavoro, combinate l'insegnamento gratuito e obbligatorio con lo sviluppo dell'infanzia e fate della scienza la base della virilità, sviluppate le intelligenze pur occupando braccia, siate un popolo potente e nello stesso tempo una famiglia di uomini felici, democratizzare la proprietà, non abolendola, ma universalizzandola, in modo che ogni cittadino, senza eccezioni, sia proprietario, cosa più facile di quanto si creda, in due parole sappiate produrre la ricchezza e sappiate distribuirla; e avrete insieme la grandezza materiale e la grandezza morale; e sarete degni di chiamarvi Francia.

Titolo originale: Les Misérables pubblicato nel 1862, letto nella traduzione di Mario Picchi, pubblicato da Einaudi.

3 commenti:

  1. Che meraviglioso post!! Grazie per aver condiviso questa chicca. Pur "conoscendo" gli autori, non mi sono ancora prodigata a leggere i loro libri... :)

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  2. Uno di quelli che non ho ancora letto. Ci sarà tempo per un classico, sì!

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