lunedì 28 settembre 2015

I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews

Insomma, se il cervello è un organo fatto per risolvere problemi, e se il problema è la vita e la sua invisibilità, allora un cervello razionale e funzionante sceglierebbe di porvi fine. O no?
Con il suo splendido font e le sue incantevoli copertine la casa editrice Marcos y Marcos presenta il quinto romanzo pubblicato in Italia dell'autrice canadese Miriam Toews "I miei piccoli dispiaceri". 
Vi ho già parlato di questa scrittrice nata nel 1964 in Manitoba, nel Canada centrale, da una famiglia mennonita. Vi ho già detto che la comunità mennonita ha molta importanza nei suoi romanzi e direi che in questo "I miei piccoli dispiaceri" viene mostrata ancora una volta la sofferenza e la fatica dell'autrice e della sua famiglia in quel tipo di realtà.

Miriam Toews vive tuttora a Winnipeg che è la città in cui è principalmente ambientato il romanzo.

I miei piccoli dispiaceri racconta il rapporto di due sorelle molto particolari ed intelligenti, Yolandi ed Elfrieda. La prima ha una vita in cui non riesce a mettere ordine e stabilità, mentre la seconda è un'affermata pianista, amata e affascinante ma che vuole morire: tenta ripetutamente il suicidio e accanto a lei, a sostenerla e a cercare di farle cambiare idea, ci sono il marito Nic, la madre, la zia ma soprattutto la sorella, Yoli, che racconta la storia in prima persona. 
Il padre non c'è, si è suicidato dodici anni prima.

Il romanzo è parzialmente autobiografico in quanto le sofferenze di Yolandi sono quelle provate dall'autrice che ha dovuto sopportare il suicidio prima del padre poi della sorella Marjorie.

Per entrare nelle storie di Miriam Toews e apprezzarne lo stile, disordinato ed ironico, pungente e colloquiale, ci vogliono un po' di pagine. Poi arriva il capitolo che fulmina, che ti fa capire perché sei arrivata fino lì, perché continui a leggere questa scrittrice e perché questo romanzo è arrivato a te.

In I miei piccoli dispiaceri il capitolo wow (potremmo chiamarlo così) è il decimo. 
In questo capitolo si avvia un'accesa discussione tra Yoli e Elf in cui ognuna esprime il proprio punto di vista sulla scelta di togliersi la vita, sulla fatica di essere lì, sulla difficoltà di essere quelle che si è.

Quindi stai dicendo che tu hai un amor proprio e io no e che una persona con un carattere forte, integra e via dicendo si butterebbe senz'altro nel fiume piuttosto che ridursi a berne l'acqua? Che mi dici del coraggio necessario a rendersi conto e accettare di avere bisogno della birra e di doversi industriare per farla durare? Che mi dici della grazia che occorre per accettare il dono della vita?

Più avanti nel capitolo Yoli discuterà rabbiosamente con il medico psichiatra che ha in cura la sorella e che non si disturba troppo a seguire Elf.

Immaginate uno psichiatra che si sieda di fronte a un essere umano distrutto dicendo, sono qui per te, per prendermi cura di te, voglio fare in modo che tu ti senta meglio, voglio restituirti la tua gioia, non so come farò, ma troverò un modo e poi dedicherò il cento per cento delle mie capacità, della mia preparazione, della mia compassione e della mia curiosità alla tua salute - al tuo benessere, alla tua gioia.

Un personaggio di questo romanzo mi ha particolare colpito: Lottie, la madre di Yoli ed Elf, un concentrato di follia e saggezza, di forza ed ironia, di rassegnazione e curiosità.

Vivere con mia madre è come vivere con Winnie the Pooh. Ha un sacco di avventure, è sempre occupata a mettersi e a togliersi ingenuamente dai guai, e tutte queste avventure sono corredate da qualche rigo di garbata filosofia. C'è sempre qualcosa da imparare quando ti ritrovi con la testa incastrata in un barattolo di miele, se sei mia madre.

È una storia che sono contenta di aver letto, anche se mi ha appassionato solo a tratti, ma i temi del suicidio e della fatica di vivere sono affrontati con coraggio ed onestà.

Cardiologi e strizzacervelli dovrebbero unire le forze e fondare ospedali nuovi. [...]Sono abbastanza sicura che i continenti torneranno a riunirsi prima che cardiologia e psichiatria uniscano le forze.

Titolo originale: All My Puny Sorrows (2014), traduzione di Maurizia Balmelli (Marcos y Marcos, 2015)

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