lunedì 4 gennaio 2016

Cartoline dalla terra di nessuno di Aidan Chambers

Si tratta di un romanzo "Young Adults" ma direi che va benissimo anche per chi ormai è solo adults...
È un'altra delle scoperte fatte grazie ad Amsterdam. E in questo libro la città è davvero presente perché il protagonista, Jacob,  un po' ci si perde e un po' gli viene fatta scoprire, insieme ad altre novità dell'aperta cultura olandese. Se calcoliamo che il libro è stato pubblicato nel 1999, ormai diciassette anni fa, ci rendiamo conto che è un romanzo coraggioso, moderno e anche scomodo.

Oltre ad Amsterdam e alle avventure/scoperte del ragazzo, Geertrui ci racconta la fine della seconda guerra mondiale nei Paesi Bassi quando arrivarono gli inglesi e ci furono violenti scontri con i tedeschi che insieme ad un inverno particolarmente rigido misero a dura prova gli abitanti, ci furono moltissimi morti e anche se la liberazione sembrava vicino dovettero aspettare fino alla primavera del 1945 pagando un prezzo altissimo. La battaglia narrata è quella di Arnhem, di cui non avevo nessuna memoria...Ma ad esserci raccontanti non sono tanto i fatti bellici quanto i sentimenti di Geertrui.
Secondo me il libro eccede un po' in alcune descrizioni particolareggiate ma non coinvolgenti , magari anche la trama è anche abbastanza prevedibile ma piacevole, quindi nel complesso è un romanzo che sono contenta di aver letto!


E...guarda caso...anche in questo romanzo si parla di arte e Daan, l'amico olandese di Jacob, lo porta al Rijksmuseum a scoprire il figlio di Rembrandt che assomiglia al ragazzo inglese!

Titus sembrava così lì che Jacob quasi si aspettava che da un momento all’altro il ragazzo dipinto alzasse la testa, lo guardasse dritto negli occhi e gli parlasse. Avvertì nelle dita l’impulso di toccare quell’immagine quasi speculare. Senza pensare, levò la mano. 
Ma nel mezzo di quell’oscurità che pareva inghiottire ogni cosa risplendevano il viso luminoso di Titus, vivo e vibrante, la tenue tonalità dorata della carnagione, gli occhi bassi profondi e forse un po’ tristi, il labbro inferiore turgido che sembrava essersi appena leccato, di un rosso brillante, sensuale, e tuttavia di una delicatezza innocente. Inviolato, fu la parola che si affacciò alla mente di Jacob.
















«Questa è una delle ragioni per cui amo Rembrandt. La sua sincerità. Sempre onesto. Ama le persone, e le ama per quello che sono. Non ha mai paura della vita così com’è.»



Jacob è innamorato di Anna Frank, ha letto e riletto il suo diario, ed è rimato un po' durato dalla visita dell'alloggio segreto perché si aspettava una cosa più intima, si aspettava di trovarla lì. 
Poi incontra Hille, una ragazza olandese della sua età con cui condividere questa passione, e anche altro!

«E cos’è che ami così tanto in lei, se non sono troppo curiosa?»«Tante cose. Per dirne una, è spiritosa. Molto arguta. E allo stesso tempo è seria e meditativa.»


Questo invece è quello che piacerebbe fare anche a me, quando diventerò nonna, ma esisteranno ancora le cartoline?
«Ho imparato a leggere da solo quando avevo sei anni. Per farmi i complimenti, mia nonna, Sarah, mi ha mandato una cartolina illustrata, con sopra un coniglio che leggeva un libro. Dietro aveva scritto: “Bravo! Adesso puoi scoprire tutti i segreti del mondo”. La volta dopo che l’ho incontrata, mi ha chiesto se mi era piaciuta, e io le ho detto: “Mi è piaciuta così tanto, nonna, che vorrei riceverne una ogni settimana.” E da allora lei mi ha mandato una cartolina ogni settimana, senza saltarne una. Non importa se è malata. O via in vacanza. È lo stesso. Ancora adesso che vivo con lei, continua a mandarle. Per posta. Quando la posta non arriva, una volta è successo che c’era sciopero, è lei che mette la cartolina della settimana nella cassetta delle lettere. L’illustrazione è sempre qualcosa che vuole farmi conoscere, come un famoso dipinto o un edificio o una persona o un paesaggio. Qualunque cosa. E dietro, se non c’è niente che vuole scrivermi, copia una citazione tratta da qualcosa che sta leggendo, o che ha sentito alla TV, oppure incolla un ritaglio di un giornale o di una rivista. Non sempre cose serie. A volte vignette, o personaggi dei fumetti. Le ho conservate tutte, fin dalla prima. Sono settecentoundici, finora.»

Ed Amsterdam?
Ho trovato le descrizioni un po' impersonali, tanti nomi e poche emozioni. Forse sarebbe meglio leggerlo quando si è tornati da Amsterdam piuttosto che prima di partire. 


«Pensa la città vecchia come una mezza ragnatela, con la stazione al centro» gli disse. «Vedi, i canali sono i semicerchi, e le strade che li attraversano… come si dice… le corde?»«Fili.»«Fili che li collegano.»«A me sembra di più un labirinto.»«Sì, forse anche quello.»«Facile rimanere intrappolati nell’una e perdersi nell’altro.»

...il giorno (sorrise tra sé) in cui si era innamorato della città. Perché è così, pensò, no? È come innamorarsi di una persona. Non volersene separare, volerne sapere tutto, amarla per quella che era, i pregi ma anche i difetti, il bello e il meno bello, i suoni, gli odori, i colori, le forme e le stranezze. Amare la sua differenza da qualunque altra. E la sua storia oltre che il suo presente. E il suo mistero, perché c’erano tante cose che lui non capiva.



Titolo originale: Postcards from No Man's Land (1999), traduzione di Alessandra Padoan, RCS


Non cresce come un albero imponente 
Ciò che rende l’Uomo un essere migliore; 
Né vive a lungo come una quercia, trecento anni, 
Per poi infine cadere come ciocco, arido, secco e spoglio: 
C’è ben più incanto in un giglio 
Sbocciato un giorno a maggio, 
Anche se cade e muore in una notte; 
Fu la pianta e il fiore della Luce. 
Solo in piccole proporzioni vediamo la bellezza; 
E in brevi misure la vita può essere perfetta.

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