venerdì 26 febbraio 2010

I compiti: riflessione guidata

Nel mio viaggio nelle opinioni sui compiti a casa ho incontrato una proposta diversa dal libro del giveaway.
In questo testo si difende con molta determinazione il valore dei compiti a casa, pur con una chiara premessa in cui viene evidenziato che il valore diminuisce progressivamente al carico, riferendosi ad un'analisi di Daniela Lucangeli che potrete trovare qui.

L'autore di questo testo propone di guardare ai compiti come ad "un'attività di integrazione", l'obiettivo del compito è portare a termine il processo di apprendimento iniziato in classe.
Un'altro obiettivo è quello di poter elaborare personalmente quanto sentito e sperimentato in classe. ("per digerire")

Obiettivi secondari sono: la fiducia in se stessi, la volontà di mettersi in gioco, l'autodisciplina e il senso di responsabilità.

In tutto questo il genitore deve aiutare il bambino a predisporsi bene nei confronti dell'attività compiti che seppur importante può essere affrontata con tranquillità.

Il consiglio è quello di essere allenatore, non arbitro o spettatore.
Un buon allenatore è colui che rispetto al figlio "lo tranquillizza, gli rammenti quali strategie utilizzare e come affrontare il percorso, lo sprona a fare del suo meglio, senza demonizzarlo o intimidirlo" ma non potrà mai sostituirlo nel momento della gara.

Mentre leggevo questo testo stavo sostenendo mia figlia nello studio di geografia con la certezza che il giorno dopo sarebbe stata interrogata.
Il mio problema è che normalmente un allenatore segue atleti che sono appassionati a quello che fanno, mentre un genitore, alcune volte, deve spronare studenti che non hanno nessuno interesse per quello che devono imparare. Alla mia obiezione "Ma non ti interessa la Lombardia...E' la nostra regione..."
Mia figlia ha risposto "Perché devo studiarla ? La vedo!"
Certo sarebbe bello poter sostituire gli studi con un viaggio alla scoperta del mondo, del suo presente e del suo passato.
Le ho anche proposto di ripetermi la lezione guardando google earth che a lei piace molto. Ma si è rifiutata indignata di collegare un divertimento con lo studio.
Un allenatore non seguirebbe mai un atleta che non vuol correre.

Stasera avevo raggiunto ancora una volta la disperazione...Poi a tavola, come per magia, abbiamo riso, scherzato, giocato e cantato per un'ora e mezzo. Lei è così. Posso non amarla se già in quinta elementare si accontenta del 6 ? No, non posso ma certe volte è evidente dal mio sguardo e dal mio comportamento che è così.

E alla fine la maestra non l'ha interrogata...

5 commenti:

  1. Una voce di speranza: mi sono rovinata la vita nei 5 anni di elementari, giungendo talvolta anche a rovinare la bellissima sintonia che c'è con mia figlia, a causa dei compiti. Quante volte mi sono detta, lo confesso "Ho generato una deficente..": era capace di chiedermi il significato di una parola leggendo un testo la prima volta, e di nuovo 5 minuti dopo rileggendolo la seconda volta, ed anche una terza, e di nuovo il giorno dopo. Gli ho dovuto ri-insegnare le tabelline OGNI ANNO, ed ancora non ha capito la differenza tra aggettivo e pronome, spiegata circa 39 volte. Il seguire i suoi compiti era un lavoro a tempo pieno. Non sto a dirti con che animo aspettavo le medie, quasi sperando che me la bocciassero in 5a per darle modo di maturare un pò.
    E invece.... cambiato scuola, insegnanti, compagni, Claudia è un'altra persona: non va affatto male, nella prima pagella c'era solo un 5 e molti 7, e, soprattutto, ci va VOLENTIERI!
    Non disperare quindi, Milla: se ce l'ho fatta io...
    DaniVS

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  2. A me è successo il contrario: brava alle elementari, un disastro alle medie!!!
    Un allenatore che allena un corridore che non sa nemmeno camminare... mi sembra di essere questo!!! E' frustrante, è vero!!!
    La cosa che mi consola un po' è che mia figlia si rende conto dello sforzo che ogni giorno condivido insieme a lei e si sforza anche per questo!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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  3. Ahahahah GRAZIE!Io trascorro i miei pomeriggi tentando di convincere mio figlio a mettere nello studio la stessa concentrazione che usa per giocare alla play station!!! Naturalmente non ottengo molto...Grazie ancora, mi consoli...

    P.S. Mio figlio è ancora in terza elementare, AIUTOOOOOOOOOOOOO

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  4. Disperare no ma poco ci manca...

    Perché così poca passione e senso del dovere ?
    Poi un conto è non capire proprio un altro e non voler fare. Chiudersi a riccio ancora prima di iniziare.

    Sto leggendo "Sfamiglia" di Crepet la prox settimana ve ne parlo...

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  5. utilissimo questo libro...
    molto interessante il post!!!

    ^__^

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