martedì 31 agosto 2010

TERRA MADRE

"La natura ha una capacità mostruosa di rigenerarsi. Basta lasciarla in pace."

Terra madre è un'organizzazione nata da Slow Food, per fare incontrare contadini di tutto il mondo ed università, per creare un tavolo comune che ha come obiettivo quello di preservare la biodiversità dei semi, la qualità dei cibi e il rispetto dell'ambiente. Ogni due anni a Torino, quest'anno dal 21 al 25 ottobre, c'è un grande incontro su questi temi. Visitati i siti che sono ricchi di informazioni a riguardo.


Terra Madre è anche il documentario girato da Ermanno Olmi nel 2009.

Un documentario molto poetico, con poche parole, un film che non alza la voce, non attacca, non denuncia con forza ma mostra con le immagini che qualcosa di diverso c'è e si può fare.
Splendida la presenza di Vandana Shiva, una donna indiana che si batte da anni sul tema della biodiversità.

Questo è il trailer:

Allegato al dvd c'è anche un libro dal titolo "Ortolani di civiltà" con esperienze di approfondimento.

Proprio da questo libro traggo la risposta di Ermanno Olmi alla domanda: Come Organizzare la Resistenza?
La strategia giusta non è lo scontro frontale e nemmeno la guerriglia. E' ignorare i colpevoli, staccarsi da loro. Rendersi estranei al loro progetto. Aiutare le persone a farsi un orto, a mettergli sotto il lavandino aceto e cenere al posto dei veleni, a non comprare surgelati.

Ci sono alcuni momenti commoventi nel film. Per esempio la parte in cui si fa riferimento alla vita di un uomo, Ernesto, che a pochi passi da una traffica statale in provincia di Treviso, si è costruito un suo spazio vitale, nel quale ha vissuto per quarant'anni senza denaro, luce, gas né aiuti dall'esterno. Vorrei trovare il libro "Un uomo senza desideri" di Ignazio e Fulvio Roiter che racconta, anche con fotografie, questa storia.

Ma sono arrivata alle lacrime quando ho ascoltato Sam Levin, un ragazzo di 15 anni del Massachussets.

Non sono riuscita a trovare il video con i sottotitoli, per cui metto quello in inglese e la trascrizione del discorso presa da Slow Food La Spezia Cinque Terre.


Un lunedì di esattamente un anno fa, attraversavo la porta della mia scuola superiore in Massachusetts, con l’intenzione di presentare l’idea del Progetto Germoglio (= Project Sprout) al mio consigliere di orientamento (= Guidance counsellor, figura simile al tutor). E questo era quanto era, un’idea. Non avevo studiato nient’altro, se non la volontà che gli studenti della mia scuola e le persone della mia comunità iniziassero a dare maggiore attenzione al loro cibo, e alla natura intorno a loro. Ero già un fervente naturalista e quando non ero nei boschi o negli acquitrini, passavo il mio tempo nella fattoria in fondo alla strada dove si trovava la mia casa, giocando a calcio con i maiali o cavalcando le mucche. Così, dopo avere parlato con il mio consigliere di orientamento -il Signor Powell -mi sono associato con due altri studenti, Sarah, una giovane amante del giardinaggio e dei bambini, e Natalie, matta per le buone verdure nella mensa. Insieme, abbiamo iniziato a sviluppare l’idea, immaginando i dettagli del progetto. Dopo qualche settimana avevamo un piano.

Il piano era semplice: creare un giardino botanico biologico gestito dagli studenti con fini scolastici. Uno strumento educativo per gli studenti tra i 2 ed i 18 anni, fornendo ottima materia prima per i pranzi della scuola e creando dei legami con la natura ed il cibo per i bambini nel nostro distretto. E con questo piano, insieme ad una certa energia, eccitazione e motivazione, abbiamo iniziato a lavorare per realizzare il nostro obiettivo.

Abbiamo incontrato gli agricoltori locali, i giardinieri, i paesaggisti e i disegnatori, gli insegnanti e i gestori del suolo. Abbiamo lavorato con leaders di associazioni no-profit e, cosa più importante, abbiamo lavorato insieme. Non potevo passare di fronte all’ufficio del Signor Powell senza fermarmi a parlare con lui. Sarah, Natalie ed io ci incontravamo tra una lezione e l’altra e durante il pranzo, doposcuola e prima della scuola. Sebbene non ci conoscessimo prima di ottobre, man mano che il tempo passava, la nostra relazione divenne indistruttibile. Come ben sappiamo, il cibo unisce le persone. Ma come ho imparato, lavorare per risparmiare cibo crea legami incredibilmente forti tra le persone.

È incredibile ciò che un’idea può divenire. Ma finché non divieni testimone di tale evoluzione, dall’idea alla realizzazione, non puoi credere che possa essere vero. Così, per i primi tre mesi, abbiamo lavorato quasi sempre in tensione. Ci stavamo preparando per la riunione del comitato scolastico alla quale dovevamo presentare il nostro progetto per l’ approvazione. Ci avevano più volte avvertito di essere preparati per un rifiuto, che il comitato scolastico ci avrebbe probabilmente voltato le spalle, ed eravamo ancora insicuri su quanto sarebbe accaduto. Ma rapidamente alla paura abbiamo sostituito un grande entusiasmo. Abbiamo letto libri su libri sul giardinaggio e studiato ogni progetto – in qualche modo legato al nostro -che siamo riusciti a trovare. Nel frattempo, è accaduto qualcosa di importante. Abbiamo trovato un luogo potenziale per la realizzazione del progetto: un vecchio campo da calcio dall’altra parte della scuola superiore. All’improvviso, la nostra idea intangibile ha assunto un elemento di tangibilità ed abbiamo iniziato a lavorare a pieno ritmo. Abbiamo preso campioni del terreno e misurato le tavole dell’acqua e le ore di esposizione solare. Abbiamo studiato le potenziali ubicazioni per l’orto del primo anno. Quando è giunto il momento della riunione del comitato scolastico di gennaio, avevamo la sensazione che avevamo lavorato troppo e troppo a lungo, per farci dire da un gruppo di persone sedute attorno ad un tavolo che non avremmo potuto coltivare questo orto. Così abbiamo semplicemente deciso di spiazzarli. Abbiamo capito che avremmo dovuto essere pronti ad ogni possibile domanda o sfida da parte loro, con dieci risposte ed un’intera collezione di ricerche che ci sostenessero. E il 15 gennaio 2008 abbiamo ottenuto l’approvazione.

Successivamente, ci siamo resi conto che si trattava di un’importante formalità che andava fatta ma che in realtà l’approvazione era arrivata tre mesi prima, quando avevamo deciso che lo avremmo fatto.

Abbiamo iniziato a lavorare con Bridghe -la nostra disegnatrice dell’orto e giardiniera professionista – al fine di elaborare piani annuali dell’orto. Abbiamo incontrato molti altri agricoltori. Abbiamo venduto piante autoctone come primo esercizio per raccogliere fondi; spedito centinaia di lettere per ricevere donazioni dalle realtà economiche della zona. Abbiamo pianificato la nostra prima attività: un maiale arrostito in una fattoria locale che ha svolto funzioni di ristorante, con prodotti tutti locali donati dagli agricoltori del posto, con musica dal vivo grazie ad un gruppo di studenti. All’evento del maiale arrostito abbiamo raccolto più di 9000 dollari e riunito più di 300 persone della comunità, insieme per godere di cibo locale e parlare di giardinaggio ed agricoltura.

E con il passare del tempo, c’erano sempre più esperienze di successo come questa. Abbiamo costruito un sistema unico di recupero dell’acqua che ha raccolto l’acqua piovana per l’irrigazione delle nostre coltivazioni. Abbiamo raccolto più di 30.000 dollari ed attuato i primi passi del nostro programma educativo, ricevendo nell’orto ogni lunedì una classe di un asilo a fini educativi.

In agosto, nello spazio eat-in di Slow Food Nation, ho preso l’impegno -su di una tovaglia -che entro un anno avremmo ottenuto qualche cosa per i pranzi scolastici. Un mese dopo, abbiamo servito lattuga con pomodorini ciliegia, carote e fagiolini nella mensa della scuola superiore e della scuola elementare.

E lentamente, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo dimostrato al comitato scolastico che eravamo organizzati e impegnati, e che avevamo riflettuto sulle sfide che avremmo dovuto affrontare. Abbiamo dimostrato ai nostri insegnanti che non volevamo semplicemente spargere alcuni semi sulla terra. E cosa più importante, abbiamo dimostrato a noi stessi che i giovani possono fare la differenza. Lo abbiamo fatto realizzando piccole cose e grandi cose. Lo abbiamo fatto donando più di 500 chili di prodotto a famiglie a basso reddito in tutta la regione e consegnando un pomodorino ciliegino nelle caselle della posta di ogni insegnante e membro del personale della nostra scuola.

Lunedì, esattamente un anno dopo avere varcato l’ufficio del Signor Powell per parlare di questa idea di riunire i bambini e ragazzi per riflettere sul cibo e sulla natura, ho attraversato nuovamente quella porta. Questa volta arrivavo giusto dall’orto dove avevo osservato le linee che erano state segnate per l’allargamento dell’orto e l’area che era stata destinata a un frutteto. Stavo andando a scuola per parlare con il Signor Powell ma questa volta dovevo assicurarmi che il responsabile della mensa avesse ricevuto i trenta chili di patate del progetto “Puré di Patate del Germoglio”. Dovevo anche confermare la riunione con gli studenti della scuola vicina che hanno espresso il desiderio di realizzare un orto. Mi chiedevo di cosa avrei potuto
parlare con lui tra due anni, in ottobre, quando sarei diventando senior. E mi chiedevo chi si sarebbe curato dell’orto tra 20 anni, prima di andare a scuola, quando anche il Signor Powell non ci sarebbe stato più. E sapevo che comunque ci sarebbe stato qualcuno e che l’orto sarebbe divenuto ancora più bello di oggi. Questo ultimo anno è stato il più bello della mia vita. Ho vissuto i momenti più incredibili grazie al Progetto Germoglio. Momenti come l’arrivo di bambini di un asilo in piena agitazione al pensiero di togliere le erbacce. Una bimba ha detto a Sarah che “le facevano schifo i piselli dolci ma che quelli del nostro orto erano buonissimi”.

Momenti come quelli di vedere studenti in permanenza a scuola per punizione scendere all’orto e chiedere altre cose da fare perché era divertentissimo occuparsi dell’orto. Un bambino, propenso per lo più a picchiare, mi ha detto che il Progetto Germoglio era uno sballo. O momenti come quello che ha seguito la riunione del comitato di settembre, quando l’intera squadra si è soffermata nel parcheggio della scuola, mangiando cocomeri appena raccolti nel rimorchio del camioncino del Signor Powell. Ma è anche vero che ho vissuto i momenti peggiori della mia vita lavorando al progetto. Come quando sembrava che il nostro evento di raccolta fondi venisse annullato dopo due mesi di preparazione. E quando non abbiamo ottenuto il primo sussidio richiesto, sul quale avevamo lavorato per quattro settimane. In primavera, ho perso una gara di scienze per andare ad una riunione importante del Progetto Germoglio e le persone che ho deluso non mi hanno parlato per mesi. Ci sono state notti in cui non ho chiuso occhio e ho pensato che non mi sarei mai ripreso. Ma darei ancora 1000 di quelle notti per anche solo una di quelle cose incredibili che sono successe negli ultimi 12 mesi.

Ma non è soltanto quanto è accaduto negli ultimi 12 mesi, per quanto sia stato incredibile. È stato come è accaduto ed è quello che ancora accadrà. Perché la verità è che Sarah, Natalie ed io non siamo speciali. Non abbiamo nessun potere o talento speciale. Abbiamo solo due cose. Abbiamo giovinezza, cosa che si può trovare in ogni città, in ogni parte del mondo. E abbiamo motivazione, che è lì fuori. “Mount Everett” – la scuola nella città a sud della nostra – ha chiesto aiuto per iniziare un loro progetto Germoglio. E così pure la scuola della città a nord della nostra. Come pure l’Accademia Lincoln nel Maine, a più di 500 chilometri di distanza. La Radio Giovani della California, a quasi 5000 chilometri, vuole una versione del Progetto Germoglio e persino una scuola a Kedougou, nel Senegal, dall’altra parte dell’oceano Atlantico, vuole un gemellaggio, per lo sviluppo di un Progetto Germoglio a Kedegou. È la cosa più emozionante, questo è disseminare. Ci sono bambini in tutto il mondo che vogliono realizzare questa idea, tutto ciò di cui hanno bisogno è un po’ di speranza ed ispirazione. Quello che tutti voi avete iniziato è l’incredibile inizio di una potente rivoluzione. Ma so che tutti voi vi state domandando se la mia generazione sarà in grado di portare avanti questa rivoluzione, fino al compimento della sua missione.

Sono qui oggi perché voglio che voi sappiate che la abbiamo in pugno. Voglio che voi sappiate che da ora in poi, la gente dovrà smettere di dire “I ragazzi al giorno d’oggi…” per dire “che ragazzi al giorno d’oggi !”.

Ecco perché sono qui oggi. Non perché la storia del Progetto Germoglio sia un esempio di successo. Questo progetto è ancora molto recente ed abbiamo ancora molto lavoro da fare. Chi sa quali sfide e ostacoli ci riserva sul cammino. Non è un esempio di successo. È qualcosa d’altro. Una finestra attraverso la quale tutti noi possiamo indirizzare un’occhiata veloce alla forza dei giovani. Una promessa ai nostri genitori, a voi tutti, che porteremo avanti quanto iniziato. La storia del Progetto Germoglio è un messaggio della nostra generazione a quanti venuti prima di noi:

Saremo la generazione che riconcilierà il genere umano con la Terra”. 






6 commenti:

  1. Questo post vuole essere pubblicato...
    Non si lascia più modificare, non si lascia programmare...
    Che devo fare?
    Lo lascio dov'è.
    Buona lettura.

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  2. Lascialo esattamente così com'è!!!
    Il video del post precedente (stupendo - non l'avevo mai visto!!!) e questo intervento del giovane americano, mi hanno aperto il cuore e mi hanno fatto capire tante cose. I nostri genitori, la generazione che è venuta prima di noi, ha fatto moltissimi errori, errori che ci hanno portato sull'orlo del baratro, ma la generazione che verrà dopo di noi forse ci salverà. Noi ci piazziamo in mezzo!!! Subiamo le conseguenze degli errori dei primi ma avremo modo di vedere il riscatto dei secondi... almeno lo spero!!!
    Un bacio
    Francesca

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  3. Spero di esserci anche io quest'anno.
    Belli i tuoi post, ti ho trovata sui commenti di Brigid.
    Un abbraccio

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  4. Un messaggio di speranza! Basta con il porre continuamente l'accento sul negativo... questo per me sarà lanno dell'orto in balcone... MI auguro un buon raccolto!!!!

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  5. @Francesca, spero che avremo modo di aiutare i secondi a riscattarci!

    @Althea, benvenuta! Ho scritto nel tuo blog che è entrato nei miei preferiti senza arrivare in fondo alla prima pagina!

    @Vai Palmy! Io quest'anno ho avuto grandi soddisfazioni dal mio orto senza dedicarci tantissimo tempo. Anche se quando mi impegno è pura fatica, ma una bellissima fatica che mi dà grande soddisfazione!

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  6. Articolo molto toccante. Speriamo diano entusiasmo alle nuove generazioni!

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