mercoledì 8 febbraio 2012

L'aiuto...the Help...di Kathryn Stockett (2009)

"L'aiuto" di Kathryn Stockett mi ha tenuta impegnata per parecchie ore durante questo ultimo fine settimana baciato dal freddo. In pratica l'ho divorato, anche se le prime cento pagine mi sono sembrate un po' banali sapevo che continuando avrei trovato quello che cercavo, se si esclude la fastidiosa rimozione di tutti i tempi verbali, in particolare del congiuntivo, nella parti raccontante da Aibileen e Minny, le due domestiche di colore che raccontano, insieme a Skeeter, la giovane ragazza bianca, questa storia.
Questo romanzo coinvolge e trascina, i personaggi sono veramente ben caratterizzati e ci si affeziona a tutti, anche a quelli negativi. Mi ha fatto venire strane idee e nascere profonde riflessioni.
Questo romanzo mostra, con un abile gioco narrativo, come sia inutile giudicare le persone... La stessa Hilly, che incarna il personaggio negativo, non può essere giudicata in modo troppo crudele, perché come sostiene Aibileen, si è creata lei stessa una prigione, seppur dorata, dalla quale è difficile evadere...


Ma ci sono alcune storie che suscitano una forte rabbia come quella di Yule May.
Yule May chiede un prestito a Hilly (75 dollari!) per poter mandare i due figli gemelli all'università, perché pur avendo risparmiato tutta la vita le manca ancora quella misera cifra per l'iscrizione. E Hilly le risponde che deve ingegnarsi da sola per guadagnarli!
Così  (la maledetta=giudico ma non posso trattenermi!) la denuncia per aver rubato un anello (di poco valore e che non si ricordava nemmeno più di avere) e la fa mettere in prigione. Per fortuna la comunità di colore raccoglie i soldi per poter mandare comunque i suoi figli all'università, ma lei si fa QUATTRO ANNI!
Mi è piaciuto molto quando Lou Anne, una delle amiche di Hilly, confessa a Skeeter di non voler licenziare la sua domestica, Louvenia, perché è stata molte volte l'unico motivo per cui si alzava dal letto al mattino, l'unica che la capisse e che l'aiutasse a continuare a vivere...
Non era questo lo scopo del libro? Far capire alle donne: "Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano. Molte meno di quanto si pensi."
Questa volta ho cercato di guardare il film senza cercarci il romanzo, mi sono detta: è evidente che un film (benché duri più di due ore) non possa contenere un libro di cinquecento pagine. .
E poi ci sono cascata ancora...Nel film continuo a cercare gli stessi dialoghi, le stesse scene, le stesse emozioni che ho provato io leggendo il libro. Vorrei che i personaggi, le case, gli abiti, i particolari della storia fossero come quelli del romanzo. Mi scoccia quando qualcosa viene cambiato (come il colore della pelle della figlia di Constantine e tante altre piccole o grandi cose).
Non sono riuscita nel mio intento, mi dispiace, quindi ancora una volta non ho trovato il film all'altezza del romanzo ma questo non significa che non sia un bel film, anche se è lento e un po' noioso, mentre il trailer sembra così spumeggiante:


Titolo originale: The help

Kathryn Stockett è un'autrice esordiente, questo è il suo primo, e momentaneamente unico, romanzo.
L'autrice è nata a Jackson in Mississipi, luogo in cui il romanzo è ambientato, e si è trasferita, come la protagonista, a New York dove ha lavorato proprio in campo editoriale, questo per nove anni, perché ora vive ad Atlanta (è tornata al sud!) con la famiglia.
Alla fine del  romanzo Kathryn Stockett racconta che anche lei ha avuto una domestica a cui era molto affezionata e, probabilmente, in Skeeter c'è molto di lei. Lei stessa si rende conto di aver accettato certe cose come "normali" durante la sua infanzia.
Scrive "Di un fatto sono sicura: non credo di sapere che cosa significasse veramente essere una donna nera in Mississipi, specialmente negli anni Sessanta.  Penso che nessuna bianca che stacca un assegno per pagare una nera possa mai veramente capire. Ma cercare di farlo è essenziale per un essere umano."


La trama


Siamo nel 1960 a Jackson in Mississipi, sud degli Stati Uniti d'America, dove è ancora in vigore la segregazione razziale e si cercano di spegnere sul nascere le insurrezioni per la conquista dei diritti civili e umani a tutta la popolazione di colore.
Aibileen ha una cinquantina d'anni. Vive sola, ha da poco perso il suo unico figlio per un incidente sul lavoro e per la mancanza di intervento da parte dei bianchi che lavoravano con lui.
Aibileen ha sempre fatto la domestica ma, oltre a lavare, pulire e cucinare, si è occupata di ben diciassette bambini, tutti cresciuti con amore. Ma Aibileen ha sempre cambiato lavoro quando il germe del razzismo spuntava nei suoi piccoli, che fino ad allora la consideravano una mamma.
Adesso cura la piccola Mae Mobley, figlia di Elisabeth Lefort, una donna che non ama molto passare il tempo con la proprio figlia e non perde occasione per rimproverarla e mortificarla.
Aibileen è dolce e materna, simpatica e coraggiosa: una persona meravigliosa che, durante la lettura, vorresti spesso abbracciare forte.
Minny invece ha cambiato spesso lavoro perché non è mai riuscita a tenere a freno la lingua e alle "padrone" non piace essere contraddette o che vengano rivendicati i diritti delle domestiche.
Minny ha cinque figli e un marito ubriacone che la picchia spesso, a parte quando è incinta, infatti nel corso della storia resterà incinta un'altra volta per avere un periodo di "tranquillità" ed evitare le dolorose, ma ben celate, botte del marito Leroy.
Minny è simpaticissima, schietta e diretta, sempre con la battuta pronta e capace di mandare avanti una vita difficile, senza farsi compatire ma con coraggio e abnegazione.
Minny, dopo essere stata licenziata da Hilly, trova lavoro presso una donna insolita che viene da un'altra città e che la tratta quasi come un'amica, rompendo tutte le convenzioni in uso dalle altre parti. Mi piace un sacco Celia Foote perché viene ben descritta dalla Stockett ed è con lei che l'autrice gioca con il nostro giudizio, e anche con quello di Minny. Celia è pigra e svogliata, sempre chiusa dentro casa, solo molto più tardi scopriremo che ha già perso tre bambini, e perderà il quarto ed è questa la ragione per cui non fa nulla, spera che in quel modo, il bambino non se ne vada un'altra volta...E' affezionata a Minny, così come il marito Johnny che non dovrebbe sapere dell'esistenza della domestica ma è ben contento che ci sia perché finalmente mangia come si deve, Minny infatti è una cuoca fantastica!
Celia Foote mi è piaciuta tantissimo. E' una donna procace e vistosa, ma molto ingenua e naturale, non ha amiche perché ha sposato l'ex fidanzato di Hilly e quindi lei le ha fatto terra bruciata intorno.
Hilly e Elisabeth sono le amiche d'infanzia di Skeeter (soprannome, il suo nome è Eugenia Phelan), rimasta l'unica né sposata né fidanzata, per la disperazione della madre.
Anche la mamma di Skeeter, Charlotte, è un personaggio ben caratterizzato: una donna tradizionalista e fissato con i vestiti ed i capelli!
Skeeter amava profondamente la sua domestica Constantine che la madre ha cacciato di casa quando lei era all'università, perché disturbata dalla figlia di lei, nata bianca, in quanto proprio Constantine era figlia di un bianco.
Skeeter non è come le altre ragazze, sente l'ingiustizia della segregazione e soprattutto vorrebbe più rispetto per le domestiche che le crescono. Le viene un'idea che realizzerà con il fondamentale aiuto di Aibileen, poi di Minny e di tante altre domestiche.
Scrivono un libro che racconta proprio la vita di una domestica di colore in Mississipi. Ci sono anche storie positive, di buoni rapporti, di reciproco aiuto ma anche tante storie di vessazioni e maltrattamenti.
Nel libro tutte le domestiche sono anonime e non si rivela neanche la città da cui vengono.
Quando il libro esce viene presentato alla televisione del posto e tutti sono curiosi di leggerlo, tutti sospettano che si tratti di Jackson, alcune domestiche vengono licenziate, altre padrone si rifiutano invece di farlo, finché Hilly arriva all'ultimo capitolo, quello in cui Minny racconta la Tremenda Porcata che le ha fatto quando l'ha licenziata...A quel punto Hilly per paura che si venga a sapere che è lei la protagonista di quel racconto, smorza le voci su Jackson, però convince la debole e insulsa Elisabeth a licenziare Aibileen.
Nel frattempo però:
Minny conserva il lavoro da Celia e Jonny che le vogliono veramente bene e mentre lei dovrà curare il suo piccolo sarà sua figlia ad occupare quel posto. Minny trova anche la forza di lasciare il marito, con i soldi che guadagnerà con il libro, potrà permettersi di vivere lontano da lui, per il momento si trasferisce dalla sorella. Ma se Minny si mette in testa una cosa difficilmente cambia idea.
Skeeter trova lavoro a New York presso una casa editrice, quella che ha pubblicato il suo libro, e si trasferisce là perché a Jackson le restano solo i genitori ma una convivenza forzata rovinerebbe il loro rapporto.
Aibileen invece soffre moltissimo a dover lasciare la sua piccola Mae Mobley a cui stava insegnando molte cose, soprattutto a volersi bene e a considerare le persone uguali, bianchi e neri.
Però per lei si apre una nuova porta. Finora aveva aiutato Skeeter a scrivere una rubrica di consigli per casalinghe, adesso che deve lasciare questo lavoro confessa al suo direttore che tutti i consigli sono stati dettati da Aibileen, e lui decide di assumerla, chiedendole di mantenere il segreto. Con i proventi del libro e questo lavoro Aibileen potrà vivere senza fare la domestica e chissà che non scriva ancora qualcosa...



4 commenti:

  1. Cara Alchemilla, vedi, scrivo!
    Lo faccio perchè proprio sabato sera ho visto il film di cui parli, ma come di solito faccio subito quando vedo un film che mi ha colpito in modo particolare, non ho fatto nessuna recensione nello spazio del mio sito, perchè non mi è ' entrato dentro'
    Non avevo letto il libro, in genere è raro che un film di cui avevo letto prima, mi dia le stesse emozioni del libro che, per me, sono sempre più intense.
    Qui posso solo dire che è sicuramente un film molto piacevole, ma niente di particolare, a tratti anche un po' superficiale per il tema trattato.
    A presto

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  2. Che bella recensione! Terrò presente il libro, mi hai fatto incuriosire. La trama non l'ho letta, non mi piace avere anticipazioni.
    In genere non vedo mai un film di un libro che ho letto e quando mi capita sono sempre molto delusa. Quando leggo un libro, e credo che ciò capiti a molti, mi immagino i volti, la corporatura, le ambientazioni ... tutto. E ovviamente non lo ritrovo poi nel film, perchè non è il MIO modo di vedere il libro.
    Lo cercherò. Grazie!

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  3. Grazie per tutte le parole...che mi aiutano
    sempre a capire e a scegliere.
    un grande abbraccio
    cri

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  4. Le tue recensioni hanno il potere di farmi desiderare di leggere il libro...ma come fai? Non ho visto il film ma quasi mai libro e film regalano le stesse emozioni anzi a volte il film si rivela deludente perché non corrisponde al mondo che abbiamo creato leggendo e nel quale ci siamo completamente immersi vivendolo. Ciao e un abbraccio.

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