lunedì 26 novembre 2012

L'eleganza del riccio

Già dalle prime cinque pagine del preambolo mi sono innamorata di questo romanzo ma quando, la pagina dopo, ho conosciuto Paloma avevo già capito che sarebbe stato uno dei libri più belli che avessi mai letto. E così è stato.
Avrei voluto sottolineare continuamente, avrei voluto che mi restasse tutto in mente. Ho trovato quest'autrice geniale.
"Eppure, come tutti gli autodidatti, non sono mai sicura di quello che ho capito. Un giorno mi sembra di abbracciare con un solo sguardo la totalità del sapere, come se all'improvviso invisibili ramificazioni nascessero, e intrecciassero fra loro tutte le mie letture sparse - poi subito il senso scivola via, l'essenziale mi sfugge, e per quanto rilegga le stesse righe ogni volta mi appaiono più inafferrabili, mentre io mi vedo come una vecchia pazza che crede di avere la pancia piena soltanto perché ha letto attentamente il menù."
In "L'eleganza del riccio" ho ritrovato molti miei pensieri, alcuni che non avevo neppure pensato...
"...gli uomini vivono in un mondo dove sono le parole e non le azioni ad avere il potere, dove la massima competenza è il controllo del linguaggio. [...] i più animaleschi tra noi, si fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non saprebbero difendere il loro giardino, portare a casa un coniglio per cena o procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare. E' un terribile oltraggio alla nostra natura animale..."
E' un libro che richiede molta concentrazione, spesso mi sono vista costretta a rileggere più volte un brano e certe volte non ho proprio capito quello che volesse dire. Mi è capitato di pensare che lo facesse apposta, esagerando un po'...
Ho provato piacere nelle citazioni, credo sia così per chi ama leggere: elencare i propri gusti e sbirciare in quelli altrui è un divertimento.
"Colombe è talmente caotica interiormente, talmente vuota e ingombra al tempo stesso, che tanta di mettere ordine dentro di sé sistemando e pulendo l'interno...di casa sua." 
In questo romanzo si respira l'amore per il Giappone dell'autrice Muriel Barbery (che ha passato un periodo della sua vita a Kyoto), è una presenza costante e incantevole.
"Tè e manga contro caffè e giornale: l'eleganza e l'incanto contro la triste aggressività dei giochi di potere degli adulti."
Sono arrivata alla fine senza accorgermi che mancavano poche pagine...Il finale, in effetti, non mi è piaciuto, nei romanzi preferisco un completo lieto fine.
"...in fondo la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.[...] Sì, è proprio così, un sempre nel mai."
Mi sono divertita con le critiche ai francesi "...la cucina francese è penosa. Tanto genio, tanti mezzi e risorse per un risultato così pesante...".E sull'arredamento: "Quando i francesi vogliono scostarsi dallo stile Impero, si lanciano nel modello ospedale."

Mi piacciono certe frecciate al nostro stile di vita: "questo rosario laico chiamato telecomando."
Come quando Paloma parla dei "neuroni specchio" riferendosi allo sport in tv, ma anche alla letteratura:"E se la letteratura fosse una televisione in cui guardiamo per attivare i neuroni specchio e concederci a buon mercato i brividi dell'azione?" Perché, infondo questo mondo "Dovremmo viverlo davvero, e invece è sempre un'estati per interposta persona."
"La nostra capacità di manipolare noi stessi perché lo zoccolo delle nostre credenze non vacilli neanche un po' è un fenomeno affascinante."
"Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all'incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci." 
"...e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo  che saremo capaci di farlo domani e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi..."
"L'Eleganza del riccio" è anche un invito a scoprire l'arte in ogni sua forma: ti ritrovi a cercare la pittura olandese, Didone ed Enea di Purcell, i film di Ozu o Caccia a Ottobre rosso.

Concludo con la critica al sistema universitario "a spese di una collettività che per te si alza la mattina alle sette"(magari alla sette, aggiungo io!).
"...elevare il pensiero, contribuire all'interesse comune, oppure ingrossare le fila di una scolastica che ha come unico oggetto la perpetrazione di se stessa, e come unica funzione l'autoriproduzione di sterili élite..."

Titolo originale: L'élégance du hérisson (2006), Traduzione di Emanuelle Caillat (per Paloma) e Cinzia Poli (per Renée)


Terminato il libro mi sono chiesta: Come è possibile riuscire a fare un film di questo romanzo?
Non è stato possibile infatti. Il film "Il riccio" è liberamente tratto dal libro di Muriel Barbery ma è un'altra cosa, indipendente dal romanzo. Non è un brutto film, anzi, ma è terribilmente noioso!

7 commenti:

  1. Ecco, posso dirlo? Ma cosa li fanno a fare i film cosí??? Se chiami un film col titolo di un libro dovrebbero essere coerenti con la trama! Altrimenti chiamalo l'istrice e tanti saluti! Ecco.
    Un abbraccio.....

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  2. Mi sono rifiutata di andare a vedere il film perchè anche io ho pensato fosse impossibile trarre un film da un romanzo così. Ci sono cose che non si possono violentare e "Il riccio" é una violenza di un testo che non mi era in realtà particolarmente piaciuto ma che non meritava un film lento noioso. Non é necessario che un libro di successo debba x forza diventare un film!
    Un bacio
    Francesca

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    1. Come siete arrabbiate con il film!!!
      A me non ha fatto così male perché era precisato che era un adattamento, per questa ragione hanno cambiato leggermente anche il titolo.
      Era davvero impossibile rendere sullo schermo questo romanzo!

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  3. Poi arrivo io a ricordare i traduttori del romanzo: Emanuelle Caillat e Cinzia Poli :-)

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    1. Hai ragione! Mi ero ripromessa di farlo quando ho visto il banner nel tuo blog ma me ne sono dimenticata! Prometto di fare attenzione dalle prossime volte!

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  4. Io ho letto solo il libro, dopo un inizio che non decollava è arrivato dritto al centro, mi è piaciuto molto

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