domenica 30 dicembre 2012

Ricomincio da te di Eloy Moreno

Da oggi ho deciso che leggerò più lentamente: voglio riflettere, soffermarmi e non necessariamente divorare le pagine, vorrei che mi restasse qualcosa in più di una sensazione e vaghi ricordi. Desidero ricominciare a scrivere una trama (a mio modo), con qualche commento e appunto.
Il libro di cui parlo oggi, Ricomincio da te, non è niente di che, anzi ha molti difetti (nonostante lo strepitoso successo) ma è anche ricco di spunti e riflessioni.
Sono riuscita a trovare anche un errore! A pagina 101 "Ci sedevano di solito sempre allo stesso tavolo" O di solito o sempre, no?
Partiamo dalla premessa che il protagonista mi è risultato, da subito, non proprio simpatico.
Il titolo originale El bolígrafo de gel verde non poteva essere più azzeccato, infatti questa fantomatica penna di gel verde occupa uno spazio davvero eccessivo all'interno del romanzo.

Così come una certa "suspense", che più che attrarre, irrita, con quel continuo accennare al futuro "quel che successe dopo", "se avessi immaginato quel che sarebbe successo", " se solo avessi colto", "non seppi vedere nulla"...Non è molto misterioso perché il lettore capisce prima che gli venga spiegato, a parte una sola volta ma, in questo caso, l'autore non è stato sincero, ha voluto creare la situazione in modo davvero ridicolo, perché dopo aver speso parecchie pagine per quella persona, per il distacco da quella persona, ha semplicemente dimenticato di specificare che non era esattamente uscita dalla sua vita, almeno fisicamente. E' stato un inganno che non era proprio necessario.
Questo è Eloy Moreno
La descrizione della vita del protagonista (che occupa la maggior parte del romanzo) corrisponde a quella di molte famiglie, si sente forte il senso di inadeguatezza, quel sentirsi in gabbia.
L'autore spende molto per descrivere la situazione di un rapporto ormai finito, sofferente, in cui non ci sono più gesti di tenerezza, né parole.
Eloy Moreno racconta nel dettaglio una vita racchiusa in pochi metri quadri: dalla piccola casa, all'ascensore, all'auto, al garage, all'ufficio e via di ritorno. Il sabato nei centri commerciali e la domenica sul divano.
E' sintomatico come liquidi i fine settimana in pochissime righe.
Il protagonista è un "cretino" egoista: accenna lontanamente alla moglie del suo "progetto" (nel momento meno opportuno) e siccome lei reagisce con il silenzio, e non torna più in argomento, lui non l'affronta più, non prende in mano la situazione, anzi lascia peggiorare le cose sempre di più...
Egoista perché rovina la vita di molte persone: quella di Sara, quella di Rafa (e va beh...ci sta!) ma anche quella di Javi per la sua dannata penna verde e per la sua vigliacca indolenza di rientrare a casa la sera.
Inoltre con le sue "ricerche" ha anche avuto la presunzione di giudicare gli altri.
E poi è scappato, facile. Ti fanno credere che scappare sia difficile, invece il difficile è restare, lottare, affrontare i problemi.
Quante volte usa la parola dolore????
E alla fine chi arriva a salvarlo? Lei, naturalmente. Lei ha fatto il passo decisivo. Ma va?

Questo il luogo della sua fuga "Carros de Foc" in Catalunya
Di questo romanzo di Eloy Moreno mi sono piaciute le riflessioni sulla vita moderna, ma anche, nella seconda  parte, quel rapporto con la natura come catarsi.

Mi è venuto un barlume che il problema non sia solo il troppo tempo passato al lavoro ma la STANCHEZZA che si accumula e distrugge ogni alito vitale nelle persone, e quindi, nelle famiglie. La stanchezza distrugge, annienta, allontana, costringe a passare le domeniche sul divano, offusca i pensieri, le idee, gli slanci d'affetto. La stanchezza uccide. E in questa epoca moderna, in cui il progresso serve ad alleviare molte delle nostre fatiche, siamo più stanchi che mai...

Anche se, come si è capito, questo romanzo non mi ha convinto, sono contenta di averlo letto.
Probabilmente lo scopo dell'autore era mostrare il disagio e i pensieri di molti; portare il lettore nell'abisso che lui stesso vive, trascinarlo in fondo, consentirgli di immedesimarsi e poi "click" dirgli: è possibile tornare indietro, è possibile ricominciare.
Il come (quello che io pensavo fosse il libro) non c'è.
Forse va bene così: ognuno ha il suo come ma "una vita di merda" ce l'abbiamo tutti!


Titolo originale: El bolígrafo de gel verde (La penna di gel verde), 2011, Tradotto da Silvia Bogliolo

4 commenti:

  1. Direi che la riflessione sulla stanchezza la condivido in pieno, perché a volte vorremmo fare di più, fare meglio, FARE.. Ma poi la stanchezza ci annienta e non facciamo nulla e la vita, allora sì, diventa di merda... per il resto non ho ancora letto il libro!! :))

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    1. Dovremmo riuscire ad essere consapevoli che non possiamo essere perfetti e invincibili...

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  2. In quel "di solito sempre" io non vedo un errore, semplicemente indica una via di mezzo tra i due: un'abitudine che in qualche modo aveva fatto di quel tavolo il loro tavolo ...

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    1. Tu dici? Può essere, bisognerebbe chiedere ad insegnante di italiano per sicurezza!

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