venerdì 9 agosto 2013

Amatissima di Toni Morrison

Toni Morrison ha vinto il Premio Nobel nel 1993, mentre "Amatissima" ha
vinto il Premio Pulitzer nel 1988.
Se volete approfondire la conoscenza di Toni Morrison con una blogger d'eccezione, vi consiglio di visitare Giulia e il suo Letture Sparse.
"Amatissima" non è un romanzo facile, non solo per l'argomento di cui tratta, la schiavitù, ma anche per lo stile di Toni Morrison che, soprattutto per le prime cento pagine, è difficile da seguire perché salta da un episodio all'altro, da un personaggio all'altro, da un soggetto ad un altro.
Quando si capisce il suo modo di scrivere e si entra meglio nella dura storia dei protagonisti, allora lo si apprezza completamente.
"Tutti coloro che Baby Suggs aveva conosciuto, senza contare quelli che aveva amato, se non erano scappati via o non erano stati impiccati, erano stati affittati, prestati, comprati, restituiti, accantonati, ipotecati, vinti, rubati o confiscati. Così Baby Suggs aveva avuto otto figli da sei padri diversi. Quella che lei definiva la malvagità della vita, era lo sconforto che le proveniva dall'aver capito che nessuno smetteva di giocare a dama solo perché tra i pezzi erano compresi i suoi figli."
Non sono riuscita a leggerlo "tutto d'un fiato": ho avuto bisogno di fare varie pause per digerire quella che per me è la parte peggiore dell'uomo: il voler far schiavi altri uomini. Una piaga che, anche se in forme profondamente diverse, continua anche oggi.
Io credo che con la schiavitù si sia toccato il punto più basso possibile ed è per questo che ancora oggi non sono scomparse le conseguenze di questo male immenso, perché risalire da un punto così profondo è impossibile! E anche perché, purtroppo, l'uomo è per sua natura malvagio (cit. Macchiavelli) e avrà sempre la tendenza a sfruttare il più debole. E anche chi non è direttamente coinvolta nella schiavitù ne è comunque complice a causa dell'indifferenza, del mancato sforzo per cambiare le cose. Oggi infatti abbiamo ancora schiavi in tutto il mondo (alcuni anche sotto casa) che lavorano duramente, sottopagati e maltrattati, per permettere a qualcuno di fare una vita comoda e agiata.
Avevano schiavi i romani e i greci e tutti i regimi hanno cercato di ridurre qualcuno in schiavitù.
La schiavitù degli uomini deportati dall'Africa è la parte più spaventosa di questa malvagità.
La cattiveria di coloro che hanno conquistato l'America è immensa: hanno sterminato gli indigeni, hanno prelevato altri popoli per usarli come animali da lavoro e su questi massacri si fonda la nazione che ha la pretesa di governare il mondo ora.
"Quei bianchi mi hanno preso tutto quello che avevo e che sognavo", disse, "e mi hanno anche rotto le corde del cuore. A questo mondo non c'è la sfortuna, ci sono solo i bianchi."
Ma torniamo al romanzo di Toni Morrison.
"Mettili giù, Sethe. La spada e lo scudo. Giù, giù. Mettili giù tutti e due. Giù in riva al fiume. La spada e lo scudo. Non pensare più alla guerra. Metti giù tutta quella roba. La spada e lo scudo."
E, sotto la pressione delle sue dita, sotto l'influsso di quella voce calma e suadente, seguiva il suo consiglio. Posava a uno a uno i coltelli usati per difendersi dalla sofferenza, dal dispiacere, dalle amarezze e dalle offese, li posava a uno a uno sulla sponda dove, più sotto, scorreva l'acqua limpida.
Amatissima affronta anche l'amore tra madre e figlia. L'amore di una madre per i propri figli. La follia a cui questo amore può portare.
"[...]era terrorizzata al pensiero di avere di nuovo un bambino. Di dover essere di nuovo abbastanza brava, abbastanza sveglia, abbastanza forte e responsabile - come una volta. Dover restare viva ancora tutto quel tempo. Che Dio me ne scampi, pensò. A meno d'essere irresponsabili, l'amore materno era micidiale."
Sono quattrocento pagine che richiedono attenzione, partecipazione e coraggio. Personaggi che cercano di abbandonare il passato, che non riescono a lasciarlo, che ci provano incatenati a lui dal dolore, dal male subito e visto, dalla fatica di essere finalmente liberi ma difficile è liberarsi dalla paura della schiavitù e dall'odio.
Ma in questo romanzo c'è anche molta dolcezza e poesia.
"Le querce e i pini fruscianti sulle rive del fiume, le avvolgevano e assorbivano le loro risate, mentre tentavano di vincere la forza di gravità tenendosi per mano."

Esiste anche un film tratto da questo romanzo, s'intitola Beloved, è uscito
negli Usa nel 1998 ma visto lo scarso successo di botteghino in patria (nonostante fosse diretto da Jonathan Demme e interpretato da Oprah Winfrey, Thandie Newton e Danny Glover) non è passato dalle sale italiane, ma trasmesso in televisione ed ora risulta praticamente introvabile in italiano (nemmeno coni sottotitoli che sarebbe il modo migliore di vederlo...). Se qualcuno di voi riesce a trovarlo, ve ne sarei davvero grata!


Titolo originale: Beloved (1987), traduzione di Giuseppe Natale

Tutte le mie note.

4 commenti:

  1. ' Non è un romanzo facile' , scrivi, ed hai ragione, io l'ho iniziato qualche tempo fa, poi l'ho interrotto ed ora ripreso.
    Prima di iniziare a leggerlo, come sempre faccio, ho aperto ad occhi chiusi le pagine a caso ed ho letto:"C'è una solitudine che può essere cullata.Le braccia incrociate che stringono le ginocchia.Continua, continua questo movimento che , a differenza di quello di una nave, rende calmi e contiene in sè colui che culla .E' una cosa interna-tesa come la pelle. Poi c'è una solitudine che vaga Neanche cullandola la si può tener ferma. E' viva per conto suo.
    Una cosa secca,che si allarga e fa risuonare i passi di chi cammina come se venissero da un posto lontano."
    Ho richiuso il libro , io in quel momento vivevo proprio la solitudine che vaga perchè avevo da poco perso mio fratello e stavo leggendo Amatissima perchè era l'ultimo libro che aveva tenuto tra le mani e letto con molta passione.
    Io avevo deciso di leggerlo perchè lui l'aveva molto amato ed ora sto capendo il motivo del suo amore per la Morrison .
    Mio fratello era musicista e amava il blues ed in altre pagine del libro ho avuto riscontri fortissimi con il vissuto di mio fratello, sul senso che per lui aveva la musica.
    Scusa se mi sono dilungata e non sono entrata troppo nello specifico del romanzo, ma trovare il tuo scritto mi ha toccato dentro e mi sono lasciata andare sul personale
    A presto

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    1. Oh Adele quanto vorrei abbracciarti per il tuo dolore e per le parole che scrivi. Come hai reso vero questo libro con la tua condivisione. Un abbraccio sincero... Mi dispiace molto...

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  2. Cara Alchemilla, ti ringrazio per le tue parole. La Morrison è una lettura sicuramente difficile da leggere con molta clama e da rileggere ancora. Poi Ti entra dentro e capisci qualcosa che prima non avevi capito. Di lei mi sono davvero innamorata, da molto non mi succedeva. Mi è così venuta voglia di comprendere sempre meglio, perché siamo di fronte, secondo il mio modesto parere, ad una scrittrice che davvero sa parlare del mondo dei neri al di là di ogni retorica.
    Torno al PC con lentezza, faccio un po' di fatica perché anche io ho perso mio fratello e da poco mia mamma e mi ha fatto piacere leggere che ci siete ancora e siete ancora presenti.
    Adele, non sono nel mio blog, ma mi viene da dire una cosa ugualmente. E' bello quando ci dilunghiamo e parliamo di noi anche attraverso le letture che facciamo. Il mondo sta andando troppo veloce per i miei gusti e penso che sia bello soffermarsi a dialogare.
    Ultimamente ho letto sempre della Morrison Sula: un altro bel libro, duro, ma vero.
    Grazie Alchemilla per averci ospitato qui.
    Prima o dopo tornerò con più costanza. Aspettatemi

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    1. Grazie per le tue parole Emilia! Ti abbraccio forte!
      Penso che rileggerò ancora Toni Morrison perché l'argomento dei neri (senza retorica) mi interessa e mi appassiona molto.
      Ti aspettiamo sempre ma con pazienza!
      A presto!

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