mercoledì 21 agosto 2013

Una donna spezzata di Simone de Beauvoir

E' strano che io arrivi a leggere Simone de Beauvoir solo ora (anzi, in realtà non è strano perché solo ora mi sono liberata di tutti quei motivi per cui da ragazza non l'avrei letta...).
Mi sono scelta questi tre racconti perché mi sembravano più semplici ed immediati rispetto al resto della sua produzione.
E mi ha devastato!
"Una donna spezzata" è un racconto difficile da digerire e immagino come sia leggerlo quando si è vissuto una situazione simile. 
"Tutte le donne si credono diverse; tutte pensano che certe cose, a loro, non possano succedere. E si sbagliano tutte."
Ci sono parole che feriscono, ragionamenti in cui ti immedesimi, paure che condividi ma Simone de Beauvoir, nel 1967 quando il racconto è stato pubblicato, voleva invitare le donne a rendersi indipendenti dal marito. Quanto è valido ancora oggi? Cos'è l'indipendenza? Per essere indipendenti è indispensabile un lavoro? Ma il lavoro rende veramente indipendenti o solo capaci di mantenersi da sé, che non è proprio la stessa cosa, anche se identificabile?
Non è vero che una donna è libera di scegliere solo se ha un lavoro, conosco donne che si sono separate anche senza lavoro o con un piccolo lavoro. E immagino ci siano donne che non si separano, nonostante tutto, anche se hanno un buon lavoro. Penso che si possa investire in modo diverso sulla propria indipendenza, sul rispetto che si merita, su se stesse. Bisogna stare molto attenti a vivere per gli altri perché quando questi non ci sono più si perde il senso della vita...Non corro questo rischio (come ripete spesso mia sorella minore) ma comunque le parole di Monique mi hanno colpito e trascinato in un'angoscia incredibile! 
Vorrei strappargli la sua verità. Fino a che punto ci si può fidare della propria memoria?
Soprattutto mi ha dato fastidio che suo marito si sia permesso di mettere in discussione tutto di lei per coprire le sue mancanze. Questo proprio non lo sopporto! Distruggere l'autostima della madre delle proprie figlie per giustificare i propri tradimenti mi sembra davvero orribile!
-Tu pensi che ha il diritto di sacrificarmi?

-Naturalmente, è brutto per te. Ma perché dovrebbe sacrificarsi lui?

E poi tutto può succedere, io non mi fascio la testa prima di rompermela...

L'ultimo racconto, il monologo di Murielle è ancora più angosciante. 
Non lasciavo niente al caso, e il più crudele dei casi mi si è messo attraverso la strada. Sylvie è morta.
Monique nel primo racconto diceva "Come vorrei vedermi con occhi diversi dai miei!" ed è questo secondo me un punto fondamentale di questo libro. Murielle si sente una brava mamma, una buona persona eppure è completamente sola. Come ci vediamo noi? Come siamo realmente? Quanto ci fa soffrire pensare di non avere colpe mentre gli altri ce ne danno? Perché non possiamo vederci chiaramente come ci vedono gli altri?

"L'età della discrezione" mi è piaciuto moltissimo, soprattutto fino a metà, quando ho trovato che la protagonista esagerasse un po', anche se il finale è positivo e realista: la vecchiaia non è migliore della giovinezza ma può non essere così male...
La prima parte è stata un continuo sottolineare, rileggere, pensare e...condividere! 
Tu trovi che guadagnare dei soldi sia uno scopo sufficiente nella vita?
Mi piace quando leggo la serenità delle donne sessantenni, perché è così che vorrei essere. 
Ho scoperto la dolcezza di avere un lungo passato dietro di me.
Certo preferirei non eccedere in critiche e giudizi sugli altri ma quello sarà inevitabile, visto che ho già cominciato...
"Le conosco, queste ragazze dans le vent. Hanno un vago mestiere, fanno finta di coltivarsi, di fare sport; si vestono bene, tengono impeccabilmente la casa, allevano i bambini in modo perfetto, fanno vita mondana, insomma devo riuscire su tutti i piani. E non tengono realmente a niente. Mi gelano il sangue."
Questa frase che ho scelto avrei potuto formularla in una interessante discussione avuta con i miei genitori qualche giorno fa, in cui ci chiedevamo perché le donne, ma anche gli uomini, sono così stressati per questa voglia di mostrarsi, di apparire perfetti in tutto quello che fanno.
Quando si vuole bene a qualcuno, bisogna fare un po' di credito alle persone a cui lui vuol bene.
Potrei scrivere ancora molto perché questi tre racconti hanno stimolato molte riflessioni dentro di me e, ancora una volta, mi spingo a pensare che la lettura non è un hobby inutile e insulto ma tutt'altro: è un'apertura verso la vita, il pensiero e la comprensione anche quando, come in questo agosto, mi concentro su temi difficili che mi deprimono un po'....

Titolo originale: La femme rompue. L'age de discrétion. Monologue (1967), traduzione di Bruno Fonzi

8 commenti:

  1. Io ho letto Simone ai tempi dell'Università e l'ho semplicemente adorata. In quel periodo divorai i suoi libri e quelli di Banana Yoshimoto... due donne diverse, di due tempi diversi... ma dopo quell'indigestione estiva dei loro scritti mi scoprì completamente "cambiata di testa".

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  2. Da giovane ho letto Diario di una ragazza per bene che mi pare sia la prima parte della sua autobiografia e mi ricordo che mi era piaciuto. Leggendaria è stata la lettura del Secondo sesso che mi ha occupato ben nove mesi. Interessante anche se ovviamente non tutto allo stesso livello. Insomma la de Beauvoir secondo me era una bella mente.

    Riguardo all'indipendenza economica per me è sempre stata essenziale sin dai tempi in cui dipendevo dai miei genitori. E' vero che non è automatico sinonimo di libertà ma nella nostra società capitalista purtroppo è condizione irrinunciabile di partenza.

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    1. Sì, è inevitabilmente così, bisogna solo fare attenzione a non finire da una prigione ad un altra...

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  3. Vuoi vedere che grazie a te ho trovato anche la lettera B?
    Dal trasporto con cui ne parli sembra un libro irrinunciabile.
    Lo inserisco nella mia wishlist immediatamente.
    Grazie1
    Cri

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  4. Se una donna non puo' mantenersi come puo' andarsene ?
    Anche se c'e' da dire che oggidi' anche lavorando ....io con il mio stipendio farei in ogni caso ...non dico la fame ma poco via...fortuna che ci amiamo ancora...
    Elena

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    1. Dico che bisogna stare attenti a ''non fasciarsi la testa prima di romperla'', perché magari il lavoro è così devastante, per qualcuno, che diventa causa di infelicità, di rotture, di disamore.
      Come dico sempre quello che facciamo deve essere per noi non perché ce lo impone la società (di lavorare) o la famiglia (di non lavorare). Se ogni famiglia potesse decidere da se' senza intromissioni, staremmo molto meglio tutti.

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  5. Chiudo ora il libro " Una donna spezzata". L'ho scelto per il titolo. poiché io sono una donna spezzata. Ho lo stesso nome della protagonista del primo racconto e come lei " tutta la mia vita è sprofondata dietro di me", come lei ho sbagliato l'educazione delle mie figlie ormai distanti ed estranee. La madre di Philippe ha la certezza che affronterà le brutture della vecchiaia con il suo compagno a fianco ( " Ci aiuteremo a vivere quest'ultima avventura da cui non faremo ritorno"), ma per chi non ha questo conforto?
    Ma è soprattutto il dolore dell'ultima protagonista, Murielle, ad avermi violentemente colpita. E' difficile trovare una ragione di vita nel dolore e nella solitudine più profonda. Qualunque siano le colpe commesse, nessuna è tale da giustificare tanto abbandono. E' proprio questa la condizione peggiore per una donna.

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    1. Cara Monica, grazie per esserti aperta qui sul blog. Secondo me Monique non ha sbagliato l'educazione delle sue figlie, anzi...Hanno saputo fare scelte personali e non sembrano così infelici, anzi...I figli non sono una nostra proiezione e anche se sono distanti ed estranei ma sereni, forse non è un fallimento ma il contrario!
      Purtroppo dobbiamo sempre lottare per costruirci nuove conoscenze e uscire dalla solitudine ma prima di tutto volerci così bene da non avere bisogno di nessun altro all'infuori di noi...Ti auguro di superare questo periodo difficile!

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