lunedì 31 ottobre 2011

Il nostro primo Halloween: ma è bellissimo!


Pensavo che fosse difficilissimo intagliare una zucca, invece è facile e divertente, il risultato è assicurato e la soddisfazione anche. Le zucche poi sono adorabili e decorative!


Abbiamo decorato l'angolo tv per poter guardare un film con un'atmosfera particolare...


E' stato divertente anche andare in giro per il paese a fare dolcetto-scherzetto, anche se qualcuno si è lamentato che questa sia una tradizione importata!
Forse anche io qualche anno fa la pensavo in questo modo invece è così bello festeggiare, creare le decorazioni, inventare i costumi e fare un bel giro del paese la sera!

Certo queste dita mozzate sono un po' macabre....

The Maple


Can I make the syrup ?


Scrivere di Oriana Fallaci

C'è una ragazza che ama immensamente scrivere, ama leggere, imparare, scoprire e vuole che questo diventi un lavoro. Adesso ha bisogno di una nostra collaborazione, anche solo di uno stimolo per non mollare.
Parlo di Carolina, di Sotto i Fiori di Lillà.
Carolina sta cercando di scrivere un libro che parla di Oriana Fallaci e chiede l'aiuto di tutti i suoi lettori per raccogliere materiale, per avere degli spunti, per tutte le dritte e informazioni possibili.
Volete contribuire anche voi? 
Nel frattempo non posso che augurarle Buona Fortuna e...Never give up!

domenica 30 ottobre 2011

Una voce dal lago - Jennifer Donnelly (2003)

Questo romanzo è inserito in una collana per ragazzi dai dodici anni. Ho amato talmente tanto il successo di questa autrice, I giorni del tè e delle rose, che ho deciso di non farmi influenzare e iniziarne la lettura senza pregiudizi. Si tratta, infatti, di un romanzo perfetto per le sognatrici come me, una storia e una protagonista che richiamano "Piccole Donne" e "La Casa nella Prateria".
Sembra un romanzo realmente scritto cent'anni fa: è evidente che l'autrice si è nutrita di letteratura di fine ottocento e che ha fatto numerose e accurate ricerche per realizzare questo lavoro.
La protagonista (il libro è scritto in prima persona), Mattie, ha un amore viscerale per le parole e per il loro uso. Scrive racconti e ogni giorno apre il vocabolario, prende una parola, e durante la giornata la impara, la utilizza in varie frasi per farla sua.
Ha un grande amico, Weaver, che condivide questa sua passione, si sfidano a chi conosce più sinonimi!
La scelta delle parole è curata e metaforica, perché ogni parola ha un senso collegato agli avvenimenti o ai sentimenti di quel capitolo, che ha come titolo proprio la parola del giorno.
"Spigolare, la mia parola del giorno, è una bella parola. Antica ed evocativa, mansueta. Ha un significato semplice: raccogliere le spighe rimaste sul campo dopo la mietitura, e poi ci sono altri significati, uno dentro l'altro, come le immagini in un prisma. E' un termine tecnico dell'agricoltura, ma si adatta anche a persone diverse dai contadini. Zia Josie non ha mai messo piedi in un campo in vita sua, però è una spigolatrice: scava tra gli avanzi della vita altrui, vuole indizi, pettegolezzi, cerca notizie interessanti, per mettere insieme abbastanza informazioni da imbastire una storia."
Amano la letteratura anche se non hanno molte possibilità di accedervi.
"Me ne stavo lì in piedi, immobile, come in trance, il secchio ai miei piedi, ad ascoltare le parole diventare frasi e le frasi diventare pagine e le pagine diventare sentimenti e voci e luoghi e persone."
Mattie prende i libri in prestito dalla minuscola biblioteca che si trova sulla barca dell'uomo che passa a vendere i prodotti in arrivo dalle città e ad acquistare i prodotti della gente del paese. Mattie è felice quando prende "La casa della gioia" di Edith Wharton appena arrivato.
"E' bello mettere le mani su un libro nuovo prima degli altri. Quando le pagine sono ancora bianche e pulite e il dorso non ancora staccato. Quando ancora profuma di parole e non dell'acqua di viola della signora Higby, del pollo fritto della mamma di Weaver o del linimento di zia Josie."
Foto acero da zucchero (sugar maple)

Mattie, dopo la morte della madre e la partenza del fratello maggiore, deve aiutare il padre a gestire la fattoria e la famiglia, composta da altre tre sorelle più piccole, Abby (buona e generosa, dolce e sensibile), Lou (maschiaccia e ribelle che soffre più di tutte il distacco del padre)e Beth, più piccola, vivace e curiosa.
Weaver, orfano di padre, vive con la madre che lavora duramente e incessantemente per garantirgli un'istruzione e un futuro; Weaver è l'unico ragazzo nero del paese, il primo nato libero dopo anni di schiavitù.
"Weaver dice sempre che la libertà promette molto di più di quello che poi realmente dà" 

Una visione di dove si trova la zona in cui è ambientata la vicenda

Gemme di Felce


Si racconta dell'inverno duro e freddo e della speranza, che insieme alla fatica, la Primavera porta con sé.
Si parla molto della vita nella fattoria: si racconta dell'aratura dei campi, della raccolta dello sciroppo d'acero, della raccolta delle gemme di felce che sono buonissime da mangiare per tutta la famiglia, del grano saraceno che cresce ovunque; delle mucche e dei loro vitelli, del latte, del burro, di tutto quello che comporta la vita di un agricoltore e allevatore.

La storia si svolge nello stato di New York, nei North Woods, al confine con il Canada. Si tratta della zona degli Adirondack, zona ricca di numerosi laghi. Mattie vive a Eagle Bay, nei pressi del Quarto Lago (fourth lake, si sa che gli americani non hanno molta fantasia, in fatto di nomi).

E' ambientato all'inizio del novecento e prende spunto da un fatto realmente accaduto: l'omicidio di una ragazza, Grace Brown,  nel Big Moose Lake nel 1906. E' possibile leggere il racconto del fatto reale qui e qui.

Fourth Lake, presa da qui.



Mattie e Weaver sono gli unici del paese che continuano a frequentare la scuola, a sedici anni, perché si stanno preparando per l'Università. Entrambi otterranno l'ammissione alle scuole prescelte.
Weaver andrà alla Columbia mentre Mattie è stata accettata al Barnard College ma, nonostante la borsa di studio, non ha i soldi per i libri e il viaggio, e suo padre non vuole darle il permesso.
"Chi ha sentito una mucca gridare sa perfettamente cosa si prova ad avere qualcosa di nuovo e bellissimo, e poi vedere che ti viene bruscamente portato via."
Per un po' Mattie ha sperato che sua zia Josie, ricca ma insensibile, avrebbe potuto prestarle i soldi, oppure il fratello del padre, che glielo aveva promesso ma poi era scomparso.
"-Ti sbagli, zia Josie-pensai.-Non è orgoglio quello che provo. E' un altro peccato.-Il peccato peggiore di tutti, perché gli altri sono immediati, violenti e impetuosi. Ma questo è un peccato che ti entra dentro e ti divora piano piano. E' l'Ottavo Peccato Capitale. Quello di cui Dio si è dimenticato.
La speranza."
Foto presa qui 
Il padre di Mattie ha sofferto molto per la morte della moglie e si è chiuso in se stesso, allontanando le figlie che, invece, lo amano molto e soffrono per questo cambiamento. Leggendo questo romanzo mi sono resa conto di quanto sia difficile anche essere duri e bruschi: trattenere un abbraccio non è più facile che darlo.
In un episodio il padre sfoga la rabbia per la fatica e i soldi che non bastano mai contro Mattie che ha comprato un quaderno, dandole uno schiaffo molto forte, che entrambi non dimenticheranno per molto tempo. 
Infatti Mattie ne approfitta per convincere il padre a tenere per sé due dollari della paga settimanale che riceve  per il lavoro al Glenmore Hotel, dove passerà l'intera estate insieme a Weaver e ad altre amiche, tutte impiegate nell'hotel. Inizialmente Mattie desiderava poter svolgere quel lavoro per guadagnare i soldi per gli studi ma siccome il padre deve acquistare un nuovo mulo, ne potrà tenere solo una parte che non basterà sicuramente per realizzare i suoi sogni...
"Per averla vinta contavo sul fatto che si sentisse ancora in colpa per avermi picchiato, e avevo ragione. E' possibile trarre vantaggio da tutto ciò che succede, anche se sulle prime sembra impossibile." 
Il Glenmore, l'hotel in cui è parzialmente ambientata la vicenda, esiste ancora, adesso è un bar ristorante
 La passione di Mattie è ardente: scopre la biblioteca della sua insegnate, la signorina Wilcox, che la sostiene e la incoraggia. E accetterà di aiutarla nella sistemazione, per poter guadagnare qualche soldo e passare del tempo tra i libri che la signorina Wilcox le presta volentieri. Parlano anche del senso dei romanzi e del fatto che Jane Austen, secondo Mattie, menta, perché esistono due tipi di romanzi:
"I primi ti mostrano la vita come tu la vuoi vedere, con i cattivi che vengono puniti per le loro malefatte e l'eroe che si rende conto di quanto sia stato stupido e sposa l'eroina e tutto è bene quel che finisce bene. Come Ragione e Sentimento e Persuasione. I secondi, invece, mostrano la vita come realmente è. Per esempio in Huckleberry Finn, dove il papà di Huck è un ubriacone buono a nulla e Jim soffre veramente. I primi ti fanno sentire allegro e soddisfatto, ma sono i secondi a scuoterti."
Mattie scoprirà che la sua amata insegnante è una poetessa che ha scritto delle poesie considerate oscene per il fatto che invitano la donna alla libertà, Emily Baxter, il suo nome. Emily le consiglierà molte letture, da tenere nascoste, come Thérèse Raquin di Emile Zola, Tess dei D'Urbervilles di Thomas Hardy, Nostra sorella Carrie di Theodore Dreiser, La giungla di Upton Sinclair, Foglie d'erba di Walt Whitman, Canti dell'innocenza di William Blake e le poesie di Emily Dickinson.

La zona dei laghi, con Eagle Bay

Mattie è molto amica di una ragazza, Minnie, che si è recentemente sposata ed è in attesa del primo figlio. Si trova da lei proprio durante il parto (si riveleranno essere due gemelli) : è una descrizione molto intensa quella del parto, un momento di paura e riflessione per Mattie che arriverà a pensare:
"Mi chiesi se fosse meglio possedere le cose di Minnie o possedere parole e storie. La signorina Wilcox aveva i libri, ma non una famiglia. Minnie aveva una famiglia, ma quei due bambini le avrebbero impedito di leggere per molto tempo. Qualcuno, come zia Josie e Alvah Dunning, l'eremita, non aveva né amore né libri. Non conoscevo nessuno che avesse entrambi."
 A proposito della vita di Emily Dickinson che non si è mai sposata né ha lasciato la casa del padre, confrontata con quella di Minnie a poche settimane dal parto, con la casa da seguire, i pranzi da preparare, i bambini da allattare e il marito da accontentare, Mattie fa questa riflessione molto cruda e realistica, sicuramente per quel tempo, ma a volte ancora valida ai nostri giorni:
"E fu così che capii perché non si erano sposate. Emily, Jane e Louisa. Lo capii e ne fui spaventata. Perché sapevo anche cosa volesse dire sentirsi soli, e non volevo sentirmi sola per tutta la vita. Non volevo rinunciare alle parole. Non volevo essere costretta a scegliere tra l'una e l'altra; o scrittrice e sola, o moglie ma senza parole. Mark Twain non fu obbligato a scegliere. Neanche Charles Dickens. Né John Milton, anche se devo ammettere che se avesse scelto diversamente avrebbe reso la vita più facile a migliaia di studenti."
Il capitolo Gra-vi-da è spettacolare: Mattie che è combattuta fra questi due desideri.
Mattie infatti si è fidanzata con Royal un bel ragazzo, molto affascinante e innamorato dell'agricoltura. E' bellissimo questo capitolo perché lei ragiona sulla poesia mentre Royal le parla di agricoltura incessantemente.



Mattie lavorando al Glenmore conosce Grace e il ragazzo che sta con lei, li sente litigare e si accorge che Grace chiama Chester colui che si è registrato con un altro nome. Inoltre Grace le consegna delle lettere da bruciare. Quando la ragazza viene trovata annegata nel lago, per una serie di coincidenze, Mattie non riesce a mantenere la promessa e si ritrova anche a leggere queste lettere e a capire quello che può essere successo: Grace era incinta, Chester non la voleva sposare e l'ha uccisa.

Foto presa da qui.

Mattie decide di fare alcune scelte importanti, che coinvolgono altri personaggi della storia. Attenzione questo è il finale.

Dei soldi guadagnati negli ultimi mesi Mattie decide di darne una parte a Emmie Hubbard per pagare i suoi debiti con le tasse e impedire che le venga portata via la proprietà. In questo modo potrà continuare ad ospitare anche la mamma di Weaver, Aleeta, a cui dei disgraziati hanno bruciato la casa per punire Weaver che li aveva mandati in prigione. Da quando Aleeta si è trasferita da lei Emmie è cambiata, ha più dignità e si impegna a curare la casa, i sette figli e non è più necessario che accontenti il suo vicino di casa perché con l'aiuto di Aleeta riesce anche a guadagnarsi da vivere.
Dà al padre la parte che manca per pagare il mulo.
Dà a Weaver un po' di soldi che serviranno per il viaggio alla Columbia e le prime spese, almeno potrà andare all'università e diventare quello che merita di essere, visto che quei mascalzoni che hanno bruciato la casa hanno anche rubato tutti i soldi risparmiati dalla madre.

E Mattie cosa farà? Rispedisce a Royal l'anello di fidanzamento e con i pochi soldi che le sono avanzati parte per New York dove verrà ospitata dalla sorella della signorina Wilcox. Dovrà trovarsi un lavoro per mantenersi gli studi. Ma intanto è partita....

Potrei scrivere ancora tante parole su questo romanzo, ci sono altri personaggi, altri episodi...Spero che non sfuggano dalla mia mente.

Titolo Originale: A Northern Light (A Gathering light, per il Regno Unito)

Letto e recensito in poco più di 24 ore.

Relaxing day


Today only books, slippers and blankets


sabato 29 ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

Monza


A walk along the Lambro river


La legge sul libro

Perché chi vende libri per corrispondenza, con il proprio marchio (su licenza), può ancora permettersi di fare sconti e promozioni che vanno oltre quelli previsti dalla recente legge del libro?
Non mi è chiaro...non trovo riferimenti su internet che mi spieghino il perché. Non sarà perché fanno capo ad una determinata casa editrice? Non sarà sicuramente, vero?
Non è che questo blocco agli sconti favorirà questo tipo di vendite?
Voi cosa ne dite? Avete maggiori informazioni a riguardo?

Ho trovato questa comunicazione...mi vengono i brividi! Ci prendono continuamente in giro...
"Con la nuova legge sullo sconto dei libri SOLO IL CLUB può fare sconti superiori al 15%Entra in vigore oggi 1° settembre la legge che fissa al 15% il limite massimo di sconti sui prezzi di copertina dei libri.Tutto questo, però, non si applica alle edizioni Club, quindi SOLO NOI potremo continuare ad applicare i nostri sconti a partire da un minimo del 20% (già così superiore al limite di legge) fino ad arrivare in casi particolari anche al 70% di sconto sul prezzo editore.
Questo è indiscutibilmente un grande vantaggio per i nostri Soci, anzi un vantaggioUNICO ed ESCLUSIVO, applicato in tutti i nostri canali di vendita: le Librerie, i siti di ogni Club e i cataloghi postali.
In ogni periodo dell'anno il Socio del Club avrà diritto a sconti che altrove non potrà avere nemmeno nel periodo natalizio, durante il quale, secondo la nuova legge, le librerie tradizionali, la Grande distribuzione e persino le librerie online non potranno fare sconti superiori al 15%.
Appartenere al Club adesso è ancora più conveniente, perché anche i best seller più recenti potranno essere acquistati dai Soci con sconti sempre superiori a quelli che potranno trovare in commercio, e questo vale anche per tutte le altre novità e i libri in catalogo.
SOLO DA NOI gli sconti sono liberi! Libera la tua voglia di leggere!"
LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI!

giovedì 27 ottobre 2011

PER SEMPRE - Susanna Tamaro (2011)

E' una storia semplice e abbastanza prevedibile ma raccontata con poesia, profondità e gioia di vivere. Un uomo trova il grande amore, suggellato dalla nascita di un figlio e dall'arrivo di un'altro, cade nel baratro più assoluto dopo una terribile e incomprensibile disgrazia: la morte della moglie e del figlio in un incidente stradale in cui sembra, addirittura, che la moglie si possa essere suicidata, per l'incomprensibile traiettoria dell'auto. Dopo aver toccato il fondo (alcool, menzogne, cattiveria) il protagonista risale lentamente la china.
E' un romanzo in cui non si nasconde niente al lettore (e a me piace così). Entro la fine del libro si scopre tutto e il modo in cui sono andate le cose.
L'inizio mi è piaciuto molto, mi dava calma e serenità e affrontava un tema a me caro, quello del trasferimento dalla città alla vita totalmente a contatto con la natura.
Il finale mi è sembrato invece un po' affrettato, buttato lì, tanto per chiudere i conti.

Matteo e Nora si innamorano perdutamente e stanno molto bene insieme, sono diversi ma si completano.
Entrambi non hanno avuto un'infanzia facile, Nora non ha avuto il padre mentre il padre di Matteo è rimasto cieco durante la guerra in Croazia, a Zara, dove ha visto morire il padre e la sorella.
Il padre di Matteo è una figura che mi è piaciuta molto. Ha faticato a vivere e forse ha trasmesso un po' di questa fatica al figlio, ma gli ha anche insegnato molto (ad ascoltare, a sentire, ad annusare). Ad un certo punto, con la disgrazia capitata al figlio, si è messo a studiare per realizzare il suo sogno di laurearsi in giurisprudenza e ha poi ottenuto un lavoro in quel senso. Un bell'esempio di come la vita non finisce a quarant'anni...
Matteo diventa medico e Nora decide di restare a casa per badare alla famiglia. Una sera, al ritorno da una bella gita organizzata per acquistare un'auto usata da un amico, Nora che rientra con il figlio in auto ha un incidente mortale e drammatico. Matteo cade in un baratro assoluto: tutto non ha più senso. Inizia a bere e a frequentare varie donne che tratta male, senza rispetto, finché non incontra una che lo ama davvero ma non sa crederle e quando lei scopre di essere incinta, lui fa una bestialità per convincerla ad abortire. Lei (fantastica!) se ne va, tiene il bambino e fa la sua vita.
Alla morte del padre, che gli lascia una lettera, dopo un viaggio a Zara a vedere i luoghi nativi del padre, e in seguito ad una messa in aspettativa da parte dell'ospedale, Matteo inizia a girare l'Italia in lungo e in largo con la cagnolina del padre, fa incontri che lo aiutano a capire quello che deve fare.
Alla fine si ritira in montagna, ristruttura un rudere e si dedica alla coltivazione della terra e alla pastorizia, con pecore ed agnellini a cui si affeziona.
Vive da eremita ma aperto ad ospitare chiunque passi di lì. Passano anche molte persone che si interrogano sul senso del suo stare lì. Alcune lo attaccano, altre lo ascoltano e se ne tornano a casa più serene. Passa anche suo figlio...
Mi è piaciuto molto il rapporto di quest'uomo con la natura e con il suo vivere isolato. Per me è lì la poesia del romanzo.
"L'uomo antico ci regala l'intuizione di ciò che serve per spezzare la morsa d'acciaio del sistema simpatico: stare nella terra, seguire i semi nel loro cammino, irrigare, estirpare, cogliere i frutti..."
Sicuramente in questo libro è molto forte la ricerca di Dio o di qualcosa di superiore. Molto spesso Matteo si interroga e nel girovagare chiede a tutti "Chi è Dio?" ottenendo le risposte più varie.
Forse io non l'ho trovata, ma a me è parso, che questo libro non abbia la presunzione di dare la risposta.
"Quello che c'è fuori non è altro che lo specchio di quello che abbiamo dentro. Se trattiamo la nostra interiorità come una discarica, non possiamo immaginare che il mondo intorno, magicamente, si trasformi in un giardino."
(Letto in un giorno)

Watching the sky


Drawings moisture


mercoledì 26 ottobre 2011

Birds


« We have to decide if stay or leave »


L'orto e i ricordi

Quest'estate non vi ho mai parlato del mio orto: abbiamo avuto un brutto rapporto.
Quando sono tornata dalla lunga vacanza era una foresta amazzonica e ho dovuto fare molta fatica per riportarlo in vita. C'era tantissima insalata che ho raccolto per mangiarla cotta: raccoglierla, pulirla, cuocerla...e alla fine ti ritrovi che da un lavandino pieno non ricavi nemmeno una zuppiera...
Quindi non ho piantato più niente, è cresciuto comunque tutto, rigoglioso e saporito, come queste splendide fragole, con qualche lampone.

Quando mangio i lamponi (non così con quelli del supermercato) il mio corpo si emoziona pensando alla mia infanzia, quando andavamo a raccogliere i lamponi in montagna, avevo paura delle vipere, ma li adoravo! Sento le stesse sensazioni e vedo automaticamente (senza decidere di farlo) quei posti.
E lo stesso capita con le fragole di bosco, è un'altra sensazione, più dolce, quasi romantica.
Un giorno vi racconterò delle mie estati in montagna, a stretto contatto con la natura e la fantasia!


martedì 25 ottobre 2011

lunedì 24 ottobre 2011

It's cold



It's time to light the fire


L'uomo che piantava gli alberi - Jean Giono (1953)

Ieri ci siamo concessi mezzora di lentezza e serenità. Abbiamo guardato il film de "L'uomo che piantava gli alberi": trenta minuti di lettura del testo di Jean Giono, da parte di Toni Servillo, con lo scorrere sullo schermo di immagini suggestive e particolari che si fondevano l'una nell'altra e che sapevano seguire il senso della storia.
Una storia bellissima, romantica, poetica e ricca di speranza e ottimismo. E' anche un invito a contribuire a migliorare il mondo anche quando ci sembra di essere solo una goccia nel mare.
Che meraviglia!
Devo ringraziare Emanuela, de "Il bosco dei 100 sogni", è stata lei a parlarne con entusiasmo.

Nel dvd che abbiamo preso in biblioteca c'è anche la spiegazione scientifica del racconto, ed è un completamento perfetto alla storia, un aiuto alla comprensione e uno stimolo in più per i bambini.
Il film di Frédéric Back ha vinto l'Oscar come miglior film d'animazione del 1988.
Jean Giono scrisse questa storia nel 1953.
Potrei raccontarvelo e vorrei raccontarvelo ma vi toglierei il piacere di vederlo, con calma, silenzio e accettazione, perché...
"Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione".
Questo è il film che si trova ormai dappertutto in rete, penso che lo comprerò molto presto ed entrerà anche nei regali di Natale:




"Il lavoro calmo e regolare, l'aria viva d'altura, la frugalità e soprattutto la serenità dell'anima avevano conferito a  quel vecchio una salute quasi solenne."

"Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. "

LA TRAMA

Di questo testo ho già parlato nel mio blog ma qui vorrei comunque mettere la trama perché questo blog è nato proprio per questo: scrivere le trama che altrimenti dopo breve tempo andrebbe dimenticata.

Mi sto infatti rendendo conto che da quando è nato questo blog, la mia memoria è aumentata, ogni tanto rileggo quello che ho scritto e ripenso al libro, riesco così a mantenere un rapporto più saldo con i testi letti.

"L'uomo che piantava gli alberi" è una storia inventata anche se è così precisa e dettagliata che potrebbe sembrare vera, e forse potrebbe essere vera, perché ci sono le basi scientifiche perché lo sia.
Ha fatto un bel lavoro l'autore: ha raccontato una storia di speranza facendola sembrare realmente accaduta.

Il protagonista del libro sta camminando per le alture dentro la provenza, quando la vegetazione lascia il posto ad aridità e ad un deserto senza alberi, qui vivono pochissime persone e sono tutte povere e arrabbiate, infelici e portate alla violenza e alla chiusura.
Alla ricerca di un po' d'acqua per dissetarsi il protagonista incontra un pastore solitario e silenzioso che lo accoglie in casa sua, lo nutre e lo ospita con semplicità e silenzio.
Quest'uomo raccoglie ghiande, le seleziona e poi le pianta. Ne pianta 100 ogni giorno, mentre le pecore pascolano, lui con un bastone di ferro, pianta querce nel terreno. Sta anche provando a far crescere dei faggi e delle betulle. E' attento al terreno e fa esperimenti per vedere che tipo di alberi sia più adatto al posto.
Di tutte le ghiande che pianta poche sopravvivono: a causa degli animali e delle avversità naturali.
Scoppia la prima guerra mondiale ed il protagonista è arruolato. Quando torna vuole subito andare a trovare il pastore, Elzéard Bouffier: lo trova ancora in perfetta forma e che continua nel suo lavoro. C'è un cambiamento però: siccome le pecore mangiavano le piantine ha cambiato lavoro, adesso fa l'apicoltore, le api, del resto, sono i migliori impollinatori e insieme alle piante, i migliori alleati per far crescere e prosperare la vegetazione. Infatti quello che il protagonista trova sono tantissime piante alte più di lui che crescono rigogliose.
Scoppia un'altra guerra, c'è bisogno di legname, molte piante vengono tagliate ma fortunatamente non troppe, il pastore è però da un'altra parte che continua a fare il suo lavoro con cura e meticolosità.
Arriva una delegazione che vuole salvaguardare la zona perché è un miracolo la nascita di una foresta così naturale. Nessuno sa che è merito di Elzéard. Un amico del protagonista, guardia forestale, sensibile e fidato, viene informato della cosa ma manterrà il segreto.
Con la nascita della foresta si riempiono anche i ruscelli, secchi da anni, la gente torna a riabitare i paesi abbandonati, si sistemano le case, si iniziano a coltivare i campi, con il verde e l'acqua non sembra più lo stesso posto ma neanche la gente non è più la stessa: nuove famiglie, bambini che giocano. L'area è rinata.
Tutto questo grazie a un solo uomo che dopo le disgrazie della sua vita ha saputo trovare un modo silenzioso e discreto per migliorare il mondo. Giorno per giorno, ghianda dopo ghianda, ha fatto un miracolo, dimostrando che "Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione".

Storia meravigliosa e magica.

Qui alcune note.

Titolo originale: L'Homme qui plantait des arbres


sabato 22 ottobre 2011

Red berries




 Today, in full autumn, in my garden I collect these strawberries and even some raspberries.  





venerdì 21 ottobre 2011

In the lawn


The colors of my lawn: the silver olive tree, the grass is still green but fallen leaves are already brown.


Accettazione

Leggo il mio blog e penso alla mia vita di un anno fa: mi accorgo che qualcosa è cambiato. Non riesco a capire di preciso cosa sia successo ma mi rendo conto che ho perso qualcosa, non so dove, non so in che modo e non so come ritrovarlo.
Tanto di quello che scrivevo e facevo adesso non riesco più a farlo e nemmeno a provare certi sentimenti.
E' come se si fosse spento qualcosa.
C'è stato un avvenimento che mi ha colpito profondamente, forse parte tutto da lì. Si tratta di qualcosa che non mi ha toccato direttamente, è successo lontano da me, ma ha lasciato un segno.
E' possibile cambiare il proprio modo di vivere, spegnere il proprio entusiasmo, allontanare l'ottimismo per un singolo fatto? Oppure è stata la classica "goccia che ha fatto traboccare il vaso"? Perché sentita ancora una volta forte la cattiveria umana mi sono obbligata a vederla ovunque? E sono caduta nella trappola in cui ho sempre "predicato" di non cadere: offuscare il bene con il male, nasconderlo e non mostrarlo.
Durante il corso di respiro abbiamo parlato di accettazione, intesa come la famosa frase (non è dato sapere chi l'abbia effettivamente pronunciata per primo): "Che io possa trovare la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare le cose che posso cambiare e la saggezza per distinguere le une dalle altre."
Mi sono quindi imbattuta nella Regola Aurea della Felicità di Epitteto:

"Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri". 

"Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell'agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo - come in effetti è - ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno".
 

Queste sono quelle regole meravigliose, quelle parole che quando le leggi ti dici: è tutto qui, non mi serve altro per capire. Ma che, ciclicamente, dimentichi e soprattutto rimuovi dalla mente proprio quando ti servono.

E' ora di mettere una buona musica, guardare il sole che spunta tra le nuvole e dedicarsi con amore a quello che c'è da fare e accogliere con un sorriso questa giornata, questa settimana, questo autunno.


mercoledì 19 ottobre 2011

Firewood


It's ready for our wood stove



My sister in USA


Mia sorella si è finalmente decisa a raccontare la sua personale esperienza negli Stati Uniti.
Eccola con il suo nuovo blog Una donna con fuso
Non perché sia mia sorella, ma devo dirvi che scrive molto bene, è spiritosa (un po' troppo shopalcholic per i miei gusti...) e gliene capitano talmente tante che la sua vita si presta bene ad essere raccontata!


lunedì 17 ottobre 2011

Montessori a Chiaravalle

Chiaravalle è una bella città, vissuta e popolata non da turisti ma dai suoi abitanti.


Il Museo della Fondazione Montessori è visitabile solo su richiesta, se c'è una persona disponibile ad accompagnarvi. E' una parte dell'appartamento in cui la Montessori è nata, adibita a museo e biblioteca.
Fossimo in un altro stato o fosse la Montessori un qualsiasi altro personaggio che invece dei bambini si è occupato d'altro avremmo una città che vive e prospera su di lei.
Sarebbe bello avere un grande spazio in cui gli adulti possano entrare nel pensiero della Montessori e in cui i bambini possano provare, sperimentare e passarci molto tempo.
Per me è stato un pellegrinaggio alla casa natale di una donna che stimo profondamente.

lunedì 10 ottobre 2011

Montisola


Tutti in attesa dell'autunno tranne me che in questa estate che si colora di arancio ci sto davvero bene.
Siccome le previsioni davano un drastico cambiamento della situazione (mercoledì scorso) ho pensato di fare il pieno di caldo, sole e...acqua. L'acqua è il mio elemento. Basta che ci sia un po' d'acqua e io sto subito meglio.
Ed eccomi quindi a Montisola, sul Lago d'Iseo.

Vista dell'isola di Loreto
Ho percorso l'intero perimetro dell'isola, con l'aggiunta di qualche deviazione, per un totale di 10 km. Un percorso facile e prevalentemente pianeggiante, ma comunque una grande soddisfazione.
Avrei tanto voluto fare un lungo giro con il traghetto ma in questa stagione la navigazione è ridotta.


Sono felice perché ho scattato alcune foto che mi sono proprio piaciute.


Questa è sicuramente da migliorare perché ho tagliato dei pezzi, l'anta della finestra, il vaso accanto alla bici...Continuerò a camminare e fotografare, speriamo anche per tutto l'inverno!


Chissà perché in questo periodo continuo a "parlare del tempo"...

sabato 8 ottobre 2011

Passeggiando

In questo periodo ho poche parole ma molte foto. Mi riempio gli occhi di blu.


E di tutti i colori di frutta e verdura, questo è uno dei miei piatti preferiti. In questo periodo mi sono messa "a dieta" per alcuni problemini, ho dovuto eliminare tutto il glutine e lo zucchero (anche quello di canna)...


Sto passeggiando per il paese e cerco di guardarlo con occhi diversi, di cogliere angoli e spunti per fotografarlo.





venerdì 7 ottobre 2011

PER DOVE PARTE QUESTO TRENO ALLEGRO - Sandro Veronesi (1988)

More about Per dove parte questo treno allegro
E' il primo romanzo pubblicato di Sandro Veronesi e sicuramente non il migliore, almeno per me.
La storia è interessante e scorrevole, incuriosisce, ma il protagonista, che narra gli eventi in prima persona, è veramente antipatico e il suo modo di esprimersi infastidisce il lettore. E' molto crudo, dissacrante, soprattutto quando parla dei bambini del curatore. Sottolinea continuamente i tratti o i lati negativi di tutto e di tutti. E' un libro che lascia intravedere le qualità di Veronesi.

Un figlio trasferitosi a Roma per sfuggire la vita del padre che dovrebbe fare l'artista ma non lo fa, non lavora, si lascia vivere, guardando fuori dalla finestra...Traumatizzato dalla scomparsa della madre che ha lasciato marito e figlio e non si è più fatta viva, fuggita chissà dove e chissà con quale uomo; traumatizzato dalla rottura con la fidanzata Rita che ha anche abortito un figlio suo, senza che lui trovasse la forza di lottare per tenerli entrambi.
Un padre che somiglia a Robert Mitchum, che esce da un fallimento aziendale con il quale gli è stato portato via tutto quello che aveva.
Non proprio tutto...
Il padre chiede al figlio di aiutarlo a recuperare parecchi soldi nascosti su un conto in Svizzera. Partono da Roma in treno per Lugano ma fanno qualche fermata.
A vedere la loro casa al mare in Toscana nella quale hanno trascorso i loro giorni più piacevoli ma che non possono visitare, bloccati proprio dal custode a cui il figlio era più affezionato.
Si fermano a Viareggio (descritta come un luogo bruttissimo) a trovare Rita (l'ex-fidanzata), che sarà felice di vederli e non nasconderà un po' di nostalgia e l'infelicità della sua attuale vita (con marito e figlio, difficile da gestire).
Incontreranno poi, proprio qui, il curatore fallimentare del padre, con cui passano ore piacevoli, non fosse per il ribrezzo che il figlio prova nei confronti della moglie e dei figli del curatore, il quale sembra affezionato al padre.
Saliranno a Milano dove il figlio scoprirà i piani del padre ma anche un certo bisogno di lui, la necessità di averlo ancora accanto.
Partito per Lugano con in mano una dettagliata descrizione di tutte le azioni che deve compiere (che vanno infatti tutte secondo copione) il figlio deciderà di cambiare il finale: porterà i soldi con sé e riuscirà ad attraversare la dogana (per ben due volte) senza essere scoperto.
Al figlio fa schifo tutto ciò che riguarda il padre: i soldi per prima cosa.
Al padre è incomprensibile la vita del figlio.
Hanno un pessimo rapporto.
Però partono insieme, chissà per dove, il figlio non ha ancora trovato il coraggio di dire al padre che i soldi li ha attaccati addosso, sotto i vestiti, e il padre per colpire il figlio manda una cartolina al curatore con il nome della banca in cui crede che i soldi verranno consegnati.
Un rapporto padre e figlio veramente triste: rancori, silenzi, incomprensioni...
Il romanzo termina con i due in auto. Speriamo verso un viaggio di chiarimenti e risoluzioni.

Il bel titolo di questo libro che richiama qualcosa di positivo è l'immagine perfetta per questo libro: infatti si riferisce ai manifesti con cui si richiamavano i giovani alla Repubblica di Salò. Tutto è quindi relativo.


Mi permetto di riportare un'intervista di Michele Trecca (presa dal sito www.brooksbrothers.it) a Sandro Veronesi su questo romanzo, presa dal link indicato sotto, uno splendido lavoro sull'autore. 
- Ma da che cosa deriva l’incapacità di azione del protagonista?
«Io credo –  ci dice l’ autore – che essa nasconda un vero e proprio terrore (come gli rinfaccia il padre) e che esso derivi dalla sua incapacità di distinguere tra il farsi la propria strada e il minacciare o addirittura prevaricare gli altri. L’attuale illeggibilità di questo confine (già in teoria molto labile) spinge per protesta il personaggio come su un albero: da qui la sua impotenza.»

- Che cosa, invece, rimprovera il figlio al padre?
«Le pecche del padre sono abbastanza esplicite e sono dichiarate, confessate. Forse, però, il figlio rimprovera al padre proprio la sua capacità di ammettere la propria impurità senza per questo sentirsene menomato; di accettare, prima di tutto su se stesso, il marchio della vita con le conseguenze (per il padre assolutamente ineluttabili; per il figlio, invece, odiose) della compromissione. Con il Male: il figlio, infatti, nella sua psiche infantile, tende sempre a rilanciare il discorso sulle colpe paterne in termini universali.»
- Ad un certo punto il figlio dice: “Perché io so quello che è il bene e continuo a fare il male?”. È, evidentemente, una citazione da Guerra e pace. Perché ha scelto di inserirla?
«Mi sono permesso di citare questa frase di Bezuchov per lasciare una speranza di redenzione e dare così un minimo di movimento al mio personaggio. Ho voluto, infatti, lasciare ad entrambi una possibilità di salvezza. Per questa ragione ho scelto un finale aperto.»
- Il figlio, pur essendo clamorosamente ingenuo, imputa ad una sua presunta mancanza di ingenuità, la propria incapacità di godere dei piaceri della vita, la sua perenne insoddisfazione. Come mai?
«Accade proprio questo a certe persone, quelle che invecchiano lentamente: soffrono perché ingenue e credono, invece, che sia una un’eccessiva profondità di approccio a definire la loro sofferenza. È una caratteristica tipicamente puerile. Ed è la maggiore ingenuità del mio personaggio. Sottolineando questo aspetto, ho voluto evidenziare la sua incapacità a concepire un mondo al di fuori di sé. Egli, infatti, non riesce a stabilire neanche nelle descrizioni un’ oggettività di sguardo e così si richiama sempre a somiglianze fisiche con eroi cinematografici, per esempio, o a cose che, comunque, lo riguardano più da vicino. Questa sua tardiva adolescenza (ha ormai quasi trent’ anni) implica evidentemente gravi responsabilità paterne: è il più duro atto d’ accusa nei confronti del padre.»
- Oltre a quelli cinematografici, ci sono anche molti riferimenti musicali a partire dalla citazione iniziale da una canzone degli Smiths. In che maniera la musica e il cinema hanno influenzato la sua scrittura?
«Io credo che sul mio linguaggio abbia influito di più la musica rock. La scelta, per esempio, di una certa tecnica a volte un po’ ossessiva, le ripetizioni con il corsivo segnaletico si richiamano vagamente alla ossessività e alla ripetitività dei testi delle canzoni di cui mi sono nutrito e tuttora mi nutro abbondantemente. Così come si richiama agli slogan del tifo calcistico che sono fratelli della musica rock.»
- Ma quali gratificazioni offre la scrittura ad un giovane che si è nutrito e si nutre di musica rock e di cinema?
«Io penso alle volte ad una specie di grido che proviene dalle cose, dalle persone, dalle storie di cui sono testimone. È come un imperativo morale che mi spinge ad agire nell’unico modo in cui sono capace: attraverso la scrittura. È forse una dichiarazione di impotenza ma è un fatto istintivo. Se io vedo una rissa in mezzo alla strada, se c’è un pericolo ovviamente agisco, ma il mio primo impulso è quello di scriverne. Mi sembra così di dare un contributo per trasformare qualcosa in memoria perché altrimenti ho come l’impressione che essa resti invendicata.»



http://www.booksbrothers.it/?pag=scrivania&id=88
www.booksbrothers.it/file/specialeveronesi%20-%20BB.doc

giovedì 6 ottobre 2011

Girando per le Marche

PORTO S. GIORGIO


E' una città molto vissuta. Il centro storico è carino: una bella piazza, la rocca, le viuzze. Però tutto è trangugiato dalla strada Statale, così come Porto S.Elpidio: auto ferme ai semafori, traffico...
La spiaggia è bella, ampia e sabbiosa, ma per noi è una città troppo animata: noi preferiamo soggiornare fuori e andarci sono quando si vuole un po' di movimento!

FERMO
Ed eccomi tornata nella "mia" adorata città: mi piace veramente molto Fermo. Quest'anno sembrava ancora più bella: tutti dovrebbero farci un giretto, fermandosi anche solo per una sosta rigenerate sul viaggio per le vacanze!


Sono salita di prima mattina (dimenticandomi di caricare la fotocamera): la piazza vuota è ancora più incantevole; da piazzale Girfalco, il giardino di Fermo con lo splendido duomo, si vedeva a perdita d'occhio.
I Monti Sibillini erano chiari, riconoscevi le rocce e i prati, la campagna circostante, con i borghi in cima ai colli, dolcemente colorata dal sole; del monte Conero si distingueva la roccia bianca e poi mare, mare, mare...
Uno spettacolo!
A Capodarco ho visto la casa dei miei sogni. In certi punti, scendendo in auto da Capodarco, ti sembra poterti tuffare in mare. Anche la strada di S.Marco Paludi è suggestiva, immersa tra campi, girasoli e case contadine.



TORRE DI PALME


Un piccolo, piccolissimo gioiello, riabitato dopo anni di abbandono: viuzze, stradine e scorci mozzafiato, vista ampia sul mare e sulle colline (e sull'autostrada...). Piacevole passeggiata serale per i turisti. L'anno prossimo ci torno per vedere l'alba.
Ci sono ampi parcheggi (gratuiti) raggiungibili in breve, a piedi: è inutile parcheggiare lungo la strada!

COSSIGNANO


Ho attraversato le colline in compagnia di una nuova amica conosciuta al mare: lasciati bambini e mariti a casa, ci siamo lasciate cullare da questi paesaggi: da Fermo a Cossignano, passando per Carassai.
Ho visto colline più ripide, i calanchi, più vegetazione, più vigne, più alberi da frutto e ancora campi di ogni colore. Ho visto paesaggi amati e Cossignano, piccola e molto carina, arroccata sulla sua collina, curata, con le vie strette, i fiori appesi ai muri, davvero scenografici.
Mi sono concessa di sognare...

LORETO


Loreto è un bel luogo con un centro storico interessante e naturalmente la suggestiva piazza con la chiesa della Santa Casa, che è anche ben affrescata e decorata.
Però...come in tutti i santuari al mondo intorno è cresciuto tutto un centro per guadagnare, ed è giusto così, bisogna approfittare del flusso dei "pellegrini".
Ma è proprio questo che mi stupisce: ho girato molto, a tutte le ore e in vari giorni e non ho mai trovato tanta gente, nemmeno a Palazzo Leopardi...
Qui c'era tantissima gente...Praticamente vengono tutti qui i vacanzieri? Con tutto quello che c'è da vedere...
Lasciamo perdere poi le benedizioni, etc.etc. Posso chiamarla scaramanzia? Vi offendete? Chiudo l'argomento!
Anche i dintorni di Loreto sono spettacolari! Adesso mi stampo una maglietta con scritto "I Love Marche"