giovedì 10 gennaio 2013

Kitchen di Banana Yoshimoto


Ultimamente inizio i post parlando dell'edizione e vantando i pregi di prendere i libri in prestito in biblioteca, sembra che sia sponsorizzata dalle biblioteche (il che è impossibile, non hanno certo i soldi da buttare in pubblicità...).
Questa nuova edizione di Feltrinelli è moderna, molto curata e ariosa, di facile lettura (e ancora una volta è arrivato a me come nuovo).
Kitchen, della cara Banana Yoshimoto, è il secondo libro che leggo di quest'autrice, dopo Il Coperchio del mare che ho adorato.

Parlare dopo un libro della Yoshimoto mi risulta difficile perché mi sembra di violare qualcosa di sacro.
Inizialmente mi sono chiesta se non fosse un fenomeno di autosuggestione o suggestione di massa il successo di questa scrittrice perché, in fin dei conti, i suoi libri sono di una semplicità imbarazzante, ma poi mentre leggi   le sue parole dolci e innocenti, questa genuinità, questa purezza ti cattura, ti strega, ti incanta.
Mi infastidisce (scusate se lo ripeto continuamente) il periodo breve, con troppi punti a spezzare le frasi (che frasi non sono), a tratti questo modo di scrivere, sempre più comune in ogni lingua, mi innervosisce e per riuscire a godere dei romanzi cerco di trasformare i punti in due punti, punti e virgole e virgole, mentre leggo.

Kitchen si compone di tre racconti: i primi due Kitchen e Plenilunio si potrebbero considerare due parti di un romanzo breve, mentre il terzo Moonlight Shadow è a sé, ed è la tesi di laurea della Yoshimoto, scritta nel 1987.
Banana Yoshimoto ha dichiarato che i temi a cui tiene di più sono quelli della solitudine e della morte e l'aveva già capito con i suoi primi lavori che avrebbe scritto sempre su questi temi! (Io aggiungerei anche la sfortuna...) Il modo in cui li tratta, però, lascia sempre una speranza, riesce, con delicatezza, a mostrare una possibilità, una via d'uscita, che la vita si può vivere, nonostante tutto.
La mia reazione è quella di volere bene ai suoi personaggi, inoltre mentre leggo mi sento più giovane. I suoi scritti sono infatti destinati ad un pubblico giovane, sarà il mio spirito adolescenziale che me l'ha fatta scoprire solo ora...[non che io mi consideri vecchia a quasi 39 anni, ma secondo me la definizione di giovane si dovrebbe fermare al massimo a trent'anni, poi si dovrebbe essere adulti...]
Kitchen e il racconto dell'incontro tra Mikage e Yūichi, due ragazzi uniti dalla sfortuna e dalla solitudine ma anche dalla generosità e dolcezza del loro carattere. Banana ha avuto molto coraggio se si pensa che nel 1988 ha scritto una storia in cui la madre del protagonista, la splendida e amata Eriko, è un uomo diventato donna dopo la morte della moglie. Un personaggio, quello di Eriko, che lascia un'alone di amore e comprensione, ovunque passi. 
Mi piace come i giovani personaggi della Yoshimoto sappiamo analizzarsi, capirsi e crescere nel corso del racconto.
"Capii che io non ero il centro del mondo. La quota delle sofferenze nella vita non variava certo in rapporto a me. Non ero io che potevo decidere. Allora, pensai, tanto valeva godersi, per quanto era possibile, il resto.
Fui colpita dalle sue parole, ma ricordo che pensai perplessa:'Vivere felici allora...sarebbe questo?'. Ma ora le capisco così chiaramente che vorrei gridarlo. Perché le persone non riescono a compiere una scelta così semplice? Perché vivono come vermi, come perdenti? Preparando da mangiare, mangiando e andando a dormire. Anche chi ama prima o poi dovrà morire. Però intanto è vivo."
Moonlight Shadow, il secondo racconto, mi è piaciuto molto perché è ispirato ad una canzone adorabile del 1983 di Mike Oldfield cantata da Maggie Reilly. Ve la ricordate quanto era bella?



Anche in questo racconto si parla di disperazione ma i personaggi sono così teneri, freschi e delicati che sono riuscita a non piangere e a concentrarmi sull'alone di speranza che colorava questo racconto.
"Vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto non siano."
Anche io, Banana, tanto.



Titolo originale: Kitchen - Traduzione di Giorgio Amitrano (1988)

LeggiAmo 2013
Sezione MONDO - Giappone

11 commenti:

  1. Bellissima recensione! Complimenti =)
    La Yoshimoto mi piace molto, il più bel libro è stato per me "L'abito di piume".

    Alla prossima recensione
    Lena

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  2. Ogni volta che vengo a leggere le tue recensioni allungo la mia lista dei desideri.
    Nella mia lista ho Honeymoon di Banana Yoshimoto, ma non ho ancora letto nulla di suo.
    Buona lettura

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    1. Grazie Leyla mi fa piacere avere quest'effetto!
      Io quest'anno leggerò di certo Tsgumi, Il corpo sa tutto e Un viaggio chiamato vita (per un'altra sfida) ma potrei non fermarmi lì....

      Tra l'altro c'è lo sconto del 25% sull'edizioni economiche Feltrinelli e ho già fatto qualche acquisto...

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  3. Non l'ho letto ma mia figlia sì e si trova d'accordo con la tua recensione, anche lei ama questa scrittrice!

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  4. Bella recensione, aspetta che ti metto nel blogroll, così vengo a trovarti un po' più spesso.

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  5. Grazie per la recenzione,avevo proprio in mente di acquistarlo.
    Un abbraccio e buon fine settimana.

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  6. tu che sei una lettrice veloce fai proprio bene a sponsorizzare le biblioteche. Sono un'ottima cosa.

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  7. Adoro la Yoshimoto; ed ho adorato Kitchen. Come dici tu, apparentemente i suoi sono libretti semplici, leggeri, sottili. Li guardi e ti chiedi : "quanto ci metterò a leggerlo? una giornata?" E invece poi, ti rendi conto che ti restano dentro. Ha una capacità di toccare anche i temi più intensi con delicatezza, rendendoli pura poesia... Straordinaria.

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  8. Bellissima recensione, lo stile delicato e piumoso di Banana Yoshimoto mi affascina sempre. Come te ho apprezzato molto "Il coperchio del mare", ma anche Kitchen mi è piaciuto. Ultimamente ho letto un suo racconto intitolato "La luce che c'è dentro le persone" che mi ha sciolto di tenerezza.:-) buon proseguimento di lettura!

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