martedì 27 agosto 2013

La rosa selvatica di Jennifer Donnelly

Ho amato tantissimo Jennifer Donnelly nei due romanzi con cui l'ho conosciuta: "I giorni del tè e delle rose" e "Una voce dal lago". Mentre ho trovato "Come una rosa d'inverno" eccessivo, quindi mi sono avvicinata a questo ultimo atto "La rosa selvatica" senza troppo entusiasmo ma come "omaggio" alla sua autrice. La ammiro perché dietro a tutti i suoi romanzi c'è una ricerca certosina per situarli in modo corretto nella storia. In questo si trovano ben sette pagine di bibliografia per tutta la serie. Notevole!
"Non sono le montagne che conquistiamo 
ma noi stessi"
Inizia con questa citazione di Sir Edmund Hillary questa avventura che mi ha fatto subito pensare al mio caro cugino Mario, amante della montagna e scomparso proprio lì...Leggerò questo libro anche pensando a lui e alla sua immensa passione!
"Come dice sempre Jennie, "I bambini che hanno fame non sono in grado di imparare, e i bambini che non sono in grado di imparare avranno sempre fame"
Il romanzo comincia bene perché Jennifer Donnelly introduce con maestria, e senza annoiare, tutti i personaggi sintetizzando la storia di quelli già incontrati nei romanzi precedenti e presentando i nuovi che paiono già interessanti. Continua aggiungendo avventure e mischiando storia, politica e società con tutto quello che accade a questa famiglia grande e unita e a tutti coloro che le girano intorno.
"Non soffermarti sulla tua stanchezza, la tua forza sarà proporzionata alla misura del tuo desiderio"
Mi dispiace che l'autrice non abbia voluto bene a Jennie...
"Guardare i miei alunni imparare a leggere e far di conto, guardarli leggere pagine di Kipling o Dickens ed entusiasmarsi per i mondi e le persone contenuti in quei libri, guardarli illuminarsi in volto mentre fanno le loro scoperte...be', so che non sono montagne o fiumi, ma non esiste nulla di più eccitante. Per me, almeno."
E spero che nel prossimo romanzo, se ci sarà, la protagonista sarà Katie...Mentre devo confessare che sia Willa che Seamie, protagonisti principali di "La rosa selvatica" non mi sono mai stati particolarmente simpatici: sarà che non credo molto nell'amore totalizzate e infinito che supera tutte le difficoltà e aumenta con la lontananza...Non sono proprio un'inguaribile romantica! Preferisco appassionarmi alle parole di Joe, parlamentare laburista:
"Ed ebbe l'impressione che gli si spezzasse il cuore. Perché sapeva che mentre quella bambina, che non poteva avere più di dieci anni, percorreva le buie strade londinesi, tentando disperatamente di guadagnare qualche soldo, uomini che erano cresciuti in splendide case e godevano di tutti i privilegi conferiti da potere e ricchezza spostavano i loro eserciti immaginari su cartine geografiche del mondo. Mentre lei rabbrividiva e si stringeva lo scialle liso intorno alle spalle scarne, loro versavano altro porto nei bicchieri di cristallo e accendevano sigari.Pensavano a frontiere violate e a territori conquistati. Pensavano a vittorie conseguite e a medaglie scintillanti, ma non pensavano, nemmeno una volta, alla lotta che quella bambina affrontava ogni giorno, semplicemente per sopravvivere.Né pensavano di chiedersi cosa ne sarebbe stato di quella piccina e di ogni altro bambino come lei, dei bambini poveri in ogni città e ogni villaggio dell' Inghilterra e dell' Europa, se in quella guerra avessero perduto il padre e la casa.E' per questa bambina che ho lottato, si disse Joe. Ed è per questa bambina che ho fallito."


Titolo originale: The Wild Rose (2011), traduzione di Sara Caraffini

Tutte le mie note.

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