mercoledì 29 settembre 2010

IN ITALIA

Un'altro documentario visto è "Il Mondo Secondo Monsanto", tanto per stare su di morale, di cui vi parlerò.

Allegato a quel dvd c'è un libricino che parla dell'Italia e s'intravede una luce di speranza.
Come ho già detto in passato l'Italia è fortunata perché ha una tradizione di grande amore per il cibo, per la sua qualità e per i prodotti locali.
Invadere questa roccaforte non sarà così facile anche perché, fortunatamente, è proprio la maggioranza dei consumatori che non vuole rinunciare ai gustosi piatti italiani.

Quindi importare OGM in Italia significherebbe rinunciare a coltivazioni uniche di qualità e varietà.

L'unico problema riguarda i mangimi per gli animali, perché la metà di quelli importati è OGM e non viene indicato sulle etichette del "prodotto finito".

E proprio su quel libricino ho trovato un'affermazione di Roberto Burdese, di Slow Food, che mi trova pienamente d'accordo, anzi le sue parole fotografano perfettamente il mio pensiero:

"Secondo noi la scienza ufficiale, solo perché è in grado di dimostrare le proprie tesi, non ha di per sé un valore e rilievo maggiore dei saperi tradizionali che per migliaia di anni hanno condotto pratiche che hanno portato risultati concreti mai misurati da una scienza ufficiale".

Aggiungo che secondo me non vale solo in agricoltura.

lunedì 27 settembre 2010

SOLUZIONI LOCALI AL DISORDINE GLOBALE


Vi ho già accennato alla mia passione per Coline Serreau ma questo libro (e il relativo documentario che spero di trovare presto) va oltre questa, perché si coniuga con il mio interesse per il cibo (un interesse molto diverso da quello che mi porta ad essere sovrappeso...) e un poco anche con la ricerca di una vita vegan.

E il fatto che io l'abbia letto interamente in francese dice molto di quanto l'interesse sia spiccato.

E allora ve lo racconto con dovizia di particolari perché ho la sensazione che difficilmente lo troverete tradotto in italiano. Questo, quindi, sarà il primo di alcuni post.

Coline Serreau puntualizza che il suo intento nel girare questo film non è quello di colpevolizzare chi lo guarda, ma di responsabilizzare, che non significa per forza colpevolizzarsi.
Vorrebbe, invece, che dalla visione di questo film nascesse una speranza, una voglia di cominciare qualcosa di nuovo, adatto per la propria vita, supportati dal fatto che in tutto il mondo ci sono molte scelte, stili di vita, cambiamenti che stanno dalla parte della Terra.

No, non si tratta di tornare indietro, di tornare al passato. Perché cambiare, a questo punto, è necessario per garantirsi un futuro, accettando l'idea che l'umano non è un essere superiore.

Tenendo presente anche che impedire alle donne di partecipare alla gestione del mondo significa privarlo della metà delle sue forze.

La mitica Coline in questo libro intervista persone preparate, informate e impegnate nel mondo dell'agricoltura e dello studio della biodiversità.

Ma c'è qualcuno anche in Italia che si occupa di questi argomenti, ve ne ho parlato con Terra Madre.

domenica 26 settembre 2010

Esperienze

Quando ero alle scuole elementari è arrivata una bambina di colore, Lorenda, si è seduta in banco accanto a me e quell'anno è stato bellissimo. Eravamo grandi amiche. Io andavo a casa sua e lei veniva da me. Stavamo veramente bene insieme.
Poi sono arrivate le scuole medie, lei si è trasferita e non l'ho più vista, anche se suo padre è italiano e aveva i nonni qui vicino. Altri tempi.

Quando andavo alle superiori sulla strada che portava alla fermata dell'autobus (la maggior parte delle volte attraversata di corsa...) incrociavo sempre un signore senegalese, ci salutavamo, scambiavamo due chiacchiere, mi incitava sempre a correre per non perdere l'autobus.
Questo signore abita nel mio paese: l'ho rivisto solo dopo...15 anni. Ebbene mi ha riconosciuto e si è spaventato: mi ha rimproverato perché ero troppo ingrassata! Adesso lo incrocio qualche volta e dal suo sguardo capisco che mi devo mettere un po' in regola...

A 19 anni sono stata ricoverata per quindici giorni in ospedale e nella stanza accanto a me c'era una carissima ragazza marocchina, Fatima, mentre in camera con me c'era una signora meravigliosa, di un paese a 15 km da casa mia.
Ci siamo legate tantissimo tutte e tre.
Uscite dall'ospedale ci siamo tenute in contatto per un po' di tempo. Sono andata a casa di entrambe. Fatima abitava vicino, anche il marito era simpatico. Ma io ero giovane, loro già con una famiglia. E così le ho perse di vista entrambe.

Quando mi sono fatta male al ginocchio mio marito ha cercato qualcuno che venisse a fare le pulizie, dopodiché io me ne sono un poco approfittata e ho continuato per circa un anno, anche se dopo un paio di mesi stavo bene e avevo già ampiamente ripreso a lavorare.
Questa signora albanese, Rita, è una persona fantastica. Mi sono affezionata a lei e mi è dispiaciuto tantissimo quando ho dovuto dirle che non poteva più venire perché io avevo perso il lavoro e non intendevo riprendere e quindi le pulizie le avrei fatte io...(per forza!)
Adesso la incontro spesso la mattina quando porto le figlie a scuola in auto perché la strada passa proprio sotto casa sua, e lei esce in quel momento per andare a lavorare, quindi le do sempre un passaggio e chiacchieriamo. Anche mio marito ha conosciuto il suo e hanno passato parecchie ore a parlare bevendo birra. Però mai io ho invitato loro a cena da me e mai loro hanno invitato noi.

Ma di queste storie potrei raccontarne altre mille con nativi italiani. 
Non so se è così anche per tutti voi. Io non riesco a tenere i contatti con tutte le persone che conosco sulla mia strada, nemmeno con quelle che mi interessano e mi piacciono. Anzi spesso frequento persone con cui non ho una grande affinità perché fanno parte della mia vita ed è naturale incontrarle.

venerdì 24 settembre 2010

Parte 4/4: L'ascoltatrice di Marina Pierani

L'ascoltatrice di Marina Pierani è un libro che sei felice di aver letto. Prima di tutto perché regala emozioni, poi perché parla anche di storia, la storia di Piazza Vittorio a Roma, poi perché è sincero infine perché fa veramente riflettere. E guida perfettamente i miei pensieri.
Perché qui c'è l'accoglienza, qui c'è l'ascolto, qui c'è il mettersi sullo stesso piano, qui c'è "la voglia di espormi alla ricchezza del mondo".
Come dice Marina "il cambiamento infatti è fascinazione e terrore, ci attira e ci respinge".
Ma in Piazza Vittorio "il mondo ci è venuto a trovare. E se c'è chi arretra disorientato, c'è chi l'assapora".
"Ma sentirsi disorientati significa dubitare di sé".

Se volete leggere una splendida recensione di questo libro, potete passare da Giulia.

Questa accanto è una foto di piazza Vittorio, presa da internet.

Nel libro "Sono un italiano nero" mancava quello che si trova in questo.
L'ascoltatrice ha una vera empatia verso chi ascolta.
Non conduce l'ascoltato, lo accoglie (come spiega bene nel libro il significato di questa parola).

E grazie a questo libro ho capito che veramente non si può generalizzare, non si possono lanciare giudizi, non si può sentirsi superiori.

Ho parlato alle mie figlie e ho cercato di spiegare loro come spesso ci arrabbiamo quando entriamo in un giudizio generalizzato, questo ci infastidisce, ci fa male e sappiamo bene che non è giusto.
Per questo non dobbiamo cadere nell'inganno che i mezzi di comunicazione, o l'opinione della gente "ignorante", o la propaganda dei partiti, rischia di farci cadere.
Se gli immigrati commettono reati questo non significa che tutti gli immigrati sono delinquenti.
Ho utilizzato un esempio che ha lasciato il segno in mio marito. Si offende quando la stampa dipinge i tifosi atalantini come teppisti. Lui è sempre andato allo stadio e ha sempre visto che SOLO ALCUNI sono teppisti.
Quindi non vale lo stesso per gli immigrati?

Poi ho raccontato loro che molte volte queste persone vengono da paesi lontani, in cui si parla e si scrive in modo totalmente diverso da noi, arrivano qui, senza soldi, dopo lunghi viaggi estenuanti e vengono lasciati così, per la strada, senza nessun aiuto, né indicazioni su come comportarsi.
Come ci troveremmo noi se partissimo dal nostro amato paese per finire in Cina in quelle condizioni?

Dovremmo pensarci cento, mille, infinite volte a questo.

Se tutti i Bilal (dal film Welcome) che vengono in Italia (o in Europa) incontrassero un Simon forse qualcosa cambierebbe.

Però vorrei anche che tutti coloro che si lavano la bocca dicendo che non sono razzisti facessero qualcosa di concreto per dimostrarlo quando ne hanno la possibilità.
Non con le parole ma con i fatti.

E io? Io vivo ovattata nella mia vita, tutte le volte che ne ho avuto l'occasione ho cercato di conoscere, ma è successo poche volte e ne ho sempre un ricordo affettuoso, ma tutto vola e va...
Però  vale lo stesso con gli italiani. Non è che invito a casa molti conoscenti, non è che stringo tante nuove e profonde amicizie con cui passare tanto tempo...
Quasi tutto gira intorno alla scuola, all'oratorio (unico punto di incontro oltre la scuola nel mio paese), e ai vari corsi che frequento o frequentano le mie figlie.
E credo che molte poche persone conosciute a questi corsi siano venute a casa mia.

mercoledì 22 settembre 2010

Parte 3/4: Welcome

E' un film molto bello perché è vero, profondo e scioccante.
La storia è intensa. Il finale non te lo aspetti.
Rifletti dall'inizio alla fine sull'immigrazione. E continui a farlo anche dopo.
Non so se è stata una mia impressione ma mi è parso di notare una critica verso i volontari che assistono gli immigrati.
Il protagonista mette in pericolo la propria reputazione per avvicinarsi al ragazzo clandestino, gli dà una parte di sé e lo accoglie nel vero senso della parola.
I volontari impegnati nell'assistere, nutrire e difendere gli immigrati si mantengono in una posizione protetta, non si mettono mai totalmente in gioco.
E' da parecchio che rifletto sul senso dell'assistenza. Un conto è la prima assistenza ma poi continuare ad assistere è come voler continuare a mantenere nell'indigenza.
La fame del mondo non si risolverà mai mandando derrate alimentari a chi ne ha bisogno. Anzi forse si manterrà sempre proprio per questo (vedi interessi in gioco).
Io in questo film ho voluto vedere questo.
"Ti aiuto ma stammi lontano" contro "Non so proprio come aiutarti ma ti sto vicino" in un gesto istintivo, paterno, non ragionato e pensato: un gesto d'amore.

Un'altra riflessione che mi tormenta è il motivo per cui tantissime persone rischiano la vita e vivono in condizioni così disumane. Mi chiedo ma sono veramente così drammatiche le condizioni del loro paese natio per accettare questo?
A volte credo proprio di sì ma altre mi viene il dubbio che ci siano organizzazioni criminali che pubblicizzano la vita all'estero invitando a partire, per poi avere schiavi pronti da mercificare.

Cosa possiamo fare noi se non vogliamo essere né assistenzialisti, né razzisti né indifferenti?

Un'arma (come la chiamo sempre) potente viene ancora dal consumo.
Comprando prodotti "taroccati" contribuiamo allo sfruttamento.
L'altra arma invece è nel nostro cuore, aprire le braccia, accogliere, condividere (vedi prossimo post).

Poi ognuno ha la sua misura.
Per qualcuno sarà sufficiente essere aperto alla conoscenza, salutare, chiacchierare, invitare a giocare il compagno del figlio. Basterà questo ad abbattere la barriera della diffidenza.

Conoscere è il primo passo verso "l'integrazione", se ci piace questa parola.

martedì 21 settembre 2010

Parte 2/4: L'Italia Multietnica


Questo libro fa riflettere soprattutto chi, come me, non ha contatti diretti con la realtà dell'immigrazione.
In effetti non ho amicizie straniere. E mi dispiace.
Purtroppo le mie figlie non hanno ancora avuto compagni immigrati e quindi non ho avuto modo di conoscere. 
E questa secondo me la mancanza maggiore del nostro stile di vita: non abbiamo tempo di conoscerci.
E quindi ci ignoriamo, presi ognuno dalla propria vita.

Questo libro sostiene in particolare una tesi a me cara: l'importanza dei media sull'opinione della gente.
Infatti l'autore colpevolizza i mezzi di "informazione" considerandoli causa e/o complici del razzismo dilagante.
"La sensazione che tra la realtà raccontata dai media e la vita reale del paese ci sia una distanza spesso siderale. Solo che l'opinione pubblica nel villaggio globale si costruisce attraverso i mass media."

Condivisibile anche l'idea che oggi il razzismo sia più di tipo economico, verso il povero, qualunque sia il colore della sua pelle.

E le storie raccontate ispirano fiducia, comprensione e empatia verso chi parla. Questo vorrei leggere ogni giorno sui giornali. Storie di vita vera, di gente vera che vuole stare bene in Italia, non sempre e solo storie di delinquenza.

"Io devo lavorare perché devo vivere e allora la prima cosa di cui ho bisogno sono i soldi, prima della sicurezza e del contratto. Questo i datori di lavoro lo sanno benissimo e perciò ti sfruttano."

"E' un lavoro duro. Uno di quelli che gli italiani non fanno più. Ma è un lavoro che serve a tutti."

"Il disprezzo e l'intolleranza nei confronti degli immigrati nasce soprattutto ascoltando la televisione o leggendo i giornali, la gente è portata a generalizzare. Ed è strano perché capita anche a me. E' una sensazione di schizofrenia".


lunedì 20 settembre 2010

Tema: Colonizzazione, Immigrazione, Assistenza, Accoglienza - Parte 1/4

Photo by Steve McCurry
Ho rivisto Avatar e non mi ha convinto un'altra volta. Trovo che sia un film strano come se fosse stato fatto per accontentare un po' tutti e alla fine non è piaciuto veramente a nessuno.

Però ultimamente ogni film che guardo riesce a farmi soffermare con più attenzione su alcune riflessioni che mi frullano in testa da sempre.

Guardando Avatar ripenso a un argomento un poco scomodo: la moderna colonizzazione.

Sono piuttosto refrattaria alle missioni di solidarietà nei paesi poveri. Mi sembra un'ennesima presa in giro.

Prima siamo venuti a rubarvi tutto quello che c'era a disposizione, abbiamo distrutto il vostro ecosistema e il vostro modo di vivere, vi abbiamo convinto che eravate poveri e ammalati e vi abbiamo stipato in città malsane, portandovi lontano dal vostro modo di vivere a contatto con la natura e la terra.
Vi abbiamo costretti a temere la morte, ad averne un'imbarazzante paura, come abbiamo noi, quando invece voi avevate l'evoluta capacità di conviverci. In questo modo abbiamo potuto convincervi che solo noi potevamo salvarvi da tutto questo. Con le nostre belle organizzazioni, i nostri missionari e tutta una rete di aiuti di ogni genere che, probabilmente, alla fine dei conti, avranno come unico risultato di mantenervi sempre sotto il nostro controllo...

Abbiamo fatto e stiamo facendo tutto questo senza guardarvi mai veramente, senza imparare niente da voi, senza la capacità di metterci in disparte e lasciare fare a voi.

E' la prima volta che lo dico così apertamente.

Sento spesso amici e conoscenti che desiderano (e molti l'hanno già fatto) trascorrere del tempo in missioni umanitarie nei paesi poveri e sono tutte persone meravigliose con buoni propositi.

Però tutto ciò è guidato, e, spesso, motivato da un'innata sete di controllo, dalla certezza di essere superiori, capaci e indispensabili.

Così spesso ci si limita a nutrire, curare, coprire...creando dipendenza.
E anche quando si "insegna" a creare qualcosa per procurarsi il denaro è sempre un'attività occidentale, gestita da occidentali.

Il nostro obiettivo è salvare questi popoli rendendoli il più possibile simili a noi: indossano i nostri vestiti, mangiano il nostro cibo e producono ciò che serve a noi.

Vi confesso che spesso immagino come si possano risolvere i problemi del mondo (molto spesso quelli dell'Italia) e vedo sempre soluzioni possibili, magari un poco utopiche, ma non irraggiungibili.

Per questa questione io non vedo luce all'orizzonte. E' troppo tardi. E' un processo che non si può più fermare. Siamo andati troppo oltre.

E a questo punto, ben vengano le organizzazioni e i volontari che salvano vite umane.

sabato 18 settembre 2010

Tabelline

L'inizio della scuola secondaria è stato molto positivo per mia figlia. Soprattutto è rimasta molto entusiasta dei nuovi professori, parla inglese in maniera incredibile dopo che fino al giorno prima di conoscere la sua nuova insegnante leggeva le lettere una ad una, facendomi parecchio arrabbiare. Adesso dice "Hallo!" con tutta l'intonazione possibile.
Anche la prof. di Arte l'ha parecchio affascinata, ma in generale ha avuto un'impressione positiva di tutti.
A parte una.
E da quello che racconta è così per tutta la classe. Quando la bidella entra in classe a dettare l'elenco e nomina "Matematica" tutti gridano "NOOOO!!!"
Da quello che racconta sono più d'uno gli insegnanti severi che pretendono silenzio, etc.etc.
Ma la prof. di matematica ha suscitato antipatia dal primo giorno.
E come lavoro della prima settimana ha dato da imparare le tabelline dal 13 al 22 (fino al 25 a quelli che hanno preso il "castigo")
Ecco, io ho cercato dappertutto in internet qualche giochetto per aiutarla ma non trovo niente.
In linea di massima sembra che nessuno studi le tabelline dopo il 12, a parte magari il 15 e il 25.

Sono curiosa di conoscerla per vedere se trovo confermate le impressioni di mia figlia.
Comunque, credo, che un professore che riesce a farsi "odiare" in una settimana, dovrebbe interrogarsi sul suo metodo educativo.

Ps. Naturalmente questo commento non sarà letto da mia figlia...

venerdì 17 settembre 2010

Ma come cresci in fretta!

Chissà quante volte l'hanno detta ai vostri figli questa frase e, magari, qualche volta, anche voi, l'avete utilizzata per i figli di altri.

Ed è vero.

Quindi noi diventiamo (quasi) matte, rischiamo di rovinarci la vita, a volte perdiamo un marito, altre volte è lui a perdere noi, spesso rischiamo la nostra salute per...quei pochissimi anni che passano così in fretta?

I figli, probabilmente, hanno bisogno dei loro genitori per tutta la vita, magari a piccolissime dosi, magari solo quando vogliono loro ma sapere di avere un genitore a disposizione (solo se chiamato in causa) è una cosa che fa stare meglio.

Ma i figli dipendono veramente da noi per pochissimo tempo. Le mie figlie già a 4/5 anni si facevano la doccia da sole, a 6 anni mia figlia ha preparato una pastasciutta (tranquille, la madre snaturata è arriva prima di scolarla...), hanno imparato presto a vestirsi, pettinarsi, etc.etc. (solo nel fare i compiti non si sono ancora svezzate)

Questo per dire che il tempo in cui dobbiamo ridimensionare gli impegni è veramente poco.
E non è detto che prendendosi una pausa per fare i genitori poi si esca completamente dal gioco.
Quindi se il lavoro ci piace, ci serve o altro, possiamo sempre tagliare il resto.
Perché non divertirsi con i figli e la famiglia?

Poi quando crescono rimpiangeremo il tempo sprecato a fare altro. Invece il resto ci sarà sempre. E ci sarà tutto il tempo per farlo e anche per farlo bene.

Sgridare i figli perché sporcano? Quando sarete sole, la casa sarà pulitissima. 

Tutto va fatto con misura, con calma e anche un poco di rassegnazione. Quel sano "lasciar correre", quella straordinaria capacità di osservare dall'esterno, per rendersi conto che forse non è il caso di prendersela così tanto, che possiamo rimandare a domani, che possiamo smettere di fare quello che stiamo facendo perché i nostri figli, in quel momento, hanno veramente bisogno di noi.

mercoledì 15 settembre 2010

Quale scelta per una donna ?

Ho visto questo film "Due partite" e mi è tornato in mente un post di Lanterna di qualche tempo fa, che parlava di  mamme incasinate.

Questo film mi è piaciuto perché, a mio avviso, non c'è giudizio.
Non c'è nemmeno una soluzione.
Perché credo che ognuno abbia la propria soluzione, ognuno dovrebbe fare quello che lo rende felice.

Il messaggio che ho preso da questo film è che essere donna non è facile ma è entusiasmante, "dobbiamo essere elastiche..."

Ma ogni donna ha la propria elasticità, non la deve costruire sul modello di qualcun altra, sui consigli delle amiche, sulla vita della madre e nemmeno sugli stereotipi proposti dai mass-media.
Se spegnessimo le televisioni, non leggessimo i giornali e ci staccassimo un po' anche da internet credo che ogni donna potrebbe guardarsi dentro veramente e trovare quale è la strada giusta per se stessa e per la propria famiglia.

Perché, secondo me, se una donna decide di creare una famiglia, ed essere madre, deve tenere conto anche di ciò che è giusto per i propri figli non solo per se stessa. (Questo vale anche per gli uomini, per me è naturale che debba cambiare anche per loro).
Cambiano le prospettive, cambiano le esigenze, cambiano gli impegni. Bisogna fare delle scelte.
E non c'è una ricetta che vada bene per tutte.

Lavorare, non lavorare, part-time, full-time, nido, baby sitter, nonni, lavori domestici, tempo libero........

Insomma...quello che voglio dire è che se abbiamo un marito, dei figli e un lavoro non possiamo avere tutto il tempo che avevamo PRIMA.
Non possiamo vivere come adolescenti in eterno.
E quindi qualcosa dobbiamo tagliare.
I primi tagli alla libertà arrivano quando timbri il primo cartellino (e anche se non lo timbri è uguale).
Riorganizzi completamente la tua vita, hai un impegno fisso che non puoi più rimandare...e quelle bellissime giornate da studente in cui non facevi niente e poi impazzivi il giorno dopo per recuperare non esistono più.

Poi quando ti innamori ecco che cambia ancora molto della tua vita perché l'amore ti fa trovare tutto il tempo possibile per stare con lui.

Decidi di metter su casa e cambia ancora tutto perché quello splendido nido ti ruba talmente tanto tempo che a volte arrivi a maledirlo....

Ma magari siete tu e lui che vi amate alla follia, una piccola casa che vi sembra una reggia e un lavoro che ti dà grandi soddisfazioni....E tutto il tempo sembra perfetto perché tutto gira armoniosamente.

Poi arrivano loro, i figli....E il minestrone è completo, ricco e saporito ma che fatica!!!

Come possiamo pretendere di avere le stesse cose di prima ?
Come faremo ad avere una casa da rivista dove ogni cosa è al suo posto?
Come faremo ad avere ancora tempo per quei pomeriggi chiacchera chiacchera con le amiche?
E le maratone di shopping?
E le ore passate in bagno a farci belle ?
E le domeniche tutto il giorno a letto con i nostri mariti ?
E le gite spensierate ?
E gli straordinari al lavoro perché proprio non riesco a finire ?

No, cambia tutto. Quando entrano in casa altri dolci esseri umani non è più come prima.

Provate a giocare a The Sims...(scusate l'esempio...)E' una bella scuola di vita.
Perché ti accorgi che ci sono dei bisogni primari da assecondare e non puoi farne a meno.
Ci sono dei bisogni secondari che puoi rimandare ma prima o poi vanno fatti.
E man mano che in casa aumentano i personaggi il gioco è sempre più difficile da gestire.
E così è la vita.

Non c'è spazio per tutto e non c'è, soprattutto, spazio per fare tutto bene.
Quindi devi rubare ore agli altri ambiti se....
Vuoi una cucina autoprodotta completamente sana.
Vuoi una casa molto ben pulita e ordinata e pulisci spesso gli armadi...
Vuoi un fisico curato e un ottimo aspetto.
Vuoi un rapporto intenso con tuo marito.
Vuoi degli hobby.
Vuoi essere parte attiva nell'insegnamento scolastico dei tuoi figli.
Vuoi passare del tempo con gli amici.
Etc. Etc. Etc.

Quando a cent'anni, prima di morire, ci guardermo indietro cosa rimpiangermo?
Di non aver passato più ore in ufficio?
Di aver avuto una casa sporca e i panni stirati male?
Di non aver visto quel film ed essere andate poche volte al cinema?
Dei peli superflui lasciati crescere troppe volte più del...lecito?
Di non aver comprato quella splendida gonna ?

Non lo so cosa rimpiangeremo, spero che prima di quel momento avremo trovato la nostra personale ed elastica soluzione che ci permetta di essere serene per la maggior parte del tempo, di essere felici di stare con quella famiglia e di aver voluto una famiglia.

Quello che auguro ad ogni donna è di riuscire a riempire la scatola della vita con tutto quello che le fa stare bene, senza romperla perché è troppo piena, senza che si afflosci perché è troppo vuota.


Però una cosa vorrei farvi notare...Perché quarant'anni fa le donne erano così colorate e adesso siamo così scure?
Quale sia la scelta che facciamo non cancelliamo i nostri colori!!!

lunedì 13 settembre 2010

Buona scuola così

Provate a leggere qui.

Jonathan Pike - Retrospettiva


Ho una passione per le facciate delle case, per i vicoli, i palazzi. E più sono vecchi e scrostati più mi piacciono (forse l'avrete notato anche dalle mie foto di Matera...)
Un giorno passando per il corridoio di un locale pubblico ho notato un quadro di questo pittore.
E' naturalmente partita la ricerca in internet che è stata proficua.
Come avete già capito mi piacciono molto i quadri realistici, che sembrano fotografie, infatti, spesso, guardando i dipinti di questo artista ti chiedi se si tratti di un disegno o di una foto.



Ampiamente riconosciuto come uno dei migliori pittori della sua generazione architettonica, Jonathan Pike (nato nel 1949) ha studiato alla Central School of Art and Design e a Falmouth School of Art.
Dopo la laurea nel 1971, ha trascorso molti anni in viaggio dipingendo in Italia, Spagna e Francia prima di stabilirsi a Londra. In primo luogo è  un acquerellista, Jonathan dipinge anche in gouache e oli. 
È specializzato in vedute di città tra cui Roma, Firenze, Havana, Londra e Dublino. 
Il lavoro di Jonathan Pike è ampiamente raccolto nel Regno Unito e Stati Uniti dove espone regolarmente.





I suoi siti:
http://jonathanpike-paintings.blogspot.com/
http://jonathanpikecommissions.blogspot.com/

Se volete potete acquistare i quadri:
Oakham contemporary

Foto prese anche da:
http://www.royallfineart.co.uk/page26.html


Io li trovo bellissimi!!!
Ecco un video in cui poterne ammirare ancora tanti:




Con questo post voglio augurare un BUON ANNO SCOLASTICO a tutti i ragazzi che oggi in alcune regioni e nei prossimi giorni nelle altre, inizieranno quella meravigliosa esperienza che è la scuola!
Vi auguro di trovare un ambiente alla vostra altezza, che vi stimoli e appassioni!


domenica 12 settembre 2010

Ho conosciuto Sybille!

Sì proprio quella Sybille che ho intervistato. Sì proprio lei che prima colorava un vetro e adesso colora un fiore.

E sono contenta di questo incontro! Perché ci ha accolto con calore ed è proprio come me l'aspettavo: allegra e sorridente con tante cose da raccontare!

A presto!

venerdì 10 settembre 2010

Stipendi

Foto presa da internet

Non sapevo che un professore della scuola superiore guadagnasse 1.200 euro netti al mese...
Non riesco ancora a riprendermi da questa notizia.
Ho sempre sentito dire che gli insegnanti guadagnano poco ma pensavo fosse un poco relativo.
Certo se calcoliamo la paga oraria, se un prof. lavora in media 18 ore la settimana...siamo intorno alle 15 euro nette all'ora.
Mi viene da ridere!!!
Per qualcuno il fatto che un professore che insegna ai propri figli, che può avere un'incidenza importante sul loro futuro, che può contribuire a migliorare, o peggiorare, la loro vita è un'ottima paga!
E' anche vero che un professore non può scegliere personalmente di fare più ore di quelle che gli vengono assegnate ma è altrettanto vero che se fa il suo lavoro con passione e impegno le ore effettivamente lavorate sono molte di più: bisogna preparare le lezioni, correggere i compiti e tenersi un minimo aggiornati...

Magari la cassiera di un supermercato guadagna la metà all'ora. Ma, con tutto rispetto, non ha tra le mani il futuro della società.

mercoledì 8 settembre 2010

Siamo veramente alla frutta?


La consolazione nel leggere libri scritti nel passato, guardare vecchi film e cercare in vecchie pubblicazioni è quella di trovare frasi tipo "Non si può più andare avanti di questo passo" "Con questi ritmi il mondo finirà presto"
"L'inquinamento è sempre più alto" "Non c'è più rispetto per la gente, che fine stiamo facendo?" etc etc

Questo ti aiuta a pensare che tutte le epoche e tutti i periodi si sono sempre creduti peggiori dei precedenti e migliori dei successivi in tema di rispetto per le persone e per l'ambiente.
E forse anche noi facciamo parte di questo meccanismo.
Speriamo.

lunedì 6 settembre 2010

Giornalisti


Chissà se finora si è capito il mio astio nei confronti della categoria dei giornalisti.
Evitando di generalizzare vorrei esprimere il mio parere prendendo spunto da un articolo letto su "Vanity Fair" nell'ormai lontano agosto.
In questo articolo un giornalista di nome Stephen Moss intervista un personaggio, Julian Assange, che ha denunciato con il suo sito, Wikileaks, una serie incredibile di scoperte di malaffare degli Stati Uniti soprattutto riguardo alle guerre (ah!scusate, missioni di pace) in Afganisthan e Iraq.
Questo personaggio nella sua intervista critica aspramente i giornalisti per la loro mancanza di ricerca della verità, per il fatto che si mettano poco in gioco e prende come esempio il dato che indica che dal 1944 ad oggi sono stati uccisi solo 1.000 giornalisti rispetto ai poliziotti che muoiono per il loro lavoro, per fare un confronto. Secondo lui questo dato dimostra che i giornalisti si nascondono spesso dietro la fonte, lasciando che sia quella a finire nei guai, o altrimenti non indagano abbastanza e non vanno abbastanza in profondità da dar fastidio a qualcuno (e per questo venire uccisi...).

L'intervistatore è evidentemente infastidito dai commenti contro la sua categoria di Assange e conclude in questo modo l'articolo: "Non ho tempo di ribattergli, sta già sorseggiando un calice di vino bianco, è arrivato il cameriere a prendere l'ordinazione. Solo una cosa vorrei dirgli: il numero dei giornalisti uccisi dal 1944 a oggi è molto più vicino ai duemila che ai mille. E l'accuratezza è tutto, nel nuovo mondo dei media.(riprendendo un rimprovero di Assange)"

Ho verificato la notizia su internet, non ho trovato il numero esatto di giornalisti uccisi ma ho letto che si avvicinano a duemila. Forse questo giornalista ha letto la mia stessa fonte e non è voluto, appunto, andare a fondo.
Se voleva essere così preciso come rimprovera (non direttamente, ma in una nota finale del pezzo che non potrà essere controbattuta) al suo intervistato, doveva mettere il numero esatto.

Questo episodio racchiude il mio pensiero sui giornalisti.

domenica 5 settembre 2010

Veganch'io!


Sarò breve perché lo stato d'animo non è molto migliorato.
Vi faccio anche notare che tutti i post che leggete in questi giorni sono stati programmati nella mia fase estremamente produttiva di agosto.
Però a VEGANCh'io sono stata contenta di aver partecipato.
Ho raccolto molte informazioni, c'erano dei cartelloni molto esplicativi e tantissimi opuscoli da prendere.
Non posso più dire di non sapere.
Il pranzo è stato veramente gustoso:
Panzanella come antipasto
Lasagne come primo
Arancini di riso come secondo
Peperonata come contorno
e Torta come dolce.
TUTTO VEGAN.

Posso dire che sono sempre più convinta che la scelta vegan sia quella giusta ma scoraggiata perché per tutto serve fatica!

Però la storia di MOMO che ha raccontato Sybille nei commenti al post precedente mi è molto di conforto.
Devo iniziare dalla mia piastrella, una per una, senza guardarmi in giro, quando alzerò gli occhi la mia strada sarà pulita e nemmeno mi sarò accorta della fatica.

sabato 4 settembre 2010

Sono triste

Perché tutti ci lamentiamo
Perché tutti ci ammaliamo
Perché tutti inquiniamo
Perché tutti non ascoltiamo
Perché tutti non capiamo
Perché tutti facciamo supposizioni e prendiamo tutto in modo personale
Perché diamo sempre la colpa agli altri
e perché vogliamo essere tutti uguali.

Lo so, non tutti.

Ma io sono triste lo stesso.

venerdì 3 settembre 2010

L'albero degli zoccoli


Questo film del 1978 di Ermanno Olmi, giace nella mia videoteca da parecchi anni.
Il mio snobismo verso tutto ciò che è bergamasco mi ha impedito di vederlo per tutto questo tempo.
Finalmente una sera, stimolata da mio marito che l'aveva apprezzato durante l'infanzia, è entrato nel lettore dvd e...
Ebbene sì, mi sono pentita di avere aspettato così tanto.
Abbiamo deciso di dividerlo in due parti per poterlo seguire con più attenzione (dura infatti 3 ore).
La sorpresa più inaspettata è stato il fatto che sia piaciuto a tutti e quattro. Anche mia figlia maggiore, la polemica, insisteva per continuare a vederlo fino alla fine. Era attenta e curiosa.
E io ero emozionata. Sì, la parola esatta è proprio questa. Questo film, dal primo momento, mi ha emozionato, sentivo il sangue che si muoveva in modo strano nelle vene.
Ed è stato sconfitto anche il mio snobismo, perché, in questo film, il dialetto bergamasco mi è piaciuto molto, mi faceva tenerezza. L'ho seguito volentieri.

Probabilmente la spinta definitiva a guardarlo è stato il film "Il vento fa il suo giro" di Giorgio Diritti, visto qualche settimana fa, dopo la folgorazione de "L'uomo che verrà".

Vi ho già parlato di Terra Madre il documentario di Ermanno Olmi, avrei dovuto parlarvene più in là ma quel post si pubblicava da solo...

giovedì 2 settembre 2010

Pochi sanno, pochi vogliono sapere

[Rielaborazione fotografia di Matera by Alchemilla - non inerente al post]

Guardate le statistiche di vendita, consultate Anobii e altri siti di libri, guardate nelle vostre biblioteche.
Ci sono libri interessanti, documentati, approfonditi, frutto di ricerche dettagliate, libri che non hanno paura di andare contro aziende potenti per raccontare al lettore qualche scoperta che può cambiare la vita.
Documenti che possono migliorare e, a volte, salvare questa vita.
Questi libri hanno pochissime vendite.
Prendete un libretto qualunque, di pochissime pagine, scritto da un personaggio che può piacere al pubblico, pubblicizzato con maestria dalla case editrice e notate quante copie vende. E piacerà ai più.

Come quando torna di moda un qualcosa del passato che solo a vederlo ti faceva orrore. Poi iniziano ad indossarlo i primi più audaci e ti stupisce, si diffonde in alcuni negozi ti incuriosisce, arriva alla tua portata e ti piace, non puoi più farne a meno.

Così i libri, i film, i programmi tv, le riviste, i quotidiani. Quello c'è, quello piace a tutti, quello piace anche a te.

Aprire gli occhi, andare oltre, vedere meglio non è, purtroppo, per tutti. E molti proprio non vogliono nemmeno provarci.

Peccato!